SENATO DELLA REPUBBLICA
Prosegue l’indagine conoscitiva sullo stato della diffusione di lingua e cultura italiana nel mondo, settore che verrà rivisto anche grazie alla delega attribuita al Governo per il riordino della normativa sulle scuole italiane all’estero. Nel corso del dibattito gli interventi del presidente Claudio Micheloni, Francesco Giacobbe (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), Maria Mussini (Misto) e Michela Montevecchi (M5S)
ROMA – È ripresa ieri al Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato l’indagine conoscitiva sullo stato della diffusione di lingua e cultura italiana nel mondo, approfondimento svolto congiuntamente con la Commissione Istruzione pubblica e Beni culturali di Palazzo Madama e recante all’ordine del giorno l’audizione del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini.
Ad introdurre l’audizione il presidente Claudio Micheloni (Pd, ripartizione Europa), che ha ricordato come il ministro facesse parte, prima della sua nomina al Dicastero, dello stesso Comitato, ambito che le aveva dunque già consentito in sede parlamentare di trattare i temi oggetto dell’intervento, con competenza diretta anche alla luce del suo passato incarico di rettore dell’Università per stranieri di Perugia. Micheloni ha chiarito nel corso della seduta come sia arrivato il momento di “tirare le fila” dell’indagine, ora che volge al termine – con la conclusione annunciata da Micheloni con tutta probabilità per la prossima settimana – l’approfondimento svolto sui patronati italiani all’estero.
Giannini ha ribadito come il suo intervento interessi “temi importanti, di grande attualità e rilevanza strategica per il Paese”, quali “la riflessione sul ruolo della politica linguistica e la sua valenza come segmento della politica estera italiana e la necessaria revisione, da attuarsi di concerto con il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, della normativa che riguarda nello specifico anche le scuole italiane all’estero”.
Ha evidenziato di seguito come la nostra identità nazionale sia indissolubilmente legata al nostro profilo linguistico e culturale, nesso già emerso nel corso della storia e che acquisisce ora nuove valenze “in questa fase particolarmente complessa di politica estera”: “l’italiano si è trasformato da lingua etnica, parlata dalla comunità degli emigranti nei diversi luoghi di insediamento, a lingua che incontra una domanda specifica legata ad altri motivi, come lo studio e l’approfondimento di settori della cultura, come la musica – si pensi all’opera lirica, – l’arte o il restauro – afferma Giannini, rilevando l’emergere di una “dimensione più innovativa” della domanda di italiano, data da “interessi di natura più economica e legati a possibilità di impiego e interazione con aziende italiane che hanno sedi in tutto il mondo”. Una domanda, di stampo prettamente economico, che non rappresenta “la parte maggioritaria, ma che è certamente significativa” per Giannini, e che associa “il dovere storico e culturale di investire sulla lingua per tutelare l’identità del Paese e la sua forza” alla valenza economica della promozione linguistica.
Per il Ministro ciò che occorre è “una strategia complessiva, interventi normativi e di sostegno finanziario” per dare seguito a questa consapevolezza, già matura, a suo dire, nella visione del Governo e testimoniata da alcune misure inserite nell’ultima legge di stabilità, definite “un piccolo ma significativo segnale” – richiamati a questo proposito alcuni interventi di promozione dell’attrattività delle università italiane, come l’esenzione fiscale delle borse di studio del programma Erasmus + (17 mila gli studenti che attraverso tale programma hanno frequentato gli atenei italiani, un numero importante che il Ministro si augura comunque di migliorare).
Sul piano generale Giannini ribadisce come l’apprendimento dell’italiano “sia strumento e veicolo fondamentale, intanto, per l’integrazione tout court degli stranieri che risiedono nel nostro Paese”, ricordando i circa 800 mila studenti non italofoni inseriti nel sistema scolastico nazionale e la presenza di immigrati in Italia, che oggi raggiunge l’8% della popolazione residente. Ma se la scuola svolge un ruolo fondamentale nell’educazione dei nuovi cittadini italiani, è altrettanto essenziale all’integrazione “l’accompagnamento dell’ambiente familiare”, pilastri su cui interviene la legge sulla Buona Scuola, con l’introduzione – ricorda il Ministro – della classe di concorso per l’insegnamento dell’italiano come lingua seconda (A23) e l’attenzione dedicata all’educazione permanente degli adulti.
