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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Al Quirinale la cerimonia per lo scambio degli auguri di fine anno con il Corpo diplomatico, Mattarella: “Dobbiamo essere consapevoli che il nostro pianeta, per sopravvivere, ha indispensabile necessità di un sistema multilaterale, capace di sviluppare ulteriormente forme di collaborazione e di integrazione”

QUIRINALE

 

ROMA- Si è svolta, al Palazzo del Quirinale, la tradizionale cerimonia dello scambio degli auguri di fine anno tra il Corpo Diplomatico e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Hanno partecipato alla cerimonia, che è stata introdotta dal saluto augurale del Cardinale Emil Paul Tscherrig, Decano del Corpo Diplomatico – Nunzio Apostolico, il Ministro Antonio Tajani, il Vice Ministro e i Sottosegretari del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

“Lo stato del mondo sul finire di questo 2023 ci impone di superare la superficiale sottovalutazione con cui si assiste al moltiplicarsi delle crisi e dei drammi umani che comportano. – ha affermato nel suo discorso ai diplomatici il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella –  Il Medio Oriente è nuovamente sconvolto da una spirale di violenza a seguito dei proditori attacchi terroristici mossi da Hamas contro inermi cittadini israeliani. Assassinii e brutalità verso cui rinnovo la più forte e ferma condanna della Repubblica Italiana. La situazione a Gaza è stata definita dai vertici delle Nazioni Unite come “apocalittica” e i resti dei territori sotto l’Autorità Nazionale Palestinese sono, anch’essi, in preda a gravi sofferenze, per le violenze che le persone subiscono. In Europa, la guerra di Mosca contro l’Ucraina continua a provocare sofferenze indicibili alla popolazione civile e conseguenze drammatiche a livello mondiale. L’impegno della comunità internazionale in Africa si è dimostrato insufficiente a frenare l’ondata di focolai di crisi. Così il deterioramento del quadro securitario nel Sahel ha aggravato ulteriormente l’emergenza umanitaria in atto. Gli scontri in Sudan hanno provocato migliaia di vittime nonché milioni di sfollati interni e di rifugiati.  Il succedersi delle crisi rischia di distogliere l’indispensabile attenzione da altre situazioni foriere di non meno gravi sofferenze: penso alle bambine e alle donne afgane ostaggio dei talebani; alle giovani e ai giovani iraniani le cui aspirazioni sono quotidianamente concusse e soffocate. Queste sofferenze assumono a volte caratteri ancor più intollerabili. Poche settimane fa, in occasione della Giornata mondiale del fanciullo, l’Unicef Italia ha pubblicato un rapporto, i cui numeri inchiodano alle responsabilità della comunità internazionale, dimostrando inequivocabilmente le insufficienze palesate dalla sua azione”.

“L’ondata di destabilizzazione delle regole adottate dalla comunità internazionale- ha continuato il Capo dello Stato – , e che portò alla creazione delle Nazioni Unite, è davanti a tutti noi. I pretesti sono i più diversi: con approccio inammissibile c’è chi giustifica gli attacchi come desiderio di costruire un nuovo ordine internazionale, più rispettoso di nuovi equilibri affacciatisi.  Il mondo in questi decenni è cambiato ma l’esito dei conflitti non lo condurrebbe mai a un ordine più rispettoso e più giusto. Se si desidera realizzare regole e istituzioni più rispondenti è certamente produttivo ed efficace procedere all’impresa quando si è in pace. È la pari dignità tra tutti i soggetti internazionali il principio su cui impostare i rapporti tra gli Stati. Con un cambio di paradigma, che sposti definitivamente l’accento dalla competizione alla cooperazione. Il modello non può essere quello delle conferenze internazionali che si limitino, di volta in volta, a fotografare contingenti rapporti di forza. Dobbiamo essere consapevoli che il nostro pianeta, per sopravvivere, ha indispensabile necessità di un sistema multilaterale, capace di sviluppare ulteriormente forme di collaborazione e di integrazione. Non si tratta di una difesa pregiudiziale dell’attuale sistema multilaterale: le Organizzazioni Internazionali di cui oggi disponiamo non sono state disegnate per affrontare tutte le sfide che abbiamo davanti e, riflettendo gli equilibri usciti dalla Seconda guerra mondiale, spesso non sono state in grado di registrare le novità, perdendo efficacia. La soluzione, tuttavia, non consiste nell’accentuarne i difetti, rischio insito in alcune riforme ipotizzate, cristallizzando, ad esempio, nuove categorie di serie A e serie B per i membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, all’Organizzazione mondiale del commercio, dall’Organizzazione mondiale della sanità, al regime sul controllo degli armamenti nucleari, queste e altre istituzioni hanno bisogno di essere aggiornate e rafforzate.

