ITALIANI ALL’ESTERO
OSLO – L’Ambasciata d’Italia a Oslo ha rilasciato di recente le statistiche aggiornate sugli italiani residenti in Norvegia e Islanda aggiornate a marzo 2022. In Norvegia il 100% della rilevazione, quindi sul campione totale di 8639 cittadini, ha mostrato una prevalenza di uomini (57%) e un predominio della fascia d’età compresa tra 31 e 50 anni (39%). I due principali stati di nascita dei nostri connazionali sono l’Italia (46%) e la Norvegia (33%), in netta superiorità rispetto a tutte le altre nazioni. Dopo aver effettuato un raggruppamento per regioni geografiche, la terza area per numerosità risulta essere l’America centrale e meridionale (8%). Proseguendo, si trovano i Paesi dell’Europa non aderenti all’Unione Europea (4%) e poi gli Stati membri dell’Unione Europea (3%). Per la regione italiana di provenienza il campione scende all’80% con una rilevazione eseguita su 6883 persone. La prima Regione di provenienza dei residenti italiani in Norvegia si riconferma essere la Lombardia (16,6%). Al secondo posto troviamo il Lazio (11,9%). La terza Regione è il Veneto, rappresentata dall’8.6% dei residenti italiani in Norvegia. Seguono Emilia-Romagna (7,6%), Piemonte (7,1%), Sicilia (7,1%), Toscana (6,9%) e Campania (6,8%). Con copertura quasi totale (99%) sono state rilevate le principali città d’insediamento dei nostri connazionali: Il 38% degli italiani residenti in Norvegia si trova nella municipalità di Oslo; al secondo posto troviamo il comune di Bergen (6%) e al terzo quello di Trondheim (6%). Per i titoli di studio invece il campione scende sotto la soglia del 40%: di tutti gli italiani residenti in Norvegia registrati nel database AIRE, infatti, solo un 38,4% dichiara il proprio titolo: il 57% risulta in possesso di una laurea, il 30% di un diploma e il 9% della licenza media. Per quanto riguarda le professioni svolte dai dati disponibili (27% del totale) risulta che la maggior parte svolge una professione non specificata (20%). Il 16% lavora come impiegato e il 13% nel settore alberghiero e della ristorazione. Gli studenti rappresentano invece il 9% della popolazione. Seguono le mansioni di libero professionista (9%) e operaio specializzato (6%). Circa il 2% si dichiara disoccupato e l’1% pensionato.
Per quanto riguarda la ricerca sui connazionali in Islanda la campionatura del 100% è stata effettuata su 569 persone: il 55% è di sesso maschile mentre la fascia d’età più consistente è quella compresa tra 31 e 50 anni. I due principali Stati di nascita sono l’Italia (55%) e l’Islanda (29%), in netta superiorità rispetto a tutte le altre nazioni. Dopo aver effettuato un raggruppamento per regioni geografiche di nascita, la terza zona per numerosità risulta essere il Sud America (8%). A seguire si trovano i Paesi europei parte dell’Unione Europea (3%) e l’Africa (2%). Seguono i Paesi europei extra Unione Europea (1%), l’Asia e l’America settentrionale (1%), e chiude l’Oceania con lo 0,3%. Scende all’80% la rilevazione sulle regioni italiane di provenienza. La prima Regione per provenienza degli italiani in Islanda risulta essere la Lombardia (17%). Al secondo e terzo posto troviamo la Toscana (9%), il Lazio e Emilia-Romagna (8%). Seguono la Sicilia, il Veneto e la Campania (7%). Marche, Trentino Alto Adige e Calabria si posizionano a pari merito con il 5% ciascuna, mentre in fondo alla classifica troviamo Molise, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia. Il 20% degli italiani registrati nel database non ha indicato la Regione di provenienza. Prevedibilmente, la maggior parte degli italiani in Islanda risiede nella città di Reykjavik (59%). Seguono poi Kopavogur e Hafnarfjoerdur, a sud della Capitale. Per l’Islanda la percentuale di connazionali che dichiarano un titolo di studio è meno della metà. Dai dati disponibili il 51,5% dichiara di possedere una laurea e il 35,8% un diploma. I meno comuni sono la licenza media (9,6%) e la licenza elementare (0,8%). Per quanto riguarda la professione: la maggior parte del campione degli italiani rilevato in Islanda (29,3%), lavora come impiegato (17%) o svolge una professione non specificata (17%). Seguono le categorie di libero professionista (13%), del lavoratore nel settore alberghiero e della ristorazione (13%), studente (8%) e operaio specializzato (7%). Il 5% risulta disoccupato. (Inform)