direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Alla Camera il convegno  “Migrazione e formazione interculturale: il patrimonio storico, culturale ed etico dell’emigrazione italiana nel mondo”

ITALIANI ALL’ESTERO

Promosso dal deputato Fabio Porta

(Fonte immagine Camera dei Deputati)

ROMA – Si è tenuto presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati il convegno “Migrazione e formazione interculturale: il patrimonio storico, culturale ed etico dell’emigrazione italiana nel mondo”. Un incontro, moderato dalla dalla giornalista Tiziana Primozich del Dailycase, volto all’approfondimento della proposta di legge “Disposizioni per la promozione della conoscenza dell’emigrazione italiana nel contesto delle migrazioni contemporanee”, attualmente in fase di esame presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati.  Il dibattito è stato introdotto dall’intervento di Anna Ascani, Vice Presidente della Camera dei Deputati. “Consentitemi di dire – ha esordito la deputata – che sono molto contenta di accogliervi qui nella Sala della Regina per confrontarci sul tema dell’emigrazione e sul ruolo della formazione interculturale”. La deputata ha sottolineato come la proposta sulla conoscenza dell’emigrazione italiana evidenzi “alcuni dei temi fondamentali del dibattito oggi aperto nel nostro paese perché mette insieme una questione spesso percepita come un problema, quella della gestione dell’integrazione della migrazione e il nostro rapporto con le differenze di cui sono portatori le persone che raggiungono il nostro paese, e un aspetto che, invece, viene percepito come un’opportunità, ossia il patrimonio e la ricchezza degli italiani all’estero, delle nostre comunità numerosissime. L’intuizione di questa proposta, – ha proseguito Ascani – che mi sembra molto brillante, è mettere insieme questi due aspetti per cercare di trovare una soluzione possibile alla gigantesca questione dell’integrazione”. Sul coinvolgimento della scuola all’ambito della proposta di legge la deputata ha aggiunto: “Giusto chiamare in causa le scuole perché la scuola, in questo contesto, ha un ruolo chiave. Se non si passa per le scuole non si arriva al risultato. Abbiamo bisogno che i nostri ragazzi e le nostre ragazze abbiano la possibilità di maneggiare al meglio la questione delle differenze culturali e quindi la formazione interculturale in senso lato: la conoscenza delle culture degli altri, come pezzo di un puzzle di cultura generale che costituisce il nostro essere cittadini e cittadine del mondo”.

Ha poi preso la parola il deputato del Pd Fabio Porta,  eletto nella ripartizione America Meridionale e primo firmatario della proposta di legge, che ha illustrato le motivazioni che lo hanno spinto a promuovere l’incontro:  “Questo convegno nasce per un paio di motivi abbastanza semplici. Intanto per salutare positivamente, e con grande soddisfazione, l’avvio dell’iter parlamentare di una proposta di legge che noi avevamo provato ad incardinare anche nelle precedenti legislature, ma che non eravamo mai riusciti a far partire. La proposta di legge ha iniziato il suo iter in Commissione cultura, si sono svolte delle audizioni, quindi noi siamo anche ragionevolmente ottimisti sulla possibilità che l’iter possa sfociare con un voto anche il prossimo anno in Aula. Nella proposta si parla di insegnamento multidisciplinare dell’emigrazione italiana nel quadro delle emigrazioni contemporanee. Un tema ambizioso, ma importante. L’altro motivo che mi ha spinto verso questo convegno – ha continuato Porta – è quello di condividere questa tematica anche al di fuori delle aule parlamentari proprio perché crediamo che questa proposta debba diventare un patrimonio comune. Riteniamo giusto che i nostri giovani abbiano accesso ad un’informazione che riguarda un fenomeno sociale di così ampia portata come l’emigrazione”- Per il deputato inoltre l’emigrazione italiana “non è proprietà di una parte politica, ma è parte di un patrimonio culturale di tutto il paese”.

A seguire è intervenuto il deputato del Pd, eletto nella ripartizione Europa, Toni Ricciardi, relatore della proposta di legge. “Se noi vogliamo dare una definizione di identità italiana – ha rilevato il deputato – questa è la migrazione. Non esiste caratteristica identitaria in grado di accomunare tutto e tutti, se non la migrazione, per portata e distribuzione geografica. Non esiste fenomeno sociale che ha interessato il nostro Paese di così lunga durata, di così forte impatto sociale, economico, strutturale. Abbiamo sfondato il muro delle 35 milioni di partenze dal 1876 ad oggi”.

