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“AliMentum – Riflessioni sull’alimentazione nella società contemporanea”

MOSTRE FOTOGRAFICHE

All’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo fino al 13 gennaio

AMBURGO (Germania) – “AliMentum – Riflessioni sull’alimentazione nella società contemporanea”. È la mostra fotografica che potrà essere visitata fino al prossimo 13 gennaio all’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo. Esposte fotografie di Vincenzo Ciccarello, Lino Massolin, Giulia Pasqualin, Daniele Sordi e Giuliano Teso. Con il fluire del tempo, nella nostra società, il cibo ha cambiato il suo ruolo passando da fonte pura di sostentamento a processo economico, status symbol ed elemento di convivialità e condivisione, diventando di volta in volta un qualcosa diestetico, politico, morale, sensuale, religioso. Ognuno di noi può apportare il proprio contributo al tema della nutrizione, ma quanti di noi sanno come nasce il cibo che consumiamo?

Per il progetto AliMentum, cinque fotografi italiani hanno deciso di riflettere sul tema dell‘alimentazione, meditando sulla produzione, lavorazione, preparazione, divulgazione, sul consumo e lo spreco.

La mostra fotografica fornisce una panoramica sugli impianti produttivi, mostra le persone che producono il nostro cibo, i luoghi di vendita e gli spazi di produzione. Ci sono immagini idilliache come quella del pescatore che getta le reti, nature morte inscenate per la pubblicità alimentare che suggeriscono una connessione naturale, ed immagini fredde, come quella dei carrelli parcheggiati durante la notte. AliMentum è una mostra che esorta a riflettere, con occhio critico, sul proprio rapporto con il cibo.

La mostra è stata inaugurata nella serata del 20 novembre con grande successo, riferisce l’IIC. La serata ha dato il via alla seconda edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo che si è tenuta quest‘anno dal 20 al 26 novembre ed ha avuto come obiettivo quello di promuovere a livello internazionale le tradizioni culinarie ed enogastronomiche, quali segni distintivi dell’identità e della cultura italiana, all’insegna di: qualità, sostenibilità, cultura, sicurezza alimentare, diritto al cibo, educazione, identità, territorio, biodiversità. Nel corso della serata, dopo l’introduzione dell’addetto responsabile dell’Istituto, la dott.ssa Nicoletta Di Blasi, la parola è passata ai fotografi, i quali hanno raccontato la costruzione del progetto fotografico e gli scopi perseguiti. Il pubblico ha accordato particolare interesse al tema ed ha entusiasticamente interagito con gli autori presenti in sala, sottolinea l’IIC . Gli interventi sono stati tradotti in consecutiva dall’interprete Maria Grazia Wenzig.La serata è stata allietata da un buffet particolarmente prelibato e da vini di qualità.

La mostra potrà essere visitata, fino al 13 gennaio 2018, presso la galleria dell‘Istituto: dal lunedì al giovedì dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.00 alle ore 16.00; il venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e su appuntamento.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Arteficiolinea di Treviso sotto il Patrocinio della Regione del Veneto e con il sostegno del Consorzio Regionale delle Ville Venete, della Camera di Commercio Italiana per la Germania,  dell’Enaip Veneto, del Centro Produttività Veneto, dei Comuni di Dolo, Ponzano Veneto e Stra.

Vincenzo Ciccarello, classe 1958, nato in provincia di Messina e cresciuto a Milano, è laureato in Archittetura presso il Politecnico di Milano. Si avvicina al mondo della fotografia nel 1975, quando inizia a collaborare con il periodico mensile „Il Dialogo“. Nel corso degli anni ha partecipato a molteplici work shop fotografici ed ha esposto mostre personali e collettive a Milano, Treviso, Padova, Ponzano Veneto e Spresiano. Egli sottolinea quanto questo lavoro, che parte dalla raccolta di immagini relative ai diversi ambienti ove si produce e consuma cibo, rappresenti uno dei possibili punti di vista attraverso cui riflettere su produzione, lavorazione e consumo del cibo. In questo contesto, le immagini assumono forza ed incisività non solo se lette singolarmente, ma anche tramite le relazioni fra di esse, cogliendo il ritmo nel dialogo per analogie di funzioni. Descrivere nella sua interezza la complessità dei fenomeni che ruotano attorno al cibo non è semplice, in quanto ciascun elemento racconta, anche se parzialmente, la cultura di un popolo.

