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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“An das Leid gewöhnt man sich nie” – “Al dolore non ci si abitua mai”

INCONTRI

Istituto Italiano di Cultura di Amburgo

Il tema trattato con Pietro Bartolo e Lidia Tilotta nell’ambito del Festival “Theater der Welt” (teatro del Mondo)

AMBURGO – Lo scorso 30 maggio alla Kuehne-Logistic University di Amburgo si è tenuto l’incontro con il medico di Lampedusa, il dottor Pietro Bartolo, che insieme alla co-autrice e nota giornalista RAI Lidia Tilotta ha reso il pubblico presente partecipe alla sua storia di medico e di uomo, presentando il libro “Lacrime di sale” edito da Mondadori nel 2016.

L’incontro, organizzato nell’ambito del festival “Theater der Welt” (Teatro del Mondo) dall’HambourFront-Literaturfestival in collaborazione con il teatro Thalia e l’Istituto Italiano di Cultuara di Amburgo, è stato moderato dal giornalista televisivo Udo Gümpel che ha curato anche la traduzione in italiano e tedesco degli interventi degli autori e delle domande o commenti del pubblico.

Ha aperto la serata Nikolaus Hansen, direttore dell’HarbourFront-Literaturfestival che ha ringraziato Pietro Bartolo e Lidia Tilotta così come Udo Gümpel per aver accettato l’invito.

Un particolare ringraziamento è stato rivolto all’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo che ha sostenuto l’iniziativa. l’addetto responsabile dell’Istituto Italiano di Cultura, Nicoletta Di Blasi a sua volta ha ringraziato il dottor Bartolo e la dottoressa Tilotta per il loro grande impegno e l’importante lavoro da loro svolto nel sostegno ai migranti. Ha sottolineato anche l’importanza dell’ottima collaborazione con le parti coinvolte nell’evento soprattutto al fine di sviluppare nuove sinergie.

Le testimonianze di Bartolo sono state accompagnate da alcune scene del film-documentario “Fuocoammare” (2016) di Gianfranco Rosi in cui Bartolo è uno dei protagonisti, e dalle letture di alcuni brani tratti dall’edizione tedesca del suo libro e letti dall’attore Julian Greis.

Affermando di sapere fin da bambino che da grande avrebbe fatto il medico per aiutare i suoi concittadini, Pietro Bartolo racconta di aver deciso di specializzarsi in ginecologia perché impressionato fin da piccolo dai funerali dei neonati provocati dalla mancanza di questi medici sulla sua isola.

Nella sua scelta di diventare medico la sua prima idea era quella di aiutare gli abitanti di Lampedusa, non avrebbe mai immaginato di dover aiutare le persone dell’altra parte del Mediterraneo! Ma la grande umanità e l’umiltà che lo caratterizzano lo hanno reso un eroe dei nostri giorni. Bartolo ha deciso di vivere in prima persona quella che è stata definita la più grande emergenza umanitaria del nostro tempo. Ascoltando “ la legge del mare” come la definisce lui, una legge che non è scritta da nessuna parte , ma che viene insegnata a tutti e che praticamente dice che ogni persona in pericolo in mare deve essere soccorsa e ogni vita salvata, i pescatori della piccola isola che conoscono e onorano questa regola, soccorrono da anni non solo le imbarcazioni che si trovano in difficoltà durante le battute di pesca, ma anche i barconi di migranti in pericolo che transitano nel canale di Sicilia. Bartolo da ormai più di 26 anni accoglie nel suo polimabulatorio di Lampedusa, tanti migranti che rischiano la propria vita alla ricerca di una vita migliore in Italia e in Europa, lontano dalla fame e dalle guerre e dalle violenze e sopraffazioni inimmaginabili. Bartolo viene chiamato a qualsiasi ora del giorno e della notte se ci sono degli sbarchi di migranti sull’isola. Lui e la sua squadra in questi 26 anni hanno visitato, soccorso e medicato circa 300mila persone, ma soprattutto oltre che a curare e ad accogliere i migranti, Bartolo ascolta le loro storie.

Per questo ed anche perché non voleva che queste storie venissero dimenticate, e soprattutto dopo il naufragio del 3 ottobre 2013, in cui persero la vita 368 persone, il medico di Lampedusa ha accettato la proposta di Lidia Tilotta, giornalista di Rai 3, di scrivere un libro-testimonianza, per rendere le storie di queste persone patrimonio di tutti.

Lidia Tilotta ha conosciuto Pietro Bartolo in occasione di un’ intervista fattagli per “Mediterraneo”, il programma di Rai 3. In questa occasione era stata colpita dalla potenza con cui Bartolo raccontava le storie dei migranti a partire dalle foto, appese nel suo poliambulatorio, di quel tragico naufragio del 3 ottobre 2013.