Ricciardi ha anche sottolineato la necessità di parlare di migrazione e non “di emigrazione o immigrazione perché abbiamo capito, dal punto di vista scientifico ormai da un decennio, che i due temi non possono essere trattati in una maniera separata, perché quando un paese immagina di essere un paese di immigrazione, di fatto continua ad esserlo anche per l’emigrazione”.

Anche la deputata del Pd Irene Manzi ha rilevato come “L’elemento che caratterizza, forse più di tutti, l’identità italiana e che accomuna da nord a sud del paese, la nostra storia, la nostra cultura è proprio la migrazione. Lo dico senza la “i” o senza la “e” perché, in questo senso, è giusto dare la dimensione di come questo fenomeno sia stato in passato e come sia nel presente”. Riportando il dato relativo ai circa 6 milioni di italiani residenti all’estero la deputata ha rimarcato come il nostro sia più un paese “di emigrati, rispetto invece alla proporzione di immigrati che arrivano nel nostro paese”. Manzi ha poi rilevato l’esigenza di parlare, non tanto di fuga all’estero per mancanza di opportunità nel nostro Paese, quanto di reale mobilità, con una chiave di lettura di queste tematiche fondata sul ricordo che accomuna la nostra storia personale. “Il lavoro su questa proposta di legge in Commissione – ha aggiunto la deputata che vede in questo tema un modo per avere anche maggiore consapevolezza di quello che è il nostro presente – sarà importante perché c’è una dimensione, un assetto da trovare, valorizzando il tema della trasversalità”.

Carmela Palumbo, Capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione presso il Ministero dell’istruzione,  ha incentrato il suo intervento sul ruolo della scuola. “Questa proposta di legge – ha rilevato – parla direttamente, al Ministero dell’Istruzione e alla scuola. E’ una proposta educativa che ha l’ambizione e l’obiettivo di radicare davvero l’apprendimento e la conoscenza della storia della migrazione in un contesto interculturale, e ha intenzione di farlo in maniera veramente sistematica. Questo perché si prevede la predisposizione di un progetto nazionale che in qualche modo è mediato verso le scuole da una linea guida e indicazioni di carattere generale che il Ministero dell’Istruzione dovrebbe fornire alle scuole”. Segnalato dalla Palumbo anche l’inserimento della tematica “nell’ordinaria programmazione scolastica”. La dirigente ha inoltre sottolineato la necessità di recuperare, in tema di migrazione, un approccio più orizzontale sia per quanto riguarda lo studio della storia, sia per quanto riguarda quello della geografia. In quest’ottica la Palumbo ha rimarcato come la migrazione contemporanea, “dei nostri giovani”, sia diversa da quella delle generazioni passate: mentre prima “ si trattava di una “migrazione di necessità”, quella contemporanea appare come una “migrazione di opportunità”.

Andrea Casavecchia, professore di Sociologia dei processi culturali e della religione presso l’Università degli Studi Roma Tre, ha introdotto il suo intervento evocando due immagini provenienti dalla letteratura riguardanti la migrazione. La prima è quella del “Lungo viaggio” di Leonardo Sciascia in cui l’autore mostra il viaggio di due contadini che però verranno lasciati poi in una spiaggia di Ragusa, ingannati. La seconda proviene dal romanzo di Mario Desiati, “Spatriati” in cui si racconta invece la storia di emigrazione di due giovani, partiti per la Germania. “In passato – ha spiegato Casavecchia – era una collettività che migrava dentro un processo. Era un soggetto collettivo che si spostava. Questi soggetti erano soprattutto uomini giovani, poco istruiti, provenienti da ceti sociali meno abbienti. Adesso si parla di scelte individuali, non collettive, per costruire progetti di vita, per cercare una via alternativa. Chi sono questi soggetti? Prevalentemente donne, giovani, con un livello di istruzione medio/alto e provenienti da una classe sociale medio/alta”.

