direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma il V Congresso Uim “Associazione Made in Italy”

ASSOCIAZIONI

I lavori aperti dall’intervento del segretario generale Alberto Sera e conclusi dal segretario generale aggiunto della Uil Carmelo Barbagallo. Gli interventi dei delegati Ital e Uim dall’Italia e dall’estero preoccupati per il taglio al fondo patronati. Tra i parlamentari presenti, Gianni Farina (Pd – ripartizione Europa) che parla di una “perdita della memoria” di ciò che è stato ed è il mondo degli italiani all’estero da parte del nostro Paese

 

ROMA – Una relazione incentrata sul rinnovamento quella con cui il segretario generale della Unione Italiani nel Mondo, Alberto Sera, ha aperto ieri il V Congresso della Uim a Roma, definita nel titolo dell’incontro “Associazione Made in Italy” per evidenziare come il sodalizio – che tra pochi mesi festeggerà il ventesimo anniversario della sua nascita – si proponga di “tratteggiare un modello associativo tutto italiano ma valido ovunque, con caratteristiche cosmopolite” e incentrato sugli “uomini in cammino”. La Uim è infatti un’associazione di migranti, parola che deve sostituire – segnala il segretario generale – la distinzione tra emigrati ed immigrati, ormai superata nell’attuale contesto globalizzato, nata per affrontare problematiche ed offrire soluzioni che possano rendere il migrante protagonista del processo di integrazione, confronto e soluzioni da ricercare attraverso la “rete di connettori sociali e digitali” creata tra i componenti dell’associazione, dotati anche di strumenti di democrazia elettronica che ci si propone di riattivare e utilizzare “assicurando la leggibilità dei contenuti e la certezza dei tempi”.

Sera ripercorre anche l’attività del sodalizio per fare il punto da cui ripartire in vista del prossimo anniversario, ripartenza programmata anche dopo questa fase di “lotta” per scongiurare il taglio al fondo patronati previsto della legge di stabilità – l’associazione nasce dal patronato Ital – e necessaria per “cambiare passo al patronato e alle associazioni che il patronato ha costituito”. Critico l’affondo del segretario generale sul presidente del Consiglio Matteo Renzi: “a chi ci chiede dove eravamo noi in questi anni dobbiamo dimostrare che noi eravamo già nel futuro che ora si sta cercando”. “In questi ultimi anni – prosegue – stavamo rivendicando le elezioni dei Comites e la riforma di questi dopo la tornata elettorale, a dispetto di coloro che volevano procedere subito con la riforma di Comites e Cgie e non ci sono riusciti, mantenendo in piedi organismi ben al di là della loro naturale scadenza”. Su questo fronte l’impegno “per i prossimi due anni sarà mettere a punto una riforma reale di questi organismi che tenga conto della rappresentanza parlamentare, del grado di validità della democrazia digitale e della priorità di includere il più possibile tutte le componenti del mondo dell’emigrazione italiana all’estero, insieme ad una riforma dell’Aire – chiarisce Sera, che tratteggia poi l’impegno da mettere in campo a partire dall’esperienza già maturata da Uim, Ital e Uil. “La rappresentanza delle migrazioni nel mondo non è solo nostra ma riguarda diverse strutture della Uil, vanno create occasioni dedicate alle informazioni reciproche – afferma il segretario generale, spiegando come l’associazione debba affrontare in primis l’emergenza lavoro e fare “impresa sociale sfruttando la scia dei grandi eventi in cui è incastonato il prossimo quadriennio: l’Expo 2015 e Matera capitale della cultura 2019”. “Facciamo che i loro messaggi durino più dei mesi di kermesse. Nel mondo delle migrazioni – aggiunge – vogliamo dare un contributo non velleitario indicando dove, chi e quando, specificando che occorrono subito in Italia e all’estero: italianisti, esperti in telemedicina e semiotica, psicologi, orientatori sociali, antropologi e mediatori amministrativi. Per un totale di 1000 nuovi posti di lavoro con alta professionalità”. Sera torna poi sull’attività di promozione della lingua italiana, che deve rientrare sempre più “nel bagaglio della persona multilingue, per puntare più in alto, per ottenere professionalità e posti di lavoro più qualificato”. Spiega come tali progetti potrebbero valorizzare l’esperienza e la professionalità dei talenti italiani presenti in tutto il mondo e come emergano da richieste derivanti dal territorio – cita in proposito un sondaggio tra i giovani italiani a Londra, da cui è emersa anche l’esigenza di trovare all’estero un accompagnamento psicologico, vista l’individualità dell’esperienza migratoria contemporanea, oppure un progetto messo in campo dalla Uim a Berlino di supporto alla nuova emigrazione, alle prese con il disbrigo di pratiche burocratiche in lingua necessarie per l’agenzia del lavoro tedesca. “Queste materie di confronto sociale richiedono attenzione e non una alzatina di spalle con relativo muro spiegato dal se ne faranno una ragione. Ebbene – conclude Sera – noi della Uim non possiamo farcene una ragione dei tagli radicali alla presenza consolare, culturale, sociale ed economica dell’Italia all’estero e nemmeno delle promesse a vuoto della nuova legge di cittadinanza”. Sono sfide a cui la Uim continuerà a dedicare il suo impegno – ribadisce il segretario generale, “conservando le proprie radici nel rinnovamento”.