Bartolo ha accettato la proposta di scrivere un libro in quanto anche convinto che la diffusione delle notizie e esperienze personali avrebbero potuto aiutare ancor di più le persone che sbarcano a Lampedusa. Come interviene Lidia Tilotta, oggi le notizie, specialmente quelle virtuali, cambiano molto in fretta. Una notizia prende subito il posto di un’altra. Per questo occorre utilizzare un metodo che funziona da sempre e cioé: raccontare le singole storie per raccontare la storia.

Inoltre Bartolo – attraverso le storie riportate nel suo libro – vuole anche combattere la cattiva informazione e il terrorismo mediatico legato alla vicenda degli arrivi die barconi. Si esprime molto duramente nei confronti dei giornalisti che non raccontano il vero e dei politici che diffondono paura e panico, attraverso il richiamo a luoghi comuni per nulla reali, come la diffusione di malattie, il terrorismo, la diminuzione del lavoro per i cittadini europei, parlando addirittura di invasione epocale!

Durante il suo intervento ad Amburgo Bartolo racconta la procedura che viene seguita a Lampedusa prima che i migranti possano scendere dalle imbarcazioni con le quali hanno raggiunto l’isola. Il medico viene avvisato dalla Capitaneria di Porto come detto in qualsiasi momento della giornata, sale a bordo delle imbarcazioni, per accertarsi che non ci siano malattie infettive. A questo proposito il medico precisa che nei 26 anni in cui svolge questo lavoro, non ha mai riscontrato nelle persone che arrivano sui gommoni o barconi una vera malattia infettiva. Quello che riscontra spesso é la scabbia, che non é affatto una malattia così grave come riportato da alcuni media e che incute molta paura nella nostra popolazione, bensì si tratta di una patologia curabile con un semplice trattamento. A questo proposito Bartolo afferma che “lui preferisce avere la scabbia cinque volte l’anno piuttosto che avere una sola volta l’influenza, perché di influenza si può morire mentre di scabbia non è mai morto nessuno”. Le malattie riscontrate tra i migranti che sbarcano a Lampedusa sono quelle tipicamente legate alla sofferenza del viaggio: la disidratazione, l’ipotermia, le ustioni, i traumi subiti nel trasferimento da una nave all’altra, il disagio psichico.

“Per questo pretendo dai miei collaboratori che il primo approccio non sia quello sanitario, ma quello umano”, dice Bartolo. “Una volta sbarcati, mentre percorrono il molo Favaloro, basta una carezza, un sorriso, una pacca sulla spalla e il loro volto cambia. Non ci costa niente e per loro è tutto. Capiscono che sono arrivati in un paese amico, dove nessuno gli farà del male. Chiedono semplicemente un po’ di umanità e serenità e poi ti ringraziano, ti ringraziano all’infinito”.

Una malattia che invece si é diffusa specialmente con l’incremento di utilizzo di gommoni è quella ad essi legata e cioé le ustioni chimiche provocate dal contatto con miscela di benzina e acqua di mare che si accumula nei gommoni e inzuppa i vestiti di chi si trova a bordo. La sensazione, all’inizio, è quella di un piacevole calore, ma poi la pelle viene bruciata fino a provocare delle ferite molto difficili da trattare, che possono portare anche alla morte. Ad essere colpite da questa che Bartolo chiama la “malattia dei gommoni”, sono soprattutto le donne, che vengono fatte sedere al centro con i bambini in braccio per una maggiore protezione, rischiando invece la vita!

Dopo il naufragio del 3 ottobre del 2016, il governo italiano ha lanciato l’operazione Mare Nostrum, con cui ha inviato le navi della marina militare fino a venti miglia dalla Libia, per evitare altre tragedie. A novembre del 2014 sono subentrati altri paesi europei ad affiancare l’Italia in una nuova operazione guidata dall’Agenzia europea di controllo delle frontiere (Frontex), ma nel Mediterraneo si continua a morire. Secondo Bartolo una soluzione che metterebbe fine a queste morti ci sarebbe e cioé andare a prendere queste persone per evitare che percorrano queste venti miglia in un modo o nell’altro, rischiando sempre la vita.

Pietro Bartolo conclude il suo intervento con un appello: “fate rumore”, dice – affinché tutti possano capire che l’arrivo di queste persone sia un fenomeno e non un problema e che ognuno di noi deve dare il proprio contributo, come i pescatori di Lampedusa che, rispettando la legge del mare, accettano tutto ciò che da esso proviene come una benedizione! (Inform)

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