direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Toronto la riunione della Commissione continentale anglofona

CGIE

La relazione di apertura del vice segretario generale per i Paesi anglofoni extraeuropei Silvana Mangione

 

TORONTO – Ad aprire i lavori della riunione della Commissione continentale anglofona del Consiglio generale degli italiani all’estero, svoltasi a Toronto, il vice segretario generale per i Paesi anglofoni extraeuropei Silvana Mangione che, dopo aver ringraziato i presenti – in particolare l’ambasciatore d’Italia in Canada, Claudio Taffuri, il console generale Giuseppe Pastorelli e la presidente del Comites di Toronto, Michela Di Marco – ha richiamato i molti temi al centro dell’incontro.

“Tradizionalmente iniziamo con quelli specifici suggeriti dal Paese ospitante, in questo caso dal consigliere Rocco Di Trolio, certamente di concerto con i Comites, che desiderano presentare due problemi locali relativi al reciproco riconoscimento della patente di guida e all’Holiday Working Visa, già affrontati – ricorda Mangione – nel corso dell’ultima riunione della Commissione continentale anglofona in Canada, a Ottawa, e non ancora del tutto risolti, oltre alla questione della rete consolare e dei rapporti con i Comites che discuteremo prima di tutto per quanto riguarda il Canada, poi coralmente per tutti e quattro i nostri Paesi”.

“Il primo punto che riguarda davvero tutti gli italiani nel mondo – sottolinea il vice segretario – è quello dell’esercizio del diritto di voto in loco, da affrontare alla luce di quanto è avvenuto non soltanto nell’ultima tornata elettorale, ma anche in tutte le precedenti, prima, durante e dopo le votazioni. Credo siamo tutti concordi sul fatto che il migliore, per non dire l’unico metodo che consente a tutti gli italiani all’estero di votare è quello per corrispondenza. La stragrande maggioranza dei Paesi che consentono il voto dei loro cittadini all’estero usa il metodo della corrispondenza. Per quale ragione soltanto noi non dovremmo essere capaci di gestirlo? – domanda Mangione. “E tuttavia – prosegue, – a ogni occasione si scatena la canea della necessità della messa in sicurezza del voto, pena la cancellazione di un diritto basilare della democrazia soltanto per i residenti all’estero. Ai boatos di ogni parte abbiamo risposto più volte che, dei quattro requisiti costituzionali per la correttezza del voto, quello dell’uguaglianza è risolto in se stesso, giacché il voto di chiunque di noi ha lo stesso valore di quello di chiunque altro, e quello della libertà, intesa nel senso dell’essere messi in condizione di esprimere una scelta informata, non dipende dal singolo cittadino”. “Personalità e segretezza invece – ricorda ancora Mangione – sono un dovere del cittadino e lo Stato deve aiutarci nel sostenerli e proteggerli, in tutti i modi possibili, attraverso l’informazione, precisa, martellante e non limitata alle poche settimane che precedono il voto. Bisogna far capire a ogni cittadino all’estero che il suo voto è molto importante e che non può essere demandato o regalato a nessun altro”.

“I problemi veri stanno nella definizione degli elenchi elettorali, nella produzione delle schede e nello spoglio dei voti – rileva Mangione, ricordando come il Cgie in un documento approvato in proposito all’unanimità avesse suggerito “alcune soluzioni che ancora oggi – seppure non tutte – potrebbero ovviare a molte delle incongruenze e conseguenti accuse di fatto tese a toglierci l’esercizio di questo diritto primario della cittadinanza”. “Già dal lontano 2007, se non vado errata, suggerivamo che gli schedari consolari costituissero la base unica della definizione dell’elettorato all’estero e che le schede venissero stampate in Italia e inviate ai Consolati. Chiedevamo anche – ricorda Mangione – che lo scrutinio avvenisse nei Consolati, alla presenza di rappresentanti di lista, per evitare il caos dello spoglio effettuato a Castelnuovo di Porto da un numero insufficiente di addetti, spesso non informati delle norme che regolano il voto degli italiani all’estero consentendo, fra l’altro, l’espressione di preferenze. Un passo avanti si è fatto con l’introduzione del codice a barre per l’identificazione della provenienza del voto, ma a Castelnuovo di Porto mancavano gli strumenti di lettura dei codici. Ricordiamo che l’emendamento al Rosatellum bis, che consente ai cittadini residenti in Italia di candidarsi all’estero, ha portato all’elezione in rappresentanza dei Paesi del Nord e Centro America, di una senatrice residente in Italia e alla quasi elezione di un deputato che vive e lavora entro i confini dello stivale. Anche questo dovremo analizzare e valutarne la costituzionalità, non ad personam – rileva il vice segretario – ma ad rem”.