Giuliano Teso, classe 1973, vive a Spresiano, nel trevigiano. Inizia a fotografare come autodidatta nel 1997, frequenta poi diversi corsi di reportage con fotografi professionisti. Il reportage e il fotoracconto sono il genere di fotografia che più predilige. Ha esposto fotografie in mostre collettive ed individuali. La sua riflessione si incentra sul consumismo, diventato la filosofia e il motore dell´attuale sistema economico. Molte persone, spinte dai mass-media, acquistano beni di ogni tipo, spesso non essenziali, ignorandone la produzione e i danni causati ad ambiente e persone. Altri, in controtendenza, si organizzano con lo scopo di arrivare a produzione e consumo nella consapevolezza del rispetto dell´ambiente e delle persone.

Lino Massolin, è nato a Ponzano Veneto nel 1949 e si è avvicinato alla fotografia da circa 10 anni, al termine del periodo di lavoro. Non è un assiduo praticante, alternando periodi di intensa applicazione ad altri di „stanca“. Ha partecipato a diversi  work shop fotografici con professionisti del settore, esponendo successivamente in mostre collettive a Ponzano Veneto, Treviso e Padova. Lui non predilige un genere fotografico specifico, scegliendo di volta in volta i temi da esplorare durante i periodi di attività.

Giulia Pasqualin, classe 1990, ha frequentato il Liceo Artistico e poi proseguito gli studi di design e comunicazione, trovando poi nella fotografia il suo linguaggio espressivo prediletto. Nel corso degli anni ha frequentato molteplici work shop e corsi, dal 2014 lavora come fotografa e grafic designer freelance. Espone i suoi progetti in mostre personali e collettive, é vincitrice di alcuni concorsi, tra cui il Premio Aldo Nascimben nel 2016. La sua riflessione nell’ambito della mostra si incentra sullo spreco di cibo tramite il progetto „Trash Food“, che si pone l´obiettivo di documentare ciò che realmente viene buttato anche se ancora commestibile in differenti contesti ogni giorno, invitando a riflettere su ciò che succede su larga scala e ciò che ognuno può fare nel proprio piccolo.

Daniele Sordi, nato nel 1963 a Conegliano Veneto, vive e lavora da sempre a Spresiano. La fotografia lo accompagna subito nelle sue escursioni dolomitiche e nei suoi voli in deltaplano, quando poi la pratica con più assiduità e coinvolgimento, inizia a partecipare a work shop e alle prime mostre collettive. Rimane per lui una grande passione che lo stimola ad osservare la natura e la quotidianità per congelarne gli istanti più belli. Il suo lavoro, nel quadro della riflessione sul cibo, si concentra sul radicchio rosso di Treviso, prodotto che nasce dalla terra e si contraddistingue come un marchio di fabbrica per il suo sapore. Piccole aziende a gestione familiare galleggiano in un mercato ormai ipertecnologico, dove macchine e robot sostituiscono gesti sapienti tramandati negli anni. Ecco che una fotocamera può fermare questi istanti di vita contadina evidenziando una manulità destinata inevitabilmente a scomparire con le nuove generazioni, o che forse riconsidereremo vista la crisi attuale che coinvolge il mondo intero.

Il coordinamento della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo è stato garantito dal Gruppo di lavoro, istituito dal Protocollo d’Intesa per la Valorizzazione all’Estero della Cucina Italiana di Alta Qualità e presieduto dalla Farnesina in stretta collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF). Anche quest`anno, come per la prima edizione, sono stati coinvolti il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), il Ministero dell‘Istruzione, dell´ Università e della Ricerca (MIUR), il Ministero dei Beni e delle Atrtività Culturali e del Turismo (MIBACT), le Regioni, l‘ Agenzia per la promozione all‘estero e l‘internazionalizzazione delle Imprese Italiane (ICE), l‘Agenzia Nazionale del Turismo (ENIT), l‘ Università, il sistema camerale, le associazioni di categoria, le scuole di cucina, le reti dei ristoranti italiani certificati e gli operatori del settore enogastronomico e del design. Presso le 296 sedi diplomatico-consolari e Istituti italiani di cultura nel mondo si sono svolte più di 1000 iniziative, seminari e conferenze, incontri con gli chef, degustazioni e cene, eventi di promozione commerciale, corsi di cucina, proiezioni di film e documentari legati al cibo, convegni, concerti, corsi di lingua, mostre fotografiche, e altro ancora.(Inform)

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