La mattinata è proseguita con gli interventi dei delegati Uim e Ital dall’Italia e dall’estero: Carlo Lunghini, segretario della onlus Amici di Eleonora, che ha richiamato l’importate esperienza dei Punto coma dedicati all’assistenza dei malati in stato vegetativo e dei loro familiari attuata in collaborazione con l’Ital su tutto il territorio nazionale; Alfredo Carpentieri dell’Ital di Lima, in Perù, che ha segnalato la necessità di concludere una convenzione bilaterale sulle questioni previdenziali tra Italia e Perù, il carico di lavoro che il patronato deve affrontare con la certificazione dell’esistenza in vita dei pensionati italiani e ha auspicato una maggiore collaborazione anche per l’assistenza della collettività peruviana residente in Italia; Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, che ha evidenziato come il taglio al fondo patronati sia sintomo di una non conoscenza del ruolo fondamentale che essi svolgono specie per i connazionali residenti all’estero e del “limite culturale” che egli imputa all’attuale governo, ossia quello di “non riconoscere il ruolo dei soggetti intermedi della società, soggetti su cui si deve invece far leva per la rinascita e il riscatto del nostro Paese”; Luigi Ripandelli, responsabile della Uim in Canada, che ha rilevato come il taglio prospettato stia creando notevole agitazione tra i pensionati italiani, ha richiamato la numerosa collettività italiana presente nel Paese e segnalato alcune difficoltà che oggi impediscono ai giovani italiani di prolungare la loro esperienza migratoria in loco; Romano Bellissima, segretario generale della Uil Pensionati, che ha ribadito l’importanza del patronato e dall’assistenza offerta ai connazionali all’estero, stigmatizzato il dilagare dell’individualismo a scapito della solidarietà e dell’abuso del termine cambiamento, laddove si incide sul restringimento di tutele e diritti conquistati negli anni, e sottolineato come in questo quadro vi sia necessità di “più sindacato”; Piero Massa, segretario della Uil Liguria, che ha richiamato le difficoltà e i danni provocati dal maltempo in regione; Gilbert Abasimi della Uim Vicenza, che si è soffermato sul cambiamento avvenuto in Italia con la crescita de numero degli immigrati e proposto la creazione di centri provinciali interculturali per favorire l’incontro e l’integrazione; Giuseppe Musso, coordinatore dell’Ital Uil in Australia e presidente del Comites del New South Wales, che ha segnalato come l’attività del patronato sia cambiata di pari passo con le esigenze dei connazionali all’estero, richiamato l’assistenza messa in campo in favore della nuova emigrazione sul fronte delle questioni lavorative, fiscali e finanziarie e sollecitato l’avvio di un tavolo di confronto con il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale per il riconoscimento del lavoro svolto dai patronati; Rocco Carannante, tesoriere della Uim, che ha richiamato i cambiamenti determinati dalla globalizzazione, evidenziato il contributo – anche in termini di versamenti Inps – apportato dagli immigrati in Italia e stigmatizzato l’attacco ai sindacati messo in atto a suo avviso da parte del governo; Essa Eskander, presidente della Uim in Egitto, che ha segnalato l’importanza della costituzione del sodalizio in uno dei Paesi della Primavera araba, insieme al forte interesse presente tra i giovani egiziani per l’apprendimento della lingua italiana; Gerardo Colamarco, segretario generale della Uil Veneto, che ha ribadito come occorra tenere alta la guardia sui diritti acquisiti e un cambio di mentalità per un’accoglienza diversa nei confronti degli immigrati, richiamato anche il passato di emigrazione della sua regione di provenienza, fenomeno che è oggi in ripresa e rischia di provocare un depauperamento del Paese; Gianfranco Segoloni, presidente dell’Ital in Germania, che ha rilevato la necessità che l’importanza della solidarietà e del lavoro siano condivise dall’opinione pubblica, segnalato il progressivo distacco della politica dal Paese reale e lamentato l’incapacità dell’Italia, crocevia del Mediterraneo, ad articolare negli anni una politica dell’accoglienza; Luca Maggio, della Uim di Foggia, che ha illustrato le attività messe in campo sul territorio, in particolare l’assistenza ai braccianti del “ghetto di Rignano” e l’attività svolta con le scuole attraverso l’ambasciata della pace; Jeremie Goutto della Uim Verona, che si è soffermato sul senso di esclusione dei figli di immigrati nati in Italia che conoscono solo in nostro Paese ma devono attendere i 18 anni per procedere con la domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana; Pouye Babacar da Ravenna, anch’egli sul tema della cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia; Paolo Brullo da Wolfsburg, dove è anche presidente del Comites, che ha richiamato il grande apporto all’industria tedesca dell’auto dato dalla manodopera italiana emigrata in Germania; Marina Salvarezza della Uim e consigliere del Cgie per l’Ecuador, che ha ricordato come il patronato resti l’unico supporto per i connazionali residenti all’estero, specie vista la fase di riorganizzazione della rete consolare, e segnala come il Cgie abbia continuamente ribadito l’importanza e il ruolo dei patronati, affermazione di fronte a cui questo taglio di risorse risulta per Salvarezza incomprensibile, mentre evidenzia la necessità di una riforma del Comites anche in rapporto all’attività e alle funzioni svolte dal patronato; Katia Squillaci della Uim a Berlino che descrive l’assistenza offerta alla nuova emigrazione italiana in loco con lo sportello “Primo arrivo” inaugurato a gennaio.

Da segnalare tra gli interventi quello di Gianni Farina, deputato del Pd eletto nella ripartizione Europa – presenti ai lavori anche i deputati democratici Fabio Porta (ripartizione America meridionale) e Laura Garavini (ripartizione Europa), – che ha ricordato con il fondo patronati sia finanziato dal contributo dei lavoratori e come il taglio ora prospettato sia “frutto di una insensibilità e di una mancanza di memoria che non riusciamo a comprendere”, “un attacco che minaccia la tutela di milioni di nostri lavoratori italiani nel mondo”. Farina ripercorre l’attività dei patronati a fianco dei connazionali all’estero dagli anni Sessanta in poi, “allora – dice – vi era una rete consolare diffusa e naturalmente altre esigenze a cui rispondere, ma per l’assistente sociale presente all’ufficio consolare il rapporto con il patronato restava la stella polare” per l’azione da svolgere, un rapporto “senza il quale – annota l’esponente democratico – i consolati sarebbero stati nudi e disarmati a proteggere milioni di lavoratori”. “Oggi – prosegue – siamo di fronte ad uno smantellamento della rete istituzionale, non solo dei consolati, ma anche degli istituti di cultura, degli enti di assistenza etc., e di fronte a questo smantellamento il patronato diventa l’unico strumento essenziale per proteggere i nostri lavoratori e lo sarà sempre di più se noi lo difenderemo nel nostro lavoro in Parlamento e se sapremo anche valorizzarlo nel mono dell’emigrazione”. Richiamate anche le ultime vicende connesse con il rinnovo dei Comites: “anche in questa occasione i patronati – afferma Farina – sono riusciti ad unificare il mondo dell’emigrazione, per dire che l’emigrazione non ha bisogno di politica ma di atti concreti e immediati che uniscano il nostro mondo”. Segnalati i fenomeni della nuova emigrazione professionale “di cui dobbiamo essere orgogliosi perché porta un contributo forte al nome dell’Italia nel mondo – suggerisce Farina, ma anche “le centinaia di migliaia di giovani senza istruzione e disoccupati che stanno salendo verso l’Europa senza protezione, senza diritti, senza sicurezza per l’avvenire e a questi giovani noi dobbiamo una risposta, insieme al patronato”. Una risposta che è una spinta al cambiamento per il patronato: “restando quello del passato, il patronato non sarà all’altezza di proteggere e tutelare questi lavoratori – afferma il parlamentare, sollecitando alla responsabilità e alla crescita anche attraverso “un rapporto forte di solidarietà tra i sindacati”. “Il nostro Paese ha perso la memoria e anche i provvedimenti del governo sono il sintomo di questa disastrosa perdita della memoria. 60 milioni di italiani sono andati all’estero nel corso dei secoli, ma 5 milioni sono ancora lì, sono ricchezza vera e forte del nostro Paese e io credo che il nostro contributo in Parlamento – conclude Farina – sia svegliare le menti e dire anche a chi non vuol sentire che noi siamo ancora lì e continueremo la battaglia”.

Ha chiuso la mattinata l’intervento di Carmelo Barbagallo, segretario generale aggiunto della Uil, che ha evidenziato come con la crisi il Paese si stia impoverendo, aumentino gli egoismi e la tendenza a colpire i corpi intermedi “che si propongono invece di fare solidarietà e proteggere i più deboli”. Sintomo di questo impoverimento il calo del flusso degli immigrati e la ripresa dell’emigrazione italiana verso l’estero, fenomeni che richiedono “un cambiamento della politica del nostro Paese, una maggior presenza del sindacato e un maggior coinvolgimento dei corpi intermedi”. “Non sono nostalgico della concertazione – prosegue il segretario Uil, ricordando come tale metodo fu adottato per chiedere sacrifici in vista di un’Europa che però oggi “è molto diversa da quella che avevamo sognato”. Ribadito il no al taglio del fondo patronati, la cui attività svolta e non remunerata viene quantificata da Barbagallo nel 65% del totale, senza menzionare il rischio di perdita del posto di lavoro che potrebbe coinvolgere circa 9 mila dipendenti. Il segretario generale aggiunto della Uil dichiara inoltre la volontà di raggiungere un accordo con il governo sulle principali tematiche che riguardano il mondo del lavoro – a partire dal rinnovo del contratto del pubblico impiego, svoltosi ieri sera, – impegno messo in atto “in rappresentanza dei lavoratori e non di un partito”. Solo in assenza di favorevoli accordi si proseguirà con lo sciopero, “che sarà indetto sui contenuti e non preannunciato per dimostrare unicamente che abbiamo salvato l’anima, ma per raggiungere un obiettivo concreto”. “Il sindacato ha una lunga storia e non si arrende, continuerà ad esistere e nella sua opera di rinnovamento, così come i nostri servizi diffusi. Più probabile che sarà la classe politica a cambiare”. (Viviana Pansa – Inform)

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