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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Al Museo Regionale dell’Emigrazione dei Piemontesi nel Mondo l’incontro “Corpi al lavoro. Il rapporto tra malattia ed emigrazione”

APPUNTAMENTI

Il 5 settembre l’approfondimento a cura di Augusta Molinari, professoressa ordinaria di Storia presso l’Università di Genova ed esperta di storia della sanità

TORINO – È in programma negli spazi esterni del Museo Regionale dell’Emigrazione dei Piemontesi nel Mondo, a Frossasco, il 5 settembre, alle ore 21, l’incontro “Corpi al lavoro. Il rapporto tra malattia ed emigrazione” a cura di Augusta Molinari, professoressa ordinaria di Storia presso l’Università di Genova ed esperta di storia della sanità. L’evento – informa il sito del Museo – segue il ciclo di incontri sull’analisi dell’emergenza sanitaria da Covid 19 organizzato con l’associazione “Pensieri in Piazza” e la mostra “Confini. Ridisegniamo gli spazi ai tempi del Coronavirus”, e affronterà il tema con un taglio storico. Il Coronavirus, come tutte le altre malattie, ha mostrato di non conoscere barriere: si è spostato attraversando oceani e ha azzerato qualsiasi tipo di appartenenza rendendoci tutti sue vittime potenziali. Nello stesso tempo, tutti i confini, compresi quelli regionali e comunali, sono tornati ad essere simili a delle vere e proprie barriere, cui se ne sono affiancate di nuove, come quelle della porta di casa o del nostro balcone. I confini sono stati tracciati, rimarcati e reinventati dal Covid-19. Se il Coronavirus ha viaggiato di continente in continente, che ne era delle malattie di un tempo e quali erano gli effetti di queste ultime sull’emigrazione? Che peso avevano per l’esito del percorso migratorio? Vi erano misure di tutela dei migranti nei paesi di immigrazione o al ritorno in patria? Augusta Molinari porrà l’accento su come, sebbene la malattia fosse un fattore determinante in relazione alla riuscita dei progetti migratori, solo raramente abbia trovato spazio nella pur vasta e qualificata storiografia sulle migrazioni storiche italiane. Questo perché la malattia dei migranti ha lasciato poche tracce. Il migrante ha nei paesi di destinazione la funzione di un “corpo al lavoro”, quando si ammala non ha assistenza perché diventa un corpo inutile. Uno spiraglio per cogliere le problematiche del rapporto migrazioni/malattia è fornito dalla pubblicista medica del primo Novecento e dalla documentazione sanitaria dei viaggi transoceanici dell’epoca, tra cui i giornali sanitari e di bordo. Da queste fonti emergono informazioni utili per collocare la malattia  nel complesso delle problematiche migratorie: il carattere di patologia sociale di massa che nei paesi di immigrazione (in particolare Stati Uniti e Brasile) assumono alcune malattie (tra cui la tubercolosi e le alienazioni mentali); le dinamiche di espulsione attuate nei confronti dei migranti (come, ad esempio, respingimenti allo sbarco e rimpatri coatti); la mancanza da parte dello stato italiano di misure di tutela dei migranti sia nei paesi di immigrazione sia al ritorno in patria. Si tratta di un approfondimento importante, lontano dalla visione spesso edulcorata dell’emigrazione italiana all’estero e dalla retorica della costruzione di un futuro migliore. Uno spunto di riflessione di grande attualità, in grado di gettare ponti tra passato e presente, fornire lenti nuove con cui osservare il momento attuale e le sue conseguenze. L’incontro è organizzato nel rispetto delle disposizioni sul distanziamento fisico. In caso di maltempo verrà rimandato. (Inform)

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