FARNESINA
A Roma l’evento introduttivo della XIII Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici
ROMA – “Lo sviluppo sostenibile: il benessere degli altri è anche il nostro” è il titolo di uno dei panel tematici trattati durante l’evento introduttivo della XIII Conferenza degli Ambasciatori e Ambasciatrici. Si è parlato dell’Agenda 2030 come di un qualcosa non di astratto ma di estremamente concreto. Moderato dalla giornalista Alessandra Sardoni la tavola rotonda ha visto gli interventi di Enrico Giovannini, portavoce di Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Don Dante Carraro, Direttore della Onlus “Medici con l’Africa Cuamm”, Barbara Bregato, Ambasciatrice d’Italia in Marocco, Giampaolo Cantini, Ambasciatore d’Italia in Egitto.
Enrico Giovannini ha ricordato come uno degli obiettivi principali dell’Agenda 2030 sia proprio la cooperazione tra Paesi e tra attori all’interno della stessa società: pubblico-privato e società civile. “L’Agenda 2030 è un grande dono: è importante leggerne il preambolo che già da sé esprime la visione di uno sviluppo comune e sostenibile. Non si parla semplicemente di ambiente e di rispetto dei diritti ma di una grande opportunità di business, facendo diplomazia economica. Abbiamo il compito di fare dell’Europa il primo continente campione mondiale di economia circolare”, ha spiegato Giovannini. Don Dante Carraro ha invitato al lavoro in sinergia anche con ambasciatori e con l’intera rete diplomatica. “E’ difficile parlare di sostenibilità quando abbiamo Paesi come il Sud Sudan dove mancano servizi medici basilari; oppure come la Repubblica Centrafricana dove ci sono soltanto tre pediatri in tutto il Paese. Occorre un investimento graduale nelle risorse locali, per fronteggiare problemi come la mortalità infantile. Non è vero che la cooperazione non serve: l’Uganda è stabile da oltre un trentennio e ha un pil che cresce del 5% annuo: per fare un esempio con i dati più recenti, nel 2017 nessun ugandese ha attraversato il Mediterraneo”, ha precisato Carraro.
L’Ambasciatrice Barbara Bregato ha evidenziato come il Marocco si appresti ad essere considerato tra i Paesi emergenti; nonostante questo serve proseguire sulla strada della cooperazione come componente della nostra stessa strategia nazionale, modificando gli strumenti d’intervento al fine di conciliare i nostri interessi con quelli del Paese ricevente. “Abbiamo iniziato con il sostegno alla sanità di base, con l’alfabetizzazione e l’educazione, con l’acqua potabile, l’energia e le strade con un rapporto che vedeva l’Italia come Paese donatore e il Marocco come Paese ricevente. Questo è stato modificato, in sintonia con le autorità locali, in un rapporto di co-sviluppo e partenariato con mutui benefici: per esempio sono partite delle attività di microcredito per lo sviluppo dell’imprenditoria locale in zone rurali anche a sostegno del lavoro femminile, nonché nel settore dei beni archeologici. Grazie a noi è stato aperto il primo laboratorio di restauro, con macchinari italiani. Infine ricordo due progetti importanti per i fenomeni migratori: la possibilità di stage presso aziende italiane presenti in loco e la possibilità di una migrazione di ritorno per riportare a casa le esperienze acquisite fuori dal Marocco”, ha spiegato Bregato. L’Ambasciatore Giampaolo Cantini ha rilevato “l’importanza del sostegno ai processi di stabilizzazione nelle zone che hanno visto dei conflitti, dove il ruolo dell’Italia non deve venir meno”. Discorso analogo sulle politiche volte all’inclusione sociale e alla tutela dei diritti nei processi di sviluppo e cooperazione. Una riflessione finale c’è stata sul caso Regeni: “c’è il nostro massimo impegno nella ricerca della piena verità”, ha precisato Cantini. (Simone Sperduto/Inform)