IMMIGRAZIONE
Gli interventi del Presidente della Camera Laura Boldrini, del Ministro dell’Interno Alfano, del Sottosegretario agli Esteri Giro e del Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Manconi
ROMA – Si è svolto ieri , presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio il convegno “Prima di prendere il mare. Dal reinsediamento all’ammissione umanitaria”. All’incontro, organizzato dalla Presidenza della Camera dei deputati oltre al Presidente Laura Boldrini hanno partecipato il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, il Sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, il Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, Luigi Manconi. A questi si sono un unite le testimonianze dell’Ammiraglio Filippo Maria Foffi, Comandante in capo della Squadra navale, Laurens Jolles, delegato per il Sud Europa dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), e Cristopher Hein, direttore del Consiglio Italiano Rifugiati (Cir). I lavori si sono chiusi con il contributo di Laura Ravetto, Presidente del Comitato bicamerale sull’attuazione dell’accordo di Schengen e controllo e vigilanza in materia di immigrazione.
Ha aperto la conferenza e moderato gli interventi il giornalista Giorgio Zanchini che da anni si occupa di queste tematiche.
Al centro del convegno la riflessione su come evitare le morti nel Mediterraneo offrendo delle alternative concrete a cui tutta l’Europa deve rispondere perché, come ha affermato il Presidente Boldrini che in materia ha anni di esperienza alle spalle, bisogna capire come uscire da Mare Nostrum, che comunque è stato l’unico strumento concreto dopo la tragedia di Lampedusa, ma soprattutto far comprendere alla Comunità Europea che le coste del Mediterraneo sono frontiera italiana ma anche frontiera Europea. L’Italia con la Marina Militare e gli altri corpi dello Stato stanno facendo un grande sforzo, ma potrebbe risultare vano se tutto questo non viene inquadrato nel complesso geopolitico.
“Penso – ha affermato la Boldrini – che siamo di fronte ad un conflitto, nel Mediterraneo e in corso una guerra, è una guerra tra le persone e il mare. Una guerra che sta causando centinaia… anzi migliaia e migliaia di morti. Solo nelle ultime settimane sono centinaia le persone che non ce l’hanno fatta”.
Parole forti con le quali il Presidente della Camera è entrata subito nel vivo del discorso raccontando le esperienze agghiaccianti dei sopravvissuti, gente che scappa dalle guerre e dalla miseria più nera e si trova a essere preda dei trafficanti del mare. Nel lungo percorso che affrontano questi disperati vengono presi a sprangate, uccisi a bordo e i loro corpi gettati in mare. Riti macabri che servono a terrorizzare e a mantenere calme le persone durante la traversata. “Una pratica spaventosa che è arrivata anche nel Mediterraneo”, ha detto La Boldrini, che ne era venuta a conoscenza nello Yemen. Riferendosi alla visita effettuata in Sicilia, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, a bordo della nave San Giorgio la Boldrini ha aggiunto: “ho potuto costatare, l’usuale e a me nota professionalità, competenza e generosità della Marina Militare, ho detto a quegli uomini e alle donne che sono ogni giorno impegnati nel salvataggio di vite umane di essere orgogliosi di quello che stanno facendo per il nostro Paese”. Il Presidente della Camera, dopo aver elogiato la gente di Sicilia per lo sforzo di accoglienza che sta compiendo, ha affrontato il problema del numero elevatissimo delle domande di richiesta di asilo. “Di queste richieste – ha precisati la Boldrini – almeno il 50% provengono dal popolo eritreo e siriano. Per questo noi dobbiamo allargare la lente se vogliamo capire il problema di cui ci stiamo occupando. Un eritreo su 20 negli ultimi anni ha lasciato il suo paese, lo ha fatto in cerca di libertà e lo ha fatto per non accettare un servizio militare senza scadenza, perché era più accettabile rischiare la vita in mare che avere davanti una vita già tracciata”. La Boldrini ha poi ricordato il dramma della guerra in Siria dove 9 milioni di persone hanno dovuto lasciare le loro case e vi sono tre milioni di profughi nei paesi confinanti. “C’è chi dice – ha continuato la Boldrini – aiutiamoli a casa loro, se ce l’avessero una casa, molte di loro una casa non ce l’hanno più”.
