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Al via a Roma il Convegno Europeo delle Missioni Cattoliche Italiane a cura della Fondazione Migrantes

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ROMA – Si è aperto ieri pomeriggio a Roma il Convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa che si svolgerà fino al 12 novembre presso il TH Carpegna Palace (Via Aurelia 481). L’incontro, organizzato dalla Fondazione Migrantes, l’organismo Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana per le migrazioni, ha per tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana”. Il sottotitolo: “Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”. Con questo incontro si vuole fare un punto sulla realtà attuale, di come e quanto la Chiesa italiana sia accanto ai nostri connazionali che vivono nei Paesi europei attraverso le MCI – le Missioni cattoliche Italiane e di Lingua Italiana.

Ad aprire i lavori e fare gli onori di casa per la Fondazione Migrantes, che in mattinata ha anche presentato il RIM 2021 – Rapporto Italiani nel Mondo, giunto alla XVI edizione, mons Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, e don Giovanni De Robertis, direttore della Fondazione.

“E’ una grande gioia, specialmente dopo le restrizioni della pandemia ritrovarci insieme in Italia – ha detto il direttore De Robertis -, in quella che resta la nostra casa paterna, dove tutti noi abbiamo le nostre radici”. E riferendosi al sottotitolo dato al convegno ha continuato “anche se poi queste radici si sono allungate per abbracciare altre realtà, e se ne sono aggiunte anche delle altre. Perché le identità, quando sono realtà vive, non restano ingessate, né crescono per sostituzione, ma per addizione”. Arrivando subito al nocciolo del discorso e, rivolgendosi ai circa 200 partecipanti arrivati da vari paesi d’Europa, ha sottolineato che il convegno si propone due obbiettivi. Il primo è quello di “richiamare l’attenzione del Paese e della Chiesa che è in Italia su di voi, su quegli italiani cioè che, per diversi motivi, e particolarmente in questi ultimi anni, scelgono di lasciare l’Italia”. Riferendosi ai dati aggiornati e diramati nella mattinata con la presentazione del RIM, si è appreso che al 1° gennaio 2021 gli italiani iscritti all’AIRE erano 5.652.080 (il 9,5% dei residenti in Italia), l’82% in più del 2006, 166.000 in più dell’anno scorso. Mentre nel 2020 per la prima volta diminuiva il numero delle persone immigrate in Italia di circa 270.000 unità, e diminuivano anche i residenti nel nostro paese di 384.000 unità rispetto all’anno precedente. Ha poi ricordato che il RIM è una delle poche pubblicazioni che si occupa degli italiani all’estero. Passando al secondo motivo per cui è stato organizzato questo convegno ha sottolineato “che ha a che fare con il momento storico ed ecclesiale che stiamo vivendo, un’epoca di cambiamenti”. Citando Papa Francesco ‘un cambiamento d’epoca’. Don De Robertis ha ricordato che le strutture MCI all’estero “sono state la casa per tanti italiani che erano lontani da casa, frutto della santità, dell’amore e del sacrificio di tanti laici, preti e Vescovi”. Ma bisogna guardare avanti, per questo ha riferito “non vogliamo adorarne le ceneri, ma custodirne il fuoco”. Per questo c’è il bisogno, la necessità e la responsabilità di rinnovarle “in un senso più missionario, pienamente inserite nelle Chiese locali in cui si trovano a vivere”. “L’Europa è stata evangelizzata prima che dagli apostoli dai migranti, per questo ancora oggi – ha ribadito – sono i migranti a essere chiamati a portare il fermento evangelico in una Europa molto invecchiata, che rischia di ripiegarsi su se stessa nella ricerca esclusiva del proprio benessere”. E’ poi intervenuto mons Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes che si è rivolto ai presenti portando i saluti di tutta la CEI. “Un convegno, questo – ha detto il Presidente della Fondazione Migrantes – che è sulla missione che rivolge l’attenzione