Altra questione di confronto la “strategia integrata applicata alla diffusione della lingua e della cultura italiane all’estero, promossa dall’intelligente lavoro della Direzione Generale del Sistema Paese della Farnesina – afferma il vice segretario, ricordando come le competenze relative a tale  promozione siano state trasferite nel 2017 dalla Direzione Generale degli Italiani all’Estero a quella del Sistema Paese, “ad indicare quanto sia ormai superata l’ottica assistenziale dell’insegnamento dell’italiano ai lavoratori all’estero e famiglie per farne invece uno strumento di penetrazione dell’intero Sistema Paese e un sostegno vero alle nostre esportazioni di prodotti, progetti, idee, beni materiale e immateriali, attraverso l’italianizzazione dei gusti in ognuno degli Stati esteri in cui viviamo”. “I quattro Paesi anglofoni extraeuropei – Canada, Australia, Repubblica del Sud Africa e Stati Uniti – si collocano fra i maggiori perni della crescita dell’Italia e delle sue industrie, piccole, medie e grandi, e di tutti i settori dell’economia nazionale, in quanto tutti e quattro Paesi del G20, e due anche del G7, quando pensiamo al Canada e agli Stati Uniti. Molto indicative in proposito – afferma ancora Mangione – sono le conclusioni dell’indagine svolta dal Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato uscente, pubblicate pochi mesi fa e particolarmente attente ai diversi approcci nelle variegate realtà locali, che richiedono anche il potenziamento dell’uso di materiali e strumenti didattici online per lo studio dei discenti e la formazione dei docenti”.

Citati anche “l’ambizioso programma del Cgie di Incontri, Conferenze, Convegni, ognuno con un suo iter preparatorio e precisi tempi di organizzazione e realizzazione, e di appuntamenti istituzionali fra cui il terzo incontro dell’Europa in movimento (2008 Parigi – 2010 Roma); la convocazione dell’assemblea plenaria della Conferenza permanente Stato Regioni Province autonome CGIE (2005 – 2009), la Prima Conferenza mondiale delle Donne Italiane all’estero e l’opportunità di aprire la strada alla Seconda Conferenza Nazionale dei Giovani (2008) per avviare un’analisi seria delle nuove emigrazioni e mobilità, e tracciare un quadro più aggiornato e meno stereotipato delle attuali realtà degli italiani fuori d’Italia”. “Il nostro compito – precisa il vice segretario – consiste nel contribuire a disegnare le linee organizzative e suggerire i contenuti di tutti questi eventi. La nostra Commissione, particolarmente dialettica e non sempre agile nel trovare una per quanto sofferta unitarietà, deve continuare a dimostrare la sua capacità di essere quasi sempre la più creativa e propositiva delle tre istituite nel Cgie – è la sollecitazione rivolta ai presenti.

Tra i temi oggetto di approfondimento anche la situazione dei connazionali in Sud Africa e i pericoli che derivano dalle conseguenze dei più recenti assetti politici; le trattative per la conclusione di una Convenzione fra il Maeci e i patronati, di cui si rileva l’importante ruolo sussidiario assunto in Paesi di grande estensione territoriale e “ridotta rete consolare, specie dopo le chiusure delle sedi di Edmonton, Durban e Newark”; informazione e comunicazione del Cgie. L’auspicio è dunque un dibattito ricco di “sollecitazioni, e ancor più da proporre e realizzare in futuro”. (Inform)

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