Dai dati riportati il 2013 è stato dal punto di vista dello spostamento forzato delle popolazioni un anno da cancellare. Il 2013 è infatti stato l’anno che dal secondo conflitto mondiale ha visto il più alto numero di persone scacciate dalle proprie abitazioni. Oltre 50 milioni di uomini, donne e bambini hanno lasciato la terra di origine. La Presidente si pone e pone una domanda: dove sono andate a finire queste persone?
E’ lei stessa a dare la risposta. “L’86% di queste persone vive nei paesi confinanti, nel Sud del mondo e nei paesi occidentali arriva il 14%. Il nostro Paese nel campo dell’accoglienza sta facendo un enorme sforzo. Ma vi prego, vi esorto di considerarlo nel complesso geopolitico in cui si sviluppa questo nostro sforzo, altrimenti non capiremmo perché lo stiamo facendo”.
“C’è da lavorare di più – ha aggiunto la Presidente della Camera esortando la comunità internazionale a mettere sanzioni contro chi non rispetta i diritti umani – a livello diplomatico ed europeo per uscire a mettere un argine ai conflitti e portare soluzioni ai tavoli negoziali… Cominciando dal mare, da anni assistiamo più o meno inermi, ogni estate in un rituale macabro, un’inerzia colpevole e io ritengo che l’operazione Mare Nostrum sia stata l’unica risposta a questa inerzia, una risposta che nasce da un episodio che ha sconvolto tutti. Le 365 bare di Lampedusa. Non è stata la prima tragedia e purtroppo non sarà l’ultima, ma è servita a scuotere le nostre coscienze come Paese… Se l’Italia non accoglie il più alto numero di domande di asilo è perché nel 2013 vi sono stati paesi come la Germania con più di 100 mila domande di asilo, la Francia ne ha avute 60.00, però l’Italia ha un onere in più, il salvataggio in mare che deve essere condiviso. E allora ci vogliono le proposte”. Per il Presidente Boldrini, al fine di evitare che le persone siano costrette a mettersi in mare per chiedere protezione, vi sono dunque delle proposte che l’Europa non può ignorare, anche alla luce della lunga lista dei morti, il Mediterraneo è diventato un cimitero. C’è ad esempio una direttiva Europea che si occupa dei grandi flussi, allora bisogna attivarla e prenderla in considerazione soprattutto nei paesi di transito. Per la Boldrini inoltre sarebbe necessaria la verifica delle domande di protezione già nei Paesi di transito da parte degli organismi internazionali, in modo da poter scremare quelli che hanno bisogno di protezione e che questi vengano vengano inviati in altri paesi sulla base delle offerte di quote stabilite.
