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Alla trasmissione “Italiani nel mondo chiamano Roma” il dibattito sul rinnovo dei Comites e del Cgie e sulla riforma della circoscrizione Estero

PARTITI
Da YouDem tv
Alla trasmissione “Italiani nel mondo chiamano Roma” il dibattito sul rinnovo dei Comites e del Cgie e sulla riforma della circoscrizione Estero
Gli interventi di Fabio Porta (Pd), Guglielmo Picchi (Pdl), Elio Carozza (Cgie) e Giuseppe Della Noce (Aise)
ROMA – È andata in onda ieri su YouDem tv, la web tv del Partito democratico, la nuova puntata della trasmissione “Italiani nel mondo chiamano Roma”. Si è discusso degli interventi che si stanno pianificando per riformare lo Stato. Riforme che riguardano anche la circoscrizione Estero e che, in questo caso, sembrano andare verso la sua abolizione.
Il conduttore Francesco Cuozzo entra subito nel vivo della questione sottolineando come al momento via sia un partito trasversale contrario alla rappresentanza dei nostri connazionali sparsi per il mondo. “Si assiste – spiega Cuozzo – ad un ritardo nel rinnovo dei Comites e del Cgie e si è fatta avanti l’idea della possibile introduzione del voto elettronico per l’elezione di questi organi di rappresentanza. Si è anche parlato dell’abolizione della circoscrizione Estero”. 
In studio con il conduttore Guglielmo Picchi del Pdl, eletto nella ripartizione Europa, Fabio Porta del Pd, eletto nella ripartizione America meridionale e Giuseppe Della Noce, direttore dell’agenzia Aise. In collegamento telefonico invece c’era Elio Carozza, segretario generale del Cgie.
Il dibattito è stato aperto da Porta che ha illustrato le ragioni secondo cui viene sottovaluta l’importanza della rappresentanza degli italiani all’estero.
“Io penso che dipenda da un vizio tutto italiano. – ha spiegato Porta. – Anche se siamo invidiati perché siamo stati protagonisti di innovazioni all’avanguardia e siamo il Paese con la più grande rappresentanza al mondo. Proprio nel momento in cui l’Italia dovrebbe investire nella sua presenza all’estero ci stiamo invece dirigendo verso un attacco alla rappresentanza. Quando vedo i saggi che ignorano questa realtà e concordano su un unico punto, mentre su tutti gli altri hanno posizioni diverse, mi chiedo il perché e ci vedo solo provincialismo”.
Anche Picchi è d’accordo con il collega del Pd: “Noi siamo vittime di un grave provincialismo della nostra classe parlamentare; c’è una scarsissima conoscenza di cosa sia l’italianità del mondo. Si vive spesso di immagini, ad esempio il nuovo sindaco di New York è di origini italiana, ma si ignora ciò che questo significa per la nostra economia, le nostre esportazioni, per le nostre imprese, la cultura, la ricerca. E quindi avere a che fare con una classe parlamentare che vive di provincialismo ci rende vittime perché non siamo in grado di trasmettere fino in fondo che cosa noi rappresentiamo. Io penso anche – ha aggiunto Picchi – che il Parlamento stia prendendo coscienza dei numeri degli emigrati italiani all’estero, sono sempre di più e tendono ad aumentare. Rischiamo di avere regioni con più italiani all’estero che in Italia e il risultato elettorale può essere pesantemente condizionato dal voto all’estero. Quando i colleghi sentono il proprio seggio vacillare sotto i voti che potrebbero arrivare dall’America latina o dall’Australia allora sono d’accordo per il mantenimento della circoscrizione Estero. Quindi significa che bisogna tenere presente la dimensione del fenomeno”.
Secondo il direttore Della Noce, c’è un equivoco di base da cui bisogna partire per discutere sul voto degli italiani all’estero: “Si parla infatti di concessione del voto agli italiani all’estero mentre invece, essendo cittadini italiani, il diritto di voto ce l’hanno e continueranno ad averlo anche senza la circoscrizione Estero. Si dovrebbe tendere a far capire agli italiani quale utilità questi parlamentari hanno per l’Italia, non solo per gli emigrati”.
