MEMORIA
Le vicende dell’occupazione tedesca a Creta durante la seconda guerra mondiale, le persecuzioni nei confronti degli ebrei dell’isola, i soprusi verso i cretesi e la sorte degli Internati militari italiani
FORMIGINE (Modena) – L’8 febbraio 1944 il piroscafo Petrella, stipato di circa 3.100 soldati italiani, fu affondato da due siluri inglesi al largo della baia di Souda, a Creta. I carcerieri tedeschi non dettero scampo ai prigionieri che cercavano di salvarsi gettandosi nelle acque dell’Egeo. Molti di loro furono soccorsi da pescatori greci che, alla vista della nave in fiamme, non esitarono a sfidare i marosi e le mitragliatrici.
Severino Larese, tenente della divisione Siena, padre di Patrizia Larese , autrice di “Accadde a Creta. 1941-1945” (Infinito Edizioni, 2023), fu tra coloro che ebbero salva la vita ma in famiglia non parlò quasi mai di questa drammatica vicenda.
Dopo la sua morte, per colmare un vuoto, l’autrice decide di andare alla ricerca dei fatti accaduti a Creta e si imbatte nell’ecatombe degli Internati militari italiani (Imi), i prigionieri di Hitler.
“Accadde a Creta” ( con prefazione dello storico Paolo Fonzi), è un viaggio nel tempo e nei luoghi in cui Severino Larese trascorse due anni terribili della sua gioventù, una testimonianza degli eventi tragici vissuti sotto l’occupazione germanica dalla popolazione cretese e dalla comunità ebraica dell’isola, la più antica d’Europa, annientata nella Soluzione Finale.
Patrizia Larese ricostruisce, con un accuratissimo lavoro di documentazione, ricerca delle fonti e testimonianze dirette o dei discendenti, le vicende dell’occupazione tedesca a Creta durante la seconda guerra mondiale, le persecuzioni nei confronti degli ebrei dell’isola, i soprusi verso i cretesi e la sorte degli Internati militari italiani, tutte sconosciute ai più.
“Nella provincia del Lassithi, a Creta, – scrive Patrizia Larese nel libro – erano presenti dai 15 ai 22mila soldati italiani per una popolazione di circa 70mila abitanti. Tuttavia, dopo un primo periodo in cui i cretesi, come tutti i greci, mostrarono ostilità nei confronti degli italiani, ritenuti responsabili dell’aggressione al loro Paese e dello stato di crisi in cui era precipitato, a Creta la situazione tra la popolazione e l’invasore italiano andò migliorando.
La politica di distribuzione di cibo condotta dal generale Carta, comandante della Divisione Siena a Creta, evitò la feroce carestia di cui furono vittime Atene e le altre città continentali. Nell’isola si instaurò un clima di relativa pacifica coesistenza e cooperazione tra la gente del luogo e gli invasori. (…) Gli scarsi rifornimenti delle guarnigioni italiane fecero sì che i soldati si avvicinassero ai cretesi con la richiesta di integrare le loro misere razioni. Anche se non mancarono furti e ruberie da parte degli invasori, gran parte dei militari riuscì a instaurare buone relazioni con i locali. La sera i giovani soldati si presentavano alle case dei contadini e, mostrando immagini sgualcite della mamma, della famiglia, della fidanzata, elemosinavano del cibo. A gesti e con qualche parola imparata qua e là, condividevano, con persone semplici come loro, emozioni e lo stesso umile pasto. I rari racconti di mio padre, molto lontani nel tempo, non erano diversi. Diceva di avere imparato a mangiare la feta con i pomodori, la lattuga, le olive e le cipolle, la famosa insalata greca”.
Patrizia Larese, laureata in matematica all’Università di Torino, esperta di telecomunicazioni, ha lavorato come dirigente in multinazionali e nell’amministrazione pubblica. Viaggiando in diverse parti del mondo come tour leader ha scoperto di nutrire una grande passione per la fotografia. Ha collaborato con alcune riviste di viaggio e si è impegnata come fotografa con associazioni ambientaliste e attive in difesa dei diritti umani. Giornalista pubblicista, i suoi articoli sono pubblicati su riviste cartacee e testate online. (Inform)