A seguire l’intervento del Ministro Alfano, di ritorno da Bruxelles, dove era stato ascoltato dalla Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni (Libe). “Sono soddisfatto – ha affermato Alfano – dell’audizione della mattinata, perché sta funzionando il metodo italiano, che pone soprattutto il buon senso. Noi stiamo deidealizzando il dibattito sull’emigrazione che non è né un derby né un braccio di ferro tra l’accoglienza di chi dice prego accomodatevi a chiunque e la risposta securitaria di chi dice ti respingiamo a prescindere. Questa nostra impostazione pragmatica sta cominciando a funzionare”. Il Ministro ha continuato facendo riferimento a Lampedusa – “Sarei insincero se negassi di non aver provato commozione nel vedere le bare in fila a Lampedusa, ma prima ancora nel vedere nell’hangar di Lampedusa le persone nei sacchi. Sono rimasto molto colpito, sarà per il mio ius soli, o per la mia personalissima biografia. Qualcosa dentro di me è cambiato anche nell’approccio generale”. Alfano ha proseguito ricordando che Mare Nostrum è nato proprio perché ci sono stati tutti quei morti e per evitare che la tragedia si potesse ripetere. Il ministro ha poi spiegato come la vicenda presenti tre punti di riflessione: l’Africa, la frontiera e l’accoglienza. “Bisogna partire dall’Africa – ha precisato Alfano – perché in questo paese le guerre dominano, e dove ci sono le guerre si muore e si scappa. Infatti dalla Libia partono eritrei, maliani, siriani, e paradossalmente meno libici”. La prima questione per il Ministro è chiedersi che cosa si fa in Africa e da questo trae l’occasione per fare due considerazioni – “Innanzitutto noi siamo a poche settimane dai sessant’anni dalla scomparsa di Alcide De Gasperi, grande europeo e europeista. In questi 60 anni la lezione che abbiamo avuto è che alla fine abbiamo costruito un mercato e una moneta…ma non sono stati sufficienti a costruire un popolo… Se non c’è un rafforzamento dei diritti europei nessuno nascendo a Palermo a Bolzano o a Madrid, dirà che è europeo come lo dice il ragazzino texano o della Pennsylvania io sono americano”.
Per il Ministro o l’Europa è in grado di organizzare il tema della sua identità nel Mediterraneo, della sua politica estera, del diritto alla cittadinanza, all’accoglienza, ma anche il diritto a dire di no a chi lo chiede ma non ha diritto, o sarà molto difficile già solo pensare che la creazione dei diritti europei possa attuarsi. “In sostanza- ha continuato – abbiamo il mercato, abbiamo la moneta, ma non riusciamo a fare un intervento in Africa che sia degno di consentire un reinsediamento dei profughi nei paesi europei”.
La seconda questione sempre politica che il Ministro ha ribadito è che con il trattato Schencker si sono cancellate le frontiere interne però non si è pensato di evidenziare e difendere la frontiera esterna dell’Ue. Per Alfano quello che preoccupa è “che una cattiva gestione del problema immigrazione in Europa possa produrre una reazione xenofoba e razzista, di cui solo i ciechi non vedono i segnali nei risultati delle recenti elezioni in Europa.. Quindi o l’Unione Europea dimostra di essere capace di organizzare accoglienza, cooperazione con governi, individuazione richiedenti asilo e poi organizzare una protezione della frontiera, o si rischia di alimentare una reazione xenofoba che poi può essere la causa della crisi futura dell’Europa”. Ha poi aggiunto: “sul tema della frontiera ci giochiamo tutto … per questo non possiamo immaginare che non ci sia uno sforzo di budget dell’Unione Europea per un investimento in Frontex… Mare Nostrum era una operazione a tempo,ma non si può interromperla all’improvviso…. Quindi Mare Nostrum si interromperà quando entreranno in azione Frontex e l’Europa con adeguata dotazione di uomini e mezzi. Frontex deve prendere il posto di Mare Nostrum, sapendo che noi non possiamo accogliere tutti”.
Il Sottosegretario agli Esteri Mario Giro ha esordito sottolineando come l’Italia abbia avuto il coraggio di affrontare, diversamente dall’Europa , la questione migranti anche attraverso l’operazione Mare Nostrum. Un ‘iniziativa nata da una emozione che si trasformata in progetto politico e che rende onore al nostro paese. Il Sottosegretario ha poi ricordato come il continente africano sia caratterizzato da continui conflitti. “Il continente africano ha territori in cui le guerre la fanno da padrona e la gente è sempre in cammino, molte migliaia di queste persone non tornano più e si perdono in quei territori così estesi e così martoriati. Oppure se riescono a prendere il mare, il Mediterraneo per intenderci, sfidano ancora una volta la sorte.. Le frontiere dell’Ue – ha proseguito Giro – non reggono, l’Europa ha bisogno di una politica estera e ha bisogno di proiezione, noi abbiamo bisogno di nuovi strumenti di presenza diplomatica anche temporanea, proprio per affrontare questa sfida enorme, altrimenti si rischia di fare solo un gioco di contabilità macabra… E poi c’è il discorso del mare, e in mare non puoi respingere, non è come a terra”.
