direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Addio a Franco Loi, il poeta della Milano degli umili

CULTURA

Il ricordo del Consiglio regionale della Lombardia

MILANO – Il 4 gennaio ci ha lasciati il poeta Franco Loi. Nato nel 1930 a Genova da padre sardo e madre emiliana, dall’età di sette anni viveva a Milano, che ha abitato in alcuni dei suoi quartieri più autenticamente meneghini: Lambrate, Vetra, Casoretto. Nel 2006 ricevette dal Consiglio regionale il Sigillo Longobardo, il riconoscimento istituzionale destinato alle personalità che hanno contribuito a rendere grande la Lombardia nel mondo. Ma nel suo caso non è possibile fare riferimenti alla globalizzazione: era un poeta radicato nella città, sensibile e attento nei confronti dei suoi abitanti più umili e semplici. L’umanità dei protagonisti della quotidianità era il centro del continuo lavoro di scavo di Franco Loi, che utilizzava -si legge nella motivazione del premio- “un linguaggio poetico nato dalla mescolanza di elementi linguistici di varia natura e di origine proletaria e contadina, spesso reinventati a seconda delle esigenze espressive dell’autore”.

Quella di Loi è una biografia “strana”, lontana dai riflettori e dalla celebrità. Ragioniere, lavorò allo scalo merci di Lambrate e al porto di Genova prima di essere assunto all’ufficio stampa della Rinascente e poi alla Mondadori. A partire dalla fine degli anni ’80 si occupa di critica letteraria per Il Sole 24 Ore, sostenendo l’uso del dialetto nella poesia. Incoraggiato da Vittorio Sereni e Franco Fortini, si cimenta sempre di più nella poesia. Dopo le raccolte “I cart” (1973) e “Poesie d’amore” (1974), si afferma soprattutto con “Strolegh” (1975), dove narra di un mondo operaio e popolare della Milano anni ’40 e ’50. Altre opere sono “Teater” (1978), “L’Angel” (1981) e un’antologia della poesia italiana curata con Davide Rondoni.

Personaggio unico, che non è possibile incasellare in particolari riferimenti biografici, come pure è stato fatto ricordandone legami politici abbandonati, Loi ha il merito di lasciarci una poesia che trasmette tutta la profondità e l’originalità dell’umano, la sua sete di senso anche attraverso una particolare religiosità, il disagio che la “grande” storia e il male del mondo procurano agli umili, la capacità di intus legere l’apparenza alla ricerca di una bellezza anelata. Non a caso, alla luce di questi elementi, un quotidiano milanese ha scelto come ricordo del poeta questa sua frase, ovviamente in dialetto: “Cume me pias el mund! L’aria, el so fià!”. (Paolo Costa-Lombardia Quotidiano*,5 gennaio/Inform)

*Notiziario del Consiglio Regionale della Lombardia

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform