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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma la tavola rotonda del Cir “Il‘Sistema Dublino e il principio di solidarietà intra-Ue”

RIFUGIATI

 

Zaccaria: “Vogliamo che il principio di solidarietà che deve regolare le normative comunitarie in materia di migrazione e asilo venga tradotto in politiche e in leggi”

Hein: “Il principio del mutuo riconoscimento è un importante strumento affinché i beneficiari di protezione internazionale possano fruire effettivamente della libertà di stabilirsi entro i confini europei”

 

ROMA – “La posizione geografica e geopolitica dell’Italia pone il nostro Paese di fronte a sfide sempre più ardue ed è necessario che l’Unione Europea dimostri solidarietà nel portare soccorso in mare e nel dare accoglienza ai rifugiati. L’Italia insieme con gli altri Stati del Sud Europa è sicuramente tra i Paesi maggiormente interessati a promuovere a livello europeo un profondo ripensamento che esca dalla logica perversa per cui il Paese che salva una vita in mare, dovrà poi essere il Paese che dovrà dare accoglienza a quella persona. Vogliamo che il principio di solidarietà che deve regolare le normative comunitarie in materia di migrazione e asilo venga tradotto in politiche e in leggi”. Lo ha detto  Roberto Zaccaria, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati che, in occasione del suo 25° anniversario di attività , ha organizzato a Roma, presso la Sala Aldo Moro della Camera dei deputati, la tavola rotonda “Il ‘Sistema Dublino’ e il principio di solidarietà intra-Ue”.

Il Cir ricorda che “l’Italia è ormai il più importante punto di ingresso di migranti in Europa, nel 2014  sono arrivati via mare 170.000 richiedenti asilo, rifugiati e migranti e gli arrivi all’inizio del 2015 si sono intensificati. La situazione in Libia fa presagire un flusso sempre maggiore: nessun altro Stato membro ha mai affrontato un tale numero di persone che attraversano in modo irregolare le frontiere esterne dell’Unione.  Molte di queste persone sono rifugiati: lo scorso anno l’Italia ha ricevuto 64.000 domande d’asilo e ben il 60% di persone ha ricevuto una forma di protezione”. “Non solo – sottolinea il Cir – siamo gli indiscussi campioni del salvataggio in mare, ma abbiamo una sempre crescente responsabilità nei confronti di richiedenti asilo. Basti pensare che nel 2013 il 70% dei richiedenti asilo si è concentrata in appena cinque Stati: Germania, Svezia, Italia, Francia e Regno Unito. E nei primi nei primi 9 mesi del 2014 questa tendenza continua:  4 paesi hanno ricevuto il 60% delle domande di asilo presentate in tutta Europa – Germania 100.572 (28,1%) , Italia 42.375  (11,8%), Svezia 55.615 (15,5%), Svizzera 16.800 (4,7%).  Questo nonostante l’Articolo 80 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea stabilisca il principio di solidarietà tra gli Stati membri dell’Unione in materia di controllo delle frontiere, asilo e immigrazione: un principio che deve governare le azioni dell’Unione Europea e dei singoli Stati”.

Per il Cir il Sistema Dublino, “oltre ad essere inumano, è anche inefficace”. “I dati relativi al Sistema Dublino, che ha un pesantissimo impatto sia sulla vita delle persone nonché sui costi che gli Stati debbono sostenere, ha un impatto numerico veramente molto limitato” spiega il Cir , dati alla mano: “Nel 2013 a fronte di 435.000 domande d’asilo è stato richiesto il trasferimento di 16.014 persone ovvero il 3.7% dei richiedenti asilo in tutta Europa (dati Eurostat). Questo vuol dire che mentre il Regolamento impedisce al 100% di tutti i richiedenti asilo e rifugiati di scegliere il Paese in cui vivere, limitando fortemente la loro libertà personale e conseguentemente tutti i loro diritti, si applica nella pratica al solo 3.7%.  Inoltre se guardiamo ai saldi di alcuni Paesi ci accorgiamo ad esempio che verso la Francia viene chiesto il trasferimento di 834 persone; ma lo stesso Paese richiede il trasferimento verso altri Paesi di 645 persone, con un saldo di meno di 200 persone. In Gran Bretagna questo saldo è inferiore a 500 persone”.

“Per superare Dublino, crediamo sia fondamentale – ha detto Christopher Hein, direttore del Cir -cominciare a superarne gli effetti. Ad oggi una persona la cui protezione internazionale è riconosciuta da un Paese è costretta a vivere in quel Paese: può circolare per 3 mesi all’interno dell’Unione Europea, ma non si può trasferire in nessun altro Stato per lavorare, studiare o vivere stabilmente. Questo nonostante dal 1999 l’Unione europea è impegnata a creare un sistema europeo comune di asilo basato su sistemi e standard comuni. Affinché lo status sia veramente valido in tutta l’Unione, un beneficiario di protezione internazionale dovrebbe vedersi riconosciuti i diritti e le libertà connesse alla sua presenza sul territorio europeo. Il principio del mutuo riconoscimento è un importante strumento affinché i beneficiari di protezione internazionale possano fruire effettivamente della libertà di stabilirsi entro i confini europei fruendo di tutti i diritti (lavoro e diritti sociali in primis) garantiti dal loro status. Peraltro tale libertà di stabilirsi faciliterebbe il ricongiungimento familiare dentro lo spazio dell’Unione”, ha concluso Hein.(Inform)

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