CAMERA DEI DEPUTATI
“Il Governo valuta favorevolmente l’impulso parlamentare a promuovere il riconoscimento di uno Stato palestinese e a fare tutti gli sforzi per rilanciare e riprendere il negoziato tra le parti”. “La vicenda dei due fucilieri di Marina in India rappresenta per il nostro Paese una ferita aperta su cui il Governo sta lavorando con delle premesse per avviare finalmente a soluzione”
ROMA – Il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni è intervenuto oggi alla Camera dei Deputati su alcune tematiche di politica estera riguardanti il nostro Paese. Dopo il dibattito la Camera ha approvato sia la mozione del Pd che prevede il diretto riconoscimento dello Stato di Palestina, sia quella dei centristi di Area popolare (Ncd più Udc) e Scelta civica che invece subordina il riconoscimento della Palestina al raggiungimento di un’intesa politica tra il gruppo islamico Hamas e il suo antagonista laico Al-Fatah che, “attraverso il riconoscimento dello Stato d’Israele e l’abbandono della violenza determini le condizioni per il riconoscimento di uno Stato palestinese”. Due testi differenti stilati da forze politiche della maggioranza su cui il governo si è espresso a favore.
Nel suo intervento il ministro degli Esteri ha ricordato come negli ultimi 60-70 anni l’Italia sia stata convintamente europeista. “Il nostro – ha spiegato Gentiloni – è un Paese impegnato nell’Alleanza atlantica, è un Paese più di tanti altri impegnato nei commerci internazionali, anche per le caratteristiche della nostra economia, orientata alle esportazioni. È un Paese molto attivo nel promuovere la pace e i diritti umani su scala internazionale. Questa è la nostra bussola da decenni. La bussola è sempre questa, ma il mare è diventato un oceano, e questo oceano è in tempesta, come tutti credo possiamo vedere”.
“Oggi – ha proseguito il ministro – siamo in un contesto che è alla ricerca di un nuovo equilibrio, di un nuovo ordine; e quindi anche il nostro europeismo, il nostro atlantismo non sono dei piloti automatici, a cui un po’ burocraticamente rinviare: la nostra politica economica si decidere a Bruxelles, la nostra sicurezza è garantita dalla NATO. Tutto questo – ha continuato Gentiloni – resta vero, ma deve avere anche come bussola aggiuntiva, come altro elemento di orientamento da parte del Parlamento e poi del Governo, quello che io, molto tranquillamente, definisco il nostro interesse nazionale; che non è in contraddizione naturalmente con i principi storici della nostra politica estera”.
“Questi pilastri storici, – ha spiegato il ministro – ovvero europeismo, atlantismo, apertura agli scambi, impegno nelle missioni di pace e per i diritti umani, insieme alla considerazione del nostro interesse nazionale, ci guidano quando passiamo in esame le aree di crisi, i momenti di difficoltà che oggi caratterizzano la scena internazionale”.
Gentiloni si è poi soffermato sulla vicenda dei due fucilieri di Marina incriminati in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che sono trattenuti da ormai più di tre anni in una situazione che, secondo il ministro, “rappresenta per il nostro Paese una ferita aperta, sulla quale il Parlamento si è sempre pronunciato in modo unito e univoco e sulla quale il Governo sta lavorando senza troppo clamore, ma credo con delle premesse per avviare finalmente a soluzione questa crisi”.
Gentiloni ha inoltre auspicato un nuovo orientamento dell’Europa basato sulla crescita, sugli investimenti, sul lavoro, sullo sviluppo e su una maggiore integrazione. “Un Europa diversa – ha precisato il ministro – che non è però sinonimo di euroscetticismo; al contrario: se ci facciamo guidare dal nostro interesse nazionale, significa che abbiamo bisogno di un’Europa diversa, ma anche di un’Europa più integrata, più forte, di una Banca centrale europea che riesca finalmente a fare fino in fondo il mestiere che oggi le regole e i trattati gli rendono così difficile fare in termini di promozione della crescita e dello sviluppo”. Gentiloni ha anche evidenziato come l’attenzione della nostra politica estera sia concentrata sul Mediterraneo dove la crisi in atto non riguarda solo i paesi che vi si affacciano ma rappresenta una priorità nell’agenda dell’intera comunità internazionale e della NATO. Il ministro, dopo aver ricordato che l’Italia appoggia gli forzi compiuti dall’ONU per realizzare in Libia un governo di riconciliazione nazionale, ha sottolineato come l’attivismo dell’Italia in questo ambito sia dovuto alla necessità di battersi per difendere la libertà. Gentiloni si è poi soffermato sia sulla necessità di un maggiore impegno dell’Ue per l’attività di soccorso in mare dei migranti oggi provenienti in gran parte dalla Libia, attraverso un maggiore sostegno all’operazione “Triton”, sia sul problema della crisi ucraina che va affrontata “da una parte, con la ferma reazione alle violazioni del diritto internazionale che sono avvenute in quella terra e, dall’altra con l’ostinata ricerca del dialogo e del compromesso”.
Per quanto riguarda invece la storica crisi del Medio Oriente il ministro ha sottolineato come i conflitti di questa area, a carattere prevalentemente nazionalistici, rischino di slittare in una guerra di religione. “La soluzione di fronte a questa crisi – ha aggiunto Gentiloni – è quella dei due Stati, per la quale la comunità internazionale si pronuncia da tempo. Il che vuol dire il diritto dei palestinesi ad un loro Stato e il diritto dello Stato di Israele a vivere in sicurezza di fronte a chi vorrebbe, addirittura per statuto, cancellarne la stessa esistenza. In questo quadro, il Governo valuta favorevolmente l’impulso parlamentare a promuovere il riconoscimento di uno Stato palestinese e a fare tutti gli sforzi per rilanciare e riprendere il negoziato tra le parti”. (Inform)