A proposito del processo di internazionalizzazione che riguarda anche lingua e cultura, Giannini ricorda come l’italiano sia oggi la quinta lingua più studiata al mondo, con 1 milione e mezzo di studenti – almeno secondo i dati ufficialmente reperibili in sede istituzionale. I dirigenti scolastici italiani presenti all’estero sono 42, 624 le unità di personale coinvolto, una rete che il Ministro definisce “capillare” e “importante”, “che possiamo intensificare ma – avverte – avendo ben chiari obiettivi e strumenti a disposizione”.
Nello specifico, Giannini ricorda come la legge n. 107 (sulla cosiddetta Buona scuola) preveda una delega al Governo concernente la rivisitazione, il riordino e l’adeguamento della normativa sulle scuole italiane all’estero, chiarendo i principi che dovranno incidere su tale percorso – 18 mesi è il tempo fissato per il completamento della delega. Il Miur ritiene infatti prioritaria la “necessità di ridefinire la modalità di selezione del personale inviato all’estero”, “la ridefinizione del trattamento economico di personale docente e amministrativo” , il “riordino della disciplina delle sezioni di italiano presenti nelle scuole locali o internazionali dei diversi Paesi esteri”, insieme ad un riordino della disciplina dell’insegnamento delle materie obbligatorie e aprendo alla possibilità di investimenti privati in campo educativo.
Il Ministro ricorda come l’impegno si stia svolgendo di concerto con il Maeci e come tale delega offrirà l’occasione di “superare le necessità contingenti che sono al momento legate ad una normativa non più adeguata e di interpretare l’italiano come una vera e propria world language, disancorandola dall’immagine di lingua unicamente legata alla comunità di emigrazione”.
Ricorda inoltre come l’aggiornamento degli ordinamenti didattici sia indispensabile per adattarsi alle peculiarità dei singoli Paesi; come la razionalizzazione delle norme sul personale sia una necessità emersa anche per le criticità riscontrate a causa della difformità degli ordinamenti legislativi; come la revisione delle modalità di reclutamento e formazione del personale docente richieda la messa a sistema di azioni di un comparto in cui operano realtà importanti – Università per stranieri, altre sedi universitarie e Società Dante Alighieri, – coordinamento la cui assenza finisce per determinare risultati non omogenei.
L’obiettivo è il “rafforzamento della missione di promozione della nostra cultura attraverso la lingua italiana”, finalità che il Ministro riconosce essere “ambiziosa”, se pensiamo a modelli di promozione importanti come quello inglese, francese o tedesco, e che richiede un coinvolgimento di tutti gli attori in campo, coordinati da un’unica “cabina di regia” che sappia mettere a sistema le singole potenzialità e gli interventi. Il punto di partenza è uno sguardo attento a questo settore, per mettere a frutto le buone pratiche già esistenti, esigenza che pone anche la necessità di istituire un’attività di “monitoraggio e valutazione del lavoro svolto, cosa che non è mai stata svolta in passato – precisa il Ministro.
Giannini richiama infine alcune singole iniziative messe in atto dal Governo, che dimostrano un’accresciuta sensibilità sul tema e la consapevolezza, allargata anche alla società civile, “di come la debolezza della nostra lingua finisca per determinare un indebolimento controproducente della nostra identità e presenza all’estero”. Tra esse, l’estensione dei tirocini Maeci-Crui agli studenti universitari che si occupano anche di materie umanistiche e dell’insegnamento dell’italiano, l’istituzione presso il Maeci di un gruppo di lavoro che si occupa della promozione della cultura italiana, alcune iniziative legate agli Stati generali della Lingua italiana attualmente in corso come la realizzazione del portale della lingua italiana, l’utilizzo di giovani laureati per la didattica dell’italiano in università e Istituti Italiani di Cultura, l’iniziativa dell’Università per stranieri di Siena sui “volontari linguistici”, il coinvolgimento di atenei e scuole italiane all’estero nel servizio civile nazionale per la promozione della cultura, oltre che accordi bilaterali con Paesi come Cina, Russia o alcune università del Nord America.
Al di là di questi specifici interventi, Giannini sottolinea come sia data ora, attraverso la delega sopra richiamata, la possibilità di mettere a punto “strumenti legislativi importanti” per la costruzione di una politica di promozione linguistica e culturale che sia all’altezza di quella di importanti Paesi europei, “senza annullare le specificità di ciascuna realtà” e le esperienze maturate sul campo.
Di seguito è intervenuto Francesco Giacobbe (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), esprimendo apprezzamento per l’intervento del Ministro e in particolare per le iniziative che “a costo zero” posso contribuire a risolvere alcune delle criticità della promozione della lingua italiana all’estero. Ribadisce come sia importante concentrarsi sull’insegnamento dell’italiano nelle istituzioni straniere – pur essendo questi numeri “difficilmente controllabili”, – così come avviene in Australia, e sollecita l’incoraggiamento degli scambi studenteschi, con Erasmus + ma anche di quelli che coinvolgono le scuole medie inferiori e superiori. Infine, ritiene sia più efficace al momento concentrarsi sull’aggiornamento degli insegnanti di italiano nei Paesi stranieri piuttosto che incrementare la presenza di lettori italiani all’estero.
Maria Mussini (Misto) afferma di ritenere necessario coinvolgere nell’internazionalizzazione anche il segmento di istruzione che precede l’università, mentre domanda se il sistema di promozione della lingua italiana all’estero non possa avere ricadute positive anche sul nuovo metodo di insegnamento della lingue straniere associato a determinate materie (Clil) introdotto in Italia. Ribadisce la necessità di individuare nuovi criteri per il trattamento economico e l’invio di personale all’estero, con concorsi banditi magari a livello regionale e con un più rapido turn over, così da ottenere maggiori ricadute sulle scuole di provenienza dei docenti. Ritiene inoltre che il massiccio ricorso a giovani volontari e neo laureati, richiamato dal Ministro, non risolva il problema della valorizzazione della lingua italiana. Esprime infine perplessità sull’ipotesi della creazione di un’agenzia preposta al settore, ritenendo più utile il coordinamento degli interventi relativi a competenze già esistenti e si chiede se l’esperienza della società Dante Alighieri possa essere paragonata a quella di organismi con analoga missione presenti in altri Paesi.
Sulla proposta di un’agenzia o di una cabina di regia si interroga anche Michela Montevecchi (M5S), che domanda al Ministro come essa dovrebbe essere strutturata e quali soggetti dovrebbe coinvolgere. Richiede inoltre un approfondimento sulle strategie di politiche linguistiche che il Governo intende adottare, sulla razionalizzazione della posizione del personale, sulla nuova classe di concorso introdotta per l’insegnamento di italiano come lingua seconda, sui soggetti che dovrebbero attuare il monitoraggio sopra citato e su iniziative di valutazione anche della formazione online di docenti.
Il presidente Micheloni, ringraziando Stefania Giannini per la disponibilità dimostrata, ritiene sia necessario fissare un secondo incontro, anche di carattere tecnico, per l’elaborazione di una proposta organica sulla materia. Si dice inoltre favorevole alla creazione di un’entità che gestisca la promozione culturale all’estero, attività che ritiene debba cominciare con l’analisi di ciò che attualmente esiste per la costruzione di una “visione globale”. “Dal momento che più volte – aggiunge – abbiamo sottolineato come la diffusione di lingua e cultura italiana finisca per avere ricadute dirette e importanti sulla sfera economica, occorre a mio avviso coinvolgere nel sostegno di tale promozione coloro che ne traggono benefici”. “Non siamo nel deserto, per cui occorre partire da ciò che di buono facciamo – conclude Micheloni, – per articolare una risposta” di aggiornamento del settore più convincente e al passo con i tempi.
Giannini assicura la sua disponibilità a tornare ad affrontare gli argomenti discussi in una nuova seduta, ragguagliando sui progressi concernenti la delega di riordino della materia. Ribadisce come sia importante il coordinamento e l’azione sinergica dei diversi Ministeri per stabilire, ad esempio, un maggior raccordo e integrazione tra le politiche linguistiche adottate nelle scuole italiane e in quelle presenti all’estero. Dichiara inoltre la sua disponibilità a discutere della creazione di un’agenzia, posto che Paesi che hanno adottato soluzioni analoghe si muovono con una efficacia non comparabile al risultato spesso ottenuto con “politiche frammentate”. “Se ci sono proposte di modelli innovativi, ben vengano – conclude Giannini, dichiarando la sua apertura anche a proposte riguardanti l’attività di monitoraggio che sarà indispensabile svolgere. (Inform)