Per quanto poi riguarda la possibilità di esaminare le domande di protezione nei paesi di transito, il sottosegretario ha evidenziato come per l’attuazione di questa opzione sia necessario un accordo internazionale. Giro ha anche sottolineato la necessità di far diventare la battaglia del nostro governo per dell’accoglienza di questi profughi una battaglia internazionale che abbia una copertura da parte dell’Onu o dell’Ue.
“Siamo di fronte – ha infine aggiunto Giro – ad un fenomeno storico, geopolitico, duro difficile, siamo una frontiera che si è spostata o si è spezzata, dobbiamo trovare nuovi strumenti per rispondere a questa sfida,… Ad esempio in Africa abbiamo poche ambasciate, crearne una costa troppo, c’è la spending-review… ma possiamo farne alcune temporanee. Come diceva un cartello di un migrante ad una manifestazione non siamo noi ad attraversare i confini ma sono i confini che ci attraversano”.
E’ poi intervenuto il senatore Manconi . “Le questioni sulle quali è necessario avere una forte e intensa di condivisione – ha spiegato Manconi – sono tre, già ricordate da chi mi ha preceduto: la prima è una politica condivisa a livello europeo per quanto riguarda l’asilo. La capacità di tradurre la volontà qualora la si raggiunga di una politica a livello europeo di azioni concrete. La seconda questione, intensamente richiamata, è il punto di partenza per certi versi… e cioè dire che il mare Mediterraneo è diventato un cimitero sottomarino non è solo un elegante evocazione letteraria ma è la costatazione di una tragedia ininterrotta fino a quando a segnare una cesura è intervenuta la provvidenziale operazione Mare Nostrum. Ma nel corso di un quarto di secolo ogni giorni sono morti tra i sei-sette-otto… esseri umani che cercavano di raggiungere altri luoghi. Quindi ciò che qui è stato detto e cioè che Frontex debba assumere il ruolo che fino adesso ha svolto Mare Nostrum. Terza questione è come far si che la condivisione di una politica comune per l’asilo diventi capacità di distribuire i profughi… sull’intero territorio europeo”
Se questi punti sono da tutti condivisi per il senatore Manconi si può quindi passare ad una fase operativa di un nuovo progetto. Un piano è nato all’indomani della tragedia di Lampedusa tra il Senatore Manconi e il sindaco di Lampedusa, Giusy Nicolini. Il 21 ottobre scorso è stato consegnato al Presidente della Repubblica che lo ha accolto con incoraggiamento perché ritiene che questo sforzo di elaborazione comune sia priorità dell’Agenda Politica Italiana. Il cuore del piano sta nella possibilità di anticipare e avvinare la richiesta di protezione internazionale nei paesi in cui i flussi di profughi e fuggiaschi si addensano, dove passano e dove diventano merce di scambio. Si pensa ad una rete diplomatica del servizio europeo di azione esterna e alla rete diplomatica dei paesi membri con stretta collaborazione con l’Agenzia delle Nazioni Unite Acnur e le associazioni umanitarie internazionali. Una rete di presidi che permetta ai fuggiaschi e ai profughi di conseguire un lasciapassare per il paese di destinazione dove poi sia possibile formalizzare e portare avanti la domanda di protezione .
Concludendo, Manconi si domanda se l’Italia saprà porre questa prospettiva, raccogliendo anche le questioni trattate nel corso del convegno, e farne la tematica prioritaria dell’Agenda politica del Semestre Europeo.(Nicoletta Di Benedetto- Inform)