ESULI
TRIESTE – Aperto da oggi a Trieste il Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata. il Il Museo è allestito nel palazzo di via Torino 8 dove ha sede l’IRCI, Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata .
“Si tratta di un museo moderno, frutto di un lavoro complesso di costruzione e ricostruzione che aggiunge una parte fondamentale alla conoscenza della città e della sua storia – ha evidenziato l’assessore alla Cultura Paolo Tassinari presentando stamane il Museo – Il secondo nuovo museo che nell’arco di due anni contribuisce ad accrescere il patrimonio culturale cittadino. L’IRCI e tutti coloro che hanno collaborato, che ringrazio, ha fatto un grandissimo lavoro di ristrutturazione e di ricerca nella realizzazione di un museo che entrerà a far parte dei Musei Civici e che nel prossimo futuro auspichiamo possa essere integrato anche alla biblioteca dell’IRCI”. “L’idea del museo – ha spiegato la presidente IRCI Chiara Vigini – è stata a lungo accarezzata dalle associazioni degli esuli, dapprima semplicemente come luogo in cui poter conservare i ricordi – oggetti, carte… – di chi era andato via dalla propria terra, ma ben presto come luogo in cui dare una sistemazione ideale a una vera e propria “civiltà” che per secoli è stata presente nell’Adriatico orientale, convivendo con altre genti, che spesso ne venivano attratte.La città di Trieste – ha ricordato Vigini – è stata considerata da subito capitale morale dell’esodo, ma da sempre è stata la grande città a cui guardavano le cittadine e i paesi dell’Istria, per questo era doveroso che la città giuliana dedicasse uno spazio adeguato al suo entroterra naturale. Questo viene inaugurato ora: lo spazio di condivisione della città con il mare istriano e dalmata e con le campagne.Per gli esuli è anche il riconoscimento, pur dopo diversi decenni, dell’importanza della loro presenza e del loro operare nella prima città che li ha accolti all’uscita tragica dalle loro terre. Infatti gli istriani, i fiumani, i dalmati non sono venuti da estranei, e si sono integrati velocemente nel tessuto cittadino, tanto da partecipare subito molto attivamente alle attività politiche, economiche, culturali e civili di Trieste. E se in passato c’è stata una minima parte che si è posta in maniera critica alla loro accoglienza, è ben ora di riconoscere che la città tutta si è prestata al cambiamento per far posto ai nuovi arrivati, e ne è stata rivitalizzata. E’ anche questo il senso dell’introdurre il museo entro il circuito dei civici musei di Trieste. E adesso ha è anche il momento opportuno per riconoscere il ruolo che istriani, fiumani e dalmati possono avere nell’Europa di oggi, in cui ogni popolo è chiamato a lavorare e vivere stando pacificamente accanto a popoli dalle lingue diverse: questa è stata per secoli una prerogativa degli istriani, fiumani e dalmati. Un museo, dunque, che permette di guardare al più ampio passato, con uno sguardo consapevole del futuro.”, ha concluso la presidente dell’IRCI .
Il museo che si è aperto oggi è una realtà multidisciplinare, frutto di un lavoro collettivo che ha visto impegnati molti studiosi ed esperti di cultura istriano-fiumano-dalmata assieme a giovani progettisti e ricercatori, che hanno dato vita a un percorso rispettoso della tradizione, attento alla vasta bibliografia esistente sulla storia di quei territori e nel contempo connotato da un linguaggio contemporaneo, che utilizza largamente gli strumenti multimediali e permette al visitatore di interagire col museo approfondendo ampiamente gli argomenti trattati nelle sale.
Assieme agli oggetti e ai documenti messi a disposizione dall’IRCI, tra cui buona parte proviene dall’ormai famoso “Magazzino 18” efficacemente narrato nello spettacolo di Simone Cristicchi, saranno esposti reperti archeologici, opere d’arte, documenti, libri, stampe, disegni e fotografie di proprietà dei Civici Musei di Storia ed Arte e del Museo Revoltella, ma anche di numerosi collezionisti privati disponibili a collaborare con prestiti e donazioni.
Il percorso si snoda su tre piani, dal piano terra, dove, assieme alle strutture di accoglienza saranno predisposte due postazioni di consultazione di archivi digitali, al secondo e al terzo piano, prevedendo anche un successivo sviluppo nel quarto.
Al secondo piano il visitatore potrà conoscere la storia del territorio attraverso un’ampia documentazione proposta secondo diverse modalità, dal documentario introduttivo che lo accompagna alla scoperta dell’Istria bianca, dell’Istria verde e dell’Istria rossa, alla linea del tempo che scandisce nei passaggi più importanti le vicende succedutesi dall’antichità al secondo Novecento, al totem con touch screen che permette di sfogliare 34 schede di approfondimento, alle vetrine che contengono preziosi reperti archeologici istriani e dalmati. Sopra il suo capo ci sarà una sorta di “tetto” che ripropone la sagoma della penisola istriana completa dei riferimenti topografici.
Proseguendo nella sala successiva potrà immergersi nell’Istria agricola e marinara, vedere da vicino gli strumenti del lavoro contadino e la vita dei pescatori ambientati su sfondi fotografici d’epoca, entrare in un’aula scolastica e in una bottega artigiana, avvicinarsi alle lingue, ai costumi e alle tradizioni, ai riti religiosi e agli oggetti della vita quotidiana.
Al terzo piano avrà modo conoscerne gli aspetti paesaggistici e monumentali attraverso un vasto repertorio di immagini riprese tra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta, potrà percorrere un viaggio nello spazio e nel tempo assieme agli uomini di cultura, pittori, scrittori e musicisti che fin dal secolo XVIII hanno studiato e amato l’Istria, Fiume e la Dalmazia, leggere le loro parole, ascoltare le loro composizioni e vedere i loro volti, fino ad arrivare al momento in cui tutto ciò è stato brutalmente interrotto dalla guerra, rappresentato da una stanza buia che, attraverso un filmato fortemente evocativo, permette di entrare nel dramma dello scontro nazionale e politico degli anni quaranta.
Il percorso continua seguendo il destino delle centinaia di migliaia di profughi costretti all’esilio, mostrando al visitatore gli oggetti e le carte che hanno accompagnato la loro fuga, tanti bauli e tante casse piene di stoviglie e di libri, i ricordi che si sono conservati e quelli che ci si è lasciati alle spalle per ricostruire delle nuove vite. Anche in questa fase, per aiutare il visitatore a capire la portata del dramma e delle sue conseguenze, vengono utilizzate immagini d’epoca assieme alle parole di gente comune e di intellettuali, tra cui lo scrittore Pier Antonio Quarantotti Gambini al quale viene dedicata una sala.
Non sarebbe possibile, però, concludere la visita senza vedere dal vivo le ventuno opere di proprietà dello Stato italiano provenienti da diverse località dell’Istria che in questo momento sono conservate nel vicino Civico Museo Sartorio. Tavole di Paolo Veneziano, pale d’altare di Alvise Vivarini, Benedetto Carpaccio e di Giambattista Tiepolo, solo per citare qualcuno degli autori presenti, che le associazioni degli esuli sperano di accogliere prima o poi nelle sale di via Torino. In attesa che, a livello ministeriale, si decida il destino di questi capolavori, il Comune concederà di visitare gratuitamente la sezione della pinacoteca in cui le opere sono esposte a chi si presenterà con il biglietto del Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata.
Alla fine di questo percorso il visitatore dovrà avere raggiunto, da un lato, la consapevolezza dell’unicità e della straordinaria ricchezza culturale del mondo istriano-fiumano-dalmata di lingua italiana e dell’ingiusto destino a cui è stato condannato dalla storia, ma anche delle ampie prospettive che a questa cultura si aprono nella nuova Europa. Per questo il museo nasce in un momento molto propizio per valorizzare un patrimonio secolare e consegnarlo alle future generazioni.
Oggi pomeriggio l’inaugurazione del Museo. Tra le autorità presenti, anche l’assessore alla Cultura del Friuli Venezia Giulia, Gianni Torrenti, dichiaratosi molto felice dell’apertura “in quanto ora la città ha a disposizione un museo di alto profilo che richiamerà interesse e presenze, diventando un vero e proprio punto di riferimento per una cultura che, travolta dalle fasi più dolorose, per molti è ancora tutta da scoprire ed approfondire”. “E’ una simbolica ricongiunzione fra le varie comunità – ha concluso Torrenti, assicurando il continuo supporto da parte della Regione all’attività del museo – ed un’opportunità di visione comune rispetto alla nostra storia”. In precedenza, il sindaco Roberto Cosolini aveva sottolineato quanto la città abbia finalmente riconosciuto il dovuto a istriani, fiumani e dalmati, evidenziando un patrimonio storico dal quale trarre prospettive future. (Inform)