Delle loro carenze tutti paghiamo un prezzo. Sarebbe tuttavia errato – continua Matterella – ritenere che la soluzione a tali carenze risieda nello smantellamento delle regole della globalizzazione: i limiti del multilateralismo odierno sono, infatti, riconducibili, in grande misura, alla volontà politica espressa dagli Stati che ne fanno parte. Indebolire l’architettura internazionale darebbe libero campo a forze puramente distruttive laddove un multilateralismo efficace, fondato su principi di eguaglianza, trasparenti, responsabili e rappresentativi, sarebbe al contrario di grande vantaggio.  La sfida principale è proprio quella della rappresentatività. Le voci di chi oggi non si sente sufficientemente ascoltato vanno prese in adeguata considerazione, a partire dalle legittime esigenze dei Paesi più poveri, più fragili, perché sono quelli le cui popolazioni patiscono maggiormente i contraccolpi delle crisi che si susseguono. Aggiornare le regole significa rendere più autentica la testimonianza dei valori sottesi alla nostra convivenza civile”.

“Vanno, comunque, colti – ha aggiunto il Capo dello Stato – alcuni spiragli positivi sulla strada della cooperazione internazionale. Il 2023 ha visto l’inclusione dell’Unione Africana come membro permanente del G20: è il riconoscimento della legittima aspirazione degli oltre cinquanta Stati africani a svolgere un ruolo più rilevante e crescente nella scena internazionale. È, allo stesso tempo, un concreto passo per inserire una parte così importante e vitale del mondo all’interno delle dinamiche planetarie. È significativo che quest’atteso riconoscimento – che anche l’Italia ha sempre sostenuto – sia avvenuto sotto la Presidenza di un importante Paese asiatico, l’India, e che toccherà a un grande Paese dell’America Latina, il Brasile, presiedere il primo G20 allargato all’Unione Africana. L’Unione Europea ha deciso di procedere, dopo anni di ritardi, sulla strada del ricongiungimento con molti dei Paesi europei candidati a farne parte. Si tratta di un percorso a volte impervio, ma il cui profondo significato storico e politico riveste grande rilievo”.

Oltre ad ampliare il numero dei suoi membri, l’Unione Europea dovrà mettere mano a quel complesso di riforme istituzionali necessarie per porla in grado di affrontare, con efficacia e tempestività, le sfide del nostro tempo, offrendo l’esempio di una comunità che, attraverso il dialogo e il negoziato, contribuisce in maniera ancora più rilevante alla causa della pace e della collaborazione internazionali”. “Sul terreno degli impegni internazionali della Repubblica Italiana – ha proseguito Mattarella dopo aver ricordato la sfida ai cambiamenti climatici e l’ingresso della Finlandia nella Nato –  permettetemi di citare la Presidenza del G7, che si appresta ad assumere nel 2024. Come è costume del nostro Paese, la ricerca del dialogo ne costituirà un elemento portante. L’Italia non farà venire meno il proprio impegno per creare fiducia e spazi di collaborazione. Per raggiungere risultati di rilievo avremo bisogno del sostegno di tutti voi, che nel prossimo anno seguirete da Roma l’azione del nostro Paese…. “Il mio auspicio per il 2024 – ha concluso il Capo dello Stato – è che possa maturare un’accresciuta consapevolezza sulla necessità di imperniare i rapporti internazionali sul rispetto degli Stati, dei popoli, delle persone. Su cooperazione, solidarietà, condivisione di responsabilità. Rivolgo un saluto i giovani diplomatici italiani qui presenti, che si affacciano a questo importante compito in una fase storica così complessa, rivolgendo loro l’invito a essere al tempo stesso umili e ambiziosi, consapevoli che tocca a loro raccogliere le aspirazioni delle giovani generazioni del mondo per un futuro di pace”. (Inform)

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