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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Alcune riflessioni di Rodolfo Ricci (Faim-Cgie) sul Covid-19

ASSOCIAZIONI

ROMA – Superata la soglia dei 10 mila positivi su oltre 60 mila controlli al tampone, con 631 decessi e 724 ricoveri: questo il bollettino a tre settimane dall’inizio della vera emergenza Covid-19 in Italia: la percentuale di decessi è nettamente superiore a quella registratasi in Cina, quasi il doppio. “I motivi possono essere molteplici: maggiore età media della nostra popolazione, oppure insufficienza dei tamponi rispetto ad un contagio molto più vasto”, ha dichiarato in una nota Rodolfo Ricci, Presidente del Consiglio Direttivo del Faim e vice segretario per i consiglieri di governativa del Cgie. Ricci non ha nascosto dubbi sul reale numero di potenziali contagiati, che a suo avviso potrebbe essere superiori rispetto alle cifre ufficiali; tuttavia “le misure prese dal Governo italiano sono le uniche che potevano essere prese in un contesto del tutto nuovo e con un virus di cui si conosce ancora molto poco, non c’è un vaccino e non ci sono farmaci risolutivi”, ha aggiunto aspettando di vedere se le misure saranno state puntuali e sufficienti rispetto al contenimento del contagio. “Sul piano del lavoro, del sostegno sociale ed economico, è ormai chiaro che ci troviamo di fronte a problemi enormi che implicano la revisione delle politiche economiche e sociali, come del rapporto con l’assente Europa. Sono questioni che non riguardano soltanto noi, ma tutti gli altri Paesi che avranno in sorte di seguirci nell’evoluzione della pandemia, e quindi l’Europa nel suo insieme”, ha specificato Ricci che parla di uno dei momenti peggiori per gli italiani e per la storia italiana. “Tra gli italiani, il 10% vive all’estero: sono oltre 6 milioni diffusi tra Europa, Americhe, Africa, Asia e Oceania. Anch’essi si sono, in parte, confrontati con l’epidemia – come in Cina – ed altri, come stiamo facendo noi in Italia, dovranno confrontarsi con essa. E’ importante tener presente la differenza dei diversi sistemi sanitari tra i Paesi più avanzati e quelli, come molti dell’America Latina o dell’Africa, dove non vi sono condizioni adeguate per combattere il virus, come dimostra l’affanno con cui anche noi lo stiamo affrontando, pur avendo uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, anche se ridotto da questi anni di politiche di austerità che oggi manifestano tutto il loro fallimento”, ha ammonito Ricci ricordando che almeno 2 milioni di italiani vivono in Paesi a maggior rischio sanitario.

“Bisogna affrontare subito questa parte del problema: siamo in condizione di sviluppare un’azione coordinata tra istituzioni, rappresentanze associative e di servizio, presenti in questi Paesi. Innanzitutto veicolando tra le collettività le indicazioni cui attenersi per evitare la diffusione del virus, come stiamo facendo qui in Italia. Nel rispetto delle rispettive sovranità nazionali, nessuno può non gradire il trasferimento di buone prassi, suggerimenti, indicazioni provenienti da uno dei Paesi che si trova in prima linea. Bisogna chiedere l’immediata sospensione di ogni sanzione esterna sul cibo o sui medicinali ai Paesi che da anni la subiscono, come il Venezuela. La situazione venezuelana è ancora più debole, da questo punto di vista, di quella degli altri Paesi del sub continente”, ha sottolineato Ricci auspicando un’azione informativa rapida, da iniziare subito, verso le nostre comunità in Brasile, Argentina, Uruguay, Venezuela, Cile, Perù, Ecuador, Messico, Centro America, Sud Africa e in tutti gli altri Paesi in cui la presenza italiana è consistente. “Ma non si deve perdere tempo, perché altrimenti non avrebbe alcun effetto positivo. Non farlo, oltre a costituire un’omissione inaccettabile, creerà ulteriori problemi qualora la crisi si aggravi a livello globale….  Non ce la caveremmo – continua Ricci con due o tre voli aerei come abbiamo fatto per rimpatriare alcune decine di persone da Cina e Giappone. La questione va posta anche all’Europea: non siamo i soli ad avere consistenti presenze in questi Paesi; vi sono anche centinaia di migliaia di spagnoli, portoghesi, tedeschi, francesi. Il Governo e il Maeci, assieme al Cgie, al Faim, alla rete di associazioni e patronati, di rappresentanze culturali e imprenditoriali che abbiamo costruito nel mondo, devono misurarsi al più presto con questa parte del problema”, ha concluso Ricci. (Inform)

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