maggiore, sulla nuova evangelizzazione che incrocia anche il cammino sinodale”. Di conseguenza il primo aspetto certamente importante è “coniugare questo convegno alla gioia e alla profezia del Vangelo – e riferendosi alle parole di papa Francesco ha ripetuto – con il cammino delle persone, sapendo che questo cammino è dono e benedizione”. La seconda riflessione per mons Perego – riguarda il tema della nuova evangelizzazione, e ricorda che era stato il tema del sinodo dell’Europa del 1999, con questo si riallaccia alla presentazione del RIM presentato nella mattinata, affermando che il cambiamento ha bisogno di radici, quindi è importante il recupero delle radici, “proprio per approfondire sempre di più questo albero che è la Chiesa”. Perego ricorda che il cardinal Martini usava questa immagine dell’albero per dire come la Chiesa è fatta di tronco dei rami delle foglie, ed è molto importante perché si coniuga anche con l’immagine della vite, dei tralci. La nuova evangelizzazione, ricorda il Presidente della Fondazione Migrantes, è importante per leggere la storia migratoria, la storia del cammino della Chiesa, e della sua evangelizzazione. Avviandosi verso la conclusione segnala un ultimo aspetto “che questa nostra riflessione”, ha detto pensando al convegno, “abbia dei frutti proprio come vuole il cammino sinodale”. Spiega che il cammino sinodale arriverà nel 2025 all’assemblea sinodale, durante il giubileo della Chiesa dove si porteranno al Papa delle proposte, ma afferma “non delle proposte che riguardano il credo cristiano e la morale, ma che riguardano la vita della Chiesa, lo stile, il linguaggio, le strutture”. Concludendo ha aggiunto “credo che sia importante questo convegno perché ci prepara a vedere questo tassello di Chiesa che è in cammino dentro questa logica di riforma, di rinnovamento, di riorganizzazione e anche di futuro”. La parola è passata al don Saverio Xeres, della diocesi di Como, professore ordinario di Storia della Chiesa presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, di Milano e autore di numerosi volumi sull’argomento. Il titolo dell’intervento di don Xeres “Migrazione e missione alle origini della cristianità occidentale. Tra le due isole e un continente (Gran Bretagna, Irlanda, Europa)”. A seguire un dibattito tra la platea e i relatori. Una approfondimento è giunto anche dall’omelia del cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale italiana, che ha presieduto la celebrazione eucaristica al termine della giornata di lavoro. Prendendo spunto dalla Prima Lettura, dal libro del profeta Ezechièle, rivolgendosi ai presenti, ha detto “E con lo stesso zelo (quello di Ezechièle) che ha spinto anche voi, nonostante le condizione avverse e la pandemia in atto per metterci assieme nell’ascolto nello spirito, perché le vostre comunità di lingua italiana in Europa, possano continuare a essere, come ai tempi nella visione di Ezechiele, fonte di vita, fonte di guarigione spirituale per le tante ferite di questo nostro continente”. Purtroppo, ha continuato “dobbiamo constatare che l’unica Italia a crescere non è quella sul nostro territorio nazionale ma è l’Italia che risiede all’estero. Perché l’incremento delle nascite è a zero”. Al termine della prima giornata c’è stata la proiezione del Docufilm: “Non far rumore. La storia nascosta dei bambini clandestini”, con la presenza di Mario Maiellaro (regista), Alessandra Rossi (autrice RAI 3) e Toni Ricciardi (storico, Università di Ginevra). Nel corso dei quattro giorni numerosi saranno gli interventi, tra questi il Cardinale Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma e Responsabile delle Migrazioni della Commissione per la Pastorale Sociale del CCEE, Jean Kokerols, vescovo ausiliare di Bruxelles-Malines, padre Antonio Grasso, responsabile della Missione Cattolica di Lingua Italiana a Berna. Sono previste testimonianze da tutta Europa. (Nicoletta Di Benedetto/ Inform)

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