Ha poi preso al parola Elio Carozza: “Io credo ci sia da fare una considerazione importantissima: la riforma costituzionale che crea la circoscrizione Estero non ha fatto altro che rispettare un articolo della stessa Costituzione secondo cui ogni cittadino italiano ha diritto di voto e ad esso va facilitato l’esercizio del suo diritto. Quella riforma facilitò l’esercizio di voto e credo che chiunque si ponga il problema della circoscrizione Estero oggi, deve rispondere a quell’articolo della Costituzione che parla dell’esercizio del diritto di voto. La presenza in Parlamento dei 18 parlamentari fa parte di un sistema di rappresentanza e io credo che la rappresentanza degli italiani all’estero debba essere in grado di portare all’Italia l’esperienza vissuta da milioni di italiani nel mondo e di poter esprimere i propri bisogni e le proprie aspirazioni. Far votare gli italiani all’estero nei collegi di provenienza, sarebbe un’operazione difficilissima: gli emigrati potrebbero non essere rappresentati e potrebbero incidere ingiustamente sulla politica in Italia. La rappresentanza parlamentare fa parte di un sistema che il nostro Parlamento ha voluto costruire. Questo tipo di rappresentanza che non ha neanche 10 anni è stata costruita nella storia degli italiani all’estero e credo che questa ricchezza che vive nel mondo debba essere ben rappresentata”. 
Secondo Carozza ci si trova di fronte ad un attacco frontale: “Non è vero che non ci sono i nemici politici del voto all’estero. Noi abbiamo avuto per 4 o 5 anni un attacco frontale alla rappresentanza, prima al Comites e al Consiglio Generale, oggi a quella parlamentare. Ma è un attacco che secondo me arriva da una classe che non ha riflettuto, tanto dal punto di vista dei diritti, quanto dal punto di vista dell’opportunità”.
Il segretario generale argomenta ulteriormente la sua posizione e spiega: “Credo che la rappresentanza Comites e Consiglio Generale sia basata sul volontariato e il nostro Paese, che è strano, si priva proprio, in un momento di crisi, del volontariato…. Il milione di euro che costa il Cgie o il milione e quattrocentomila euro che costano i Comites significano avere migliaia di persone che lavorano gratuitamente per mantenere un rapporto con l’Italia”. E Picchi rincara la dose: “Sicuramente gli eletti non sono riusciti ad incidere come avrebbero voluto e nelle potenzialità che avevano. C’è da dire però che il livello di ostilità dentro i nostri stessi gruppi parlamentari è alto. Sembra poco, ma è solo di recente che siamo riusciti ad affermarci quali deputati come gli altri. All’inizio eravamo accolti come quelli che non parlavano neanche l’italiano. E certi comportamenti individuali non sono stati un bell’esempio agli occhi dell’opinione pubblica. Ed è chiaro che con un’opinione pubblica ostile anche i rappresentanti che non hanno elementi di conoscenza e sono provinciali, emotivamente sono contrari al voto degli italiani all’estero e noi questo lo stiamo pagando oggi”.
E infine, c’è stato un piccolo confronto fra Picchi e Porta proprio sul Cgie. Picchi ha chiamato in causa l’ostruzionismo del Pd che in sede di riforme, durante la scorsa legislatura, ha preferito l’attuale sistema. Porta ha replicato spiegando che il Pd ha fermato un tentativo sbagliato. Non si può infatti riformare il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, pur ritenendo che sia necessario rimodularlo, se non si sa esattamente nelle riforme costituzionali che fine farà la circoscrizione Estero. “Si dice che il voto all’estero non funziona e non si fa l’unica cosa saggia che andrebbe fatta – conclude Porta – cioè modificare il meccanismo del voto degli italiani nel mondo; si preferisce invece eliminare i rappresentanti all’estero”. (Debora Aru- Inform)
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