Il docente ha poi citato la categoria degli indecisi, ossia coloro che sono partiti, ma “mantengono un piede in Italia e quindi sono spesso in viaggio” e quella di coloro che “lavorano o vivono all’estero, ma non si iscrivono all’Aire”. Il docente ha poi richiamato altre due categorie di emigranti: i nuovi pensionati che vanno all’estero, che scelgono paesi con un costo di vita migliore, e i nuovi cittadini italiani, persone che sono arrivate in Italia, hanno ottenuto la cittadinanza e continuano il loro percorso migratorio. A seguire è intervento il Presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera , Federico Mollicone. “Il primo gennaio 1892 apriva – ha ricordato il deputato – la stazione di migrazione sull’isola di Ellis Island nella baia di New York e da quel giorno vide passare 20 milioni di immigrati in viaggio verso il cosiddetto sogno americano. Moltissimi venivano dall’Italia e tra questi c’erano anche mio nonno e suo fratello. Ci sono i loro nomi su quel registro e ho visto il luogo dove avevano aperto la loro bottega sulla quinta strada dove vendevano cornici. Poi tornarono in Italia e mio nonno aprì un cinema. Tutti noi siamo, in un modo, figli e nipoti degli italiani che erano a Ellis Island, in Argentina, in Australia e in tutto il mondo. L’emigrazione italiana rappresenta un fenomeno che ha coinvolto, a partire dal 1876, 35 milioni di italiani e più di 19 milioni non hanno più fatto ritorno”. “L’emigrazione italiana – ha continuato Mollicone – è una pagina fondamentale nell’ecosistema geopolitico ed economico mondiale, ma soprattutto una pagina fondamentale nella formazione della nostra identità nazionale, per troppi anni quasi rimossa. Noi dobbiamo prendere questa forza propulsiva, questa forza creativa e di appartenenza comune proprio per andare a valorizzare e far capire ai nostri ragazzi l’importanza che ha avuto l’emigrazione italiana nella nostra storia, nella nostra formazione e lavorare perché questo andare all’estero non debba accadere per necessità, ma per scelta”. Il Presidente, dopo aver segnalato che alla proposta di legge Porta sarà abbinato un testo di maggioranza, ha poi evidenziato come sia doveroso commemorare e studiare l’importanza del patrimonio storico, culturale ed etico dell’emigrazione italiana.

“Sosteniamo qualsiasi progetto di legge – ha affermato il Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera Simone Billi – che possa far conoscere meglio o possa promuovere la nostra comunità di italiani all’estero. L’insegnamento dell’emigrazione nelle scuole – ha aggiunto il deputato eletto nella ripartizione Europa – può avere diversi obiettivi: anzitutto comprendere l’immigrazione e l’emigrazione per promuovere le diverse culture e in definitiva per aprirsi al mondo professionalmente, socialmente e civilmente. Oggi questo è sempre più necessario”.

Billi ha anche rilevato come  “in passato l’emigrazione sia stata spesso un punto di rottura, un affidamento anche ad un destino incerto. Oggi invece si emigra anche per motivi professionali, per avere uno sviluppo della carriera, spesso però  l’emigrazione è ancora mossa dalla ricerca di un’occupazione o di un lavoro migliore”.  Ha preso poi la parola il senatore del Pd Andrea Crisanti, eletto nella ripartizione Europa. “La storia dell’emigrazione italiana – ha esordito il senatore – è una storia dalle dimensioni epiche e di riscatto sociale attraverso il lavoro, legata al valore fondante della nostra costituzione, quindi non possiamo che accogliere con grande supporto e soddisfazione questa iniziativa legislativa che troverà sicuramente tutto il nostro appoggio anche in Senato. Io – ha raccontato Crisanti – sono andato via dall’Italia subito dopo la laurea e ho passato circa 35 anni della mia vita all’estero, prima in Svizzera, poi in Germania e poi in Inghilterra. Durante questa esperienza ho conosciuto molti italiani”.

Padre Lorenzo Prencipe, Presidente del Centro Studi Emigrazione ha dal canto suo sottolineato l’importanza dello studio dell’emigrazione italiana anche per capire la situazione odierna. “E’ un’occasione – ha spiegato – che ci permette di coniugare l’esperienza e il patrimonio dell’emigrazione italiana con gli odierni movimenti migratori e le relazioni interculturali che ne derivano”. “L’odierna paura del migrante – ha aggiunto Prencipe – acquisterebbe altro peso se noi studiassimo il tempo in cui erano gli italiani a far paura. Mettere insieme passato e presente ci aiuta, forse, a relativizzare molte nostre posizioni”

Ha poi preso la parola Maddalena Tirabassi, direttrice del Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane. “Nel 1970 – ha ricordato la ricercatrice – vengono istituite le regioni a statuto ordinario che vedono nelle migrazioni dal loro territorio un modo per rinsaldare la loro cultura territoriale e per la prima volta consentono all’emigrazione di uscire da quel recinto di vergona, di uscire dalla famiglia. La storia dell’emigrazione comincia, secondo me ed altri studiosi, proprio da questo momento”. La direttrice ha poi rilevato come gli anni Settanta abbiano rappresentato un momento importante dato che per la prima volta gli arrivi dei migranti nel nostro Paese hanno superato le partenze. “Nel duemila – ha continuato Tirabassi – cominciano queste nuove mobilità di cui tanto abbiamo già parlato. Si passa dalle poche decine di migliaia di emigrati a superare i centocinquanta mila partenti”. La direttrice ha poi ripercorso le tappe più recenti dell’emigrazione italiana come la conferimento del diritto di voto agli italiani all’estero avvento nel 2001, l’allestimento nel 2009 del primo museo dell’emigrazione italiana (MEI), la grande mostra a Torino per i 150 anni per l’unità di Italia in cui uno degli argomenti era l’emigrazione italiana. “Oggi l’Italia – ha aggiunto Tirabassi – è il paese con il maggior numero di pubblicazioni temporanee riguardanti le proprie migrazioni. Non c’è una rivista specifica in Irlanda, mentre in Italia ne abbiamo tre o quattro. Si sono poi moltiplicati i centri e i musei per l’emigrazione”.  Secondo la direttrice inoltre per superare la mancata conoscenza del fenomeno dell’emigrazione italiana sarebbe opportuna una adeguata formazione degli insegnanti su questo tema, come individuato anche dalla proposta di legge.

Anche  Mario Rusconi, Presidente Anp Lazio, ha rimarcato come la conoscenza della emigrazione italiana debba essere uno dei fondamenti formativi dei nostri giovani, sia per la necessaria conoscenza storico-culturale del fenomeno “che ha caratterizzato decenni di storia italiana”, sia per mettere a fuoco le complesse vicende dei nostri tempi riguardanti le immigrazioni verso i paesi occidentali come ad esempio il nostro. Una nuova materia che è importante – ha proseguito Rusconi – sia per gli studenti di origine straniera, con la cittadinanza italiana o meno, che possono conoscere i molteplici aspetti della nostra cultura, sia per gli studenti italiani che imparano così a confrontarsi con lingue, culture, modi di essere distanti dai nostri in un’ottica di scambio basato sulla modalità ‘che io chiamo cultura della relazione’”.

Ricordando l’esperienza migratoria della sua famiglia in Argentina, Giuseppe D’Aprile, Segretario generale UIL Scuola, si è detto favorevole a questa proposta di legge che rafforzerebbe la cultura volta a considerare l’uomo, di qualsiasi nazionalità, come un cittadino del mondo, producendo un processo culturale di solidarietà e di superamento degli stereotipi verso i migranti. “L’insegnamento multidisciplinare dell’emigrazione nelle scuole – ha aggiunto – va proprio in questa direzione, per dare delle risposte a quello che è il futuro del nostro paese rappresento dai i nostri alunni”. A seguire è intervento il Consigliere Giovanni Maria De Vita, responsabile del Maeci per il Progetto “Turismo delle Radici”. “Volevo ringraziare l’onorevole Porta – ha esordito De Vita – per averci coinvolto in questo interessantissimo incontro che è incentrato sui vari aspetti di questa iniziativa di legge che noi vediamo con grande favore. Riteniamo che la storia dell’emigrazione italiana debba entrare nelle case degli italiani perché costituisce un grande patrimonio per il nostro paese. Riteniamo – ha aggiunto il Consigliere – che questo sia un potenziale su cui il nostro paese deve puntare e che va visto in un’ottica evolutiva: è ovvio che bisogna parlare agli italiani della storia di queste persone che sono state costrette a lasciare i loro luoghi d’origine, ma bisogna anche dire agli italiani quali sono le opportunità che i nostri connazionali possono rappresentare. Riteniamo quindi che il Turismo delle Radici non sia solo un’occasione per promuovere il made in Italy, ma anche un’opportunità per guardare alle nostre comunità come un partner strategico. Collettività che hanno, ovunque, raggiunto i vertici delle società dove si sono inserite”.  De Vita ha anche sottolineato come il tema trattato dal convegno sia oltre che interdisciplinare anche interministeriale in quanto riguarda “aspetti che coinvolgono il Ministero degli Esteri, il Ministero della Cultura, il Ministero dell’Istruzione ed altre amministrazioni che potrebbero essere interessate”. Il Consigliere ha poi ricordato come nel 2018 sia stato avviato dal Maeci il Tavolo tecnico sul turismo delle radici raccogliendo delle persone e dei soggetti che erano interessati alla promozione di questo segmento del turismo e che già all’epoca aveva una valenza strategica. Un’attenzione strutturata per questo segmento del turismo che è stata sviluppata dal Maeci anche attraverso il finanziamento di due ricerche volte a delineare il profilo del viaggiatore delle radici ad uso di chi in Italia voleva lanciarsi nella promozione di questo settore. De Vita ha poi spiegato come,  data l’importanza per il viaggiatore delle radici dell’ospitalità della comunità d’origine che va a vistare, sia necessario coinvolgere nell’accoglienza e quindi nel Progetto delle radici, tutti gli attori che sono potenzialmente interessati, tenendo conto che le destinazioni finali di questi viaggiatori radici sono spesso i piccoli comuni. Il Consigliere ha anche illustrato alcuni punti salienti del Progetto sul Turismo delle Radici, come ad esempio la creazione di una rete di gruppi regionali dedicati che si articolano su tutto il territorio nazionale e la realizzazione di una piattaforma dedicata che si appoggerà su una serie di mini siti regionali. Vi saranno poi specifici servizi informativi e le collaborazioni con i centri di ricerca per monitorare i flussi del turismo delle radici e per capire quali servizi andranno aggiunti. Da segnalare infine l’iniziativa del passaporto delle radici che consentirà di avere sconti per il turista sui servizi utilizzati.  Paolo Masini, Presidente Museo Nazionale dell’Emigrazione di Genova, ha dal canto suo sottolineato sia la necessità di parlare della grande narrazione popolare emigratoria del nostro paese a 360 gradi, sia l’importanza di giungere sul tema dell’insegnamento della storia dell’emigrazione ad un testo di legge condiviso e trasversale, questo sarebbe utile per il ricordo di tutti quelli che sono partiti dall’Italia.

Ha poi preso la parola il Direttore di RAI Italia, Fabrizio Ferragni che ha segnalato come nel nuovo palinsesto appena presentato da Rai Italia vi sarà anche “un corso di lingua italiana fatto sotto forma di fiction da venti puntate, realizzato con la Treccani digitale, dove vi è una doppia sottotitolazione in inglese ed in italiano e vi sono dei QR code per poter eseguire le esercitazioni finali”. Per Ferragni inoltre la proposta di legge sullo studio dell’emigrazione appare meritoria perché “non possiamo non conoscere a fondo le nostre radici anche per capire giustamente quello che sta succedendo oggi nel mondo”. E’ stata poi la volta del professor Giuseppe Sommario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che ha segnalato come l’emigrazione italiana sia “una grande assente dai programmi curriculari di tutti gli ordini”, come ad esempio nelle medie e superiori. Per Sommario inoltre, al fine di raccontare la storia dell’emigrazione, bisogna ricordarsi di parlare di quelli che sono partiti, ma anche di coloro  che rimangono. Le conclusioni sono state affidate all’onorevole Fabio Porta. “L’invito che voglio fare – ha affermato il deputato – è quello di moltiplicare queste iniziative, ciascuno di voi nei propri territori, nelle organizzazioni sindacali, in qualità di giornalisti, di rappresentanti del mondo delle comunicazioni. Perché questa legge dovrebbe diventare patrimonio condiviso”. (Alessio Mirtini- Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform