direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma il seminario “La diffusione dell’apprendimento della lingua e della cultura italiana all’estero”

ITALIANI ALL’ESTERO

Promosso dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio

Auspicata una riforma del sistema di diffusione della nostra lingua all’estero che, senza dimenticare le esigenze linguistiche delle nuove generazioni di emigrati, favorisca la promozione della dimensione economica italiana nel mondo

ROMA – Si è tenuto ieri nel pomeriggio presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, un seminario di lavoro “La diffusione dell’apprendimento della lingua e della cultura italiana all’estero”. Una tavola rotonda per presentare un Manifesto sul rilancio della lingua e cultura italiana promosso da CGL, Fondazione Di Vittorio, FLC-CGL, ASS. Promoteo, Inca-CGL, SPI-CGIL, realtà della CGL che a vario titolo si stanno occupano dell’estero e degli italiani nel mondo.

Hanno accettato di confrontarsi sull’argomento l’ex ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Berlinguer, la Rettrice della Università per gli Stranieri di Siena Monica Barni, e alcuni rappresentanti del mondo politico.

I firmatari che hanno sottoscritto la petizione sono convinti che la lingua italiana non è un qualcosa  a se stante rispetto al grande patrimonio artistico culturale, che tutti ci riconoscono, ma deve essere parte integrante e soprattutto deve veicolare la promozione dell’eccellenza del Paese con il suo Made in Italy.  Tutto questo in un momento in cui le risorse da investire sono poche e, come è noto, quando si tratta di tagliare la falce infierisce pesantemente sulla voce cultura e formazione. A fare gli onori di casa è stato Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Di Vittorio, che ha spiegato le ragioni che hanno indotto ad affrontare il problema sotto quest’ottica. “Girando in Europa per promuovere iniziative – ha affermato il presidente – ci è sempre stata segnalata la necessità di fare di più, di ridare valore alla lingua italiana, perché se si conosce la lingua si può conoscere la storia culturale, sociale ed economica del paese di origine. Con questo primo appuntamento vogliamo dare un contributo. Non è una proposta di legge che andiamo a presentare,ma solo alcuni contenuti, cercando di dare sostegno ad una discussione che già in parte esiste”.

La legge che regola “iniziative scolastiche, assistenza scolastica e di formazione e perfezionamento professionale da attuare all’estero a favore dei lavoratori italiani e loro congiunti” è la n. 153 del 1971. Una legge considerata superata che già nelle precedenti legislature era stata oggetto di tentativi di riforma. Preme inoltre l’esigenza di riordinare l’intero sistema delle scuole italiane all’estero anche alla luce della evoluzione della normativa in materia di legislazione  scolastica introdotta dopo il D.Lgs 297/1994.

“Questa legge è vecchia ma non per l’anagrafe – ha continuato Fammoni – è da rivedere perché trova scarso riscontro con la realtà attuale.  La nostra proposta l’abbiamo pensata così: da una parte di intervenire sull’aspetto tradizionale  che è quello del diritto che hanno le persone (i concittadini che vivono all’estero e tutti quelli che hanno origini italiane) di poter accedere alla conoscenza della lingua dei propri genitori o nonni, senza dimenticare chi pensa di investire il proprio futuro in Italia, che deve  avere accesso alla lingua del Paese ospitante”.

L’altra parte, meno tradizionale, secondo l’opinione dei promotori è rivolta alla lingua italiana come  chiave di accesso al Paese, alla sua cultura, alla sua storia, al turismo, ma soprattutto dovrebbe veicolare il Made Italy. Il nostro saper fare, la nostra esperienza che ancora ci permette di essere tra i primi al mondo. Attraverso un nuovo percorso e nuovi interventi far rivivere in modo nuovo i caratteri antichi della identità, alla luce di un mondo segnato dalla globalizzazione, dalla mobilità geografica in cui le lingue hanno un importanza fondamentale.

La nostra idea – ha aggiunto Fannoni – è comunque quella di una proposta specifica sulla lingua italiana, ma che rappresenti la proposta del progetto Paese. Abbiamo cominciato a ragionarci da alcuni mesi. Prima di tutto ci siamo rivolti all’Università per  Stranieri di Siena al fine di avere anche un conforto di merito sulle questioni che stiamo proponendo. Ma non solo, abbiamo tentato di avere rapporti di carattere generale con chi si occupa di queste tematiche. Per questo abbiamo incontrato il sottosegretario agli Esteri Giro, che si è detto interessato e disponibile comunque a tutte le iniziative che possano riportare in auge il tema in oggetto”.

La Fondazione Di Vittorio e le varie associazioni promotrici dell’iniziativa hanno pensato alla realizzazione di un’agenzia autonoma, simile a quelle presenti in Francia e in Spagna, al fine di superare il grande problema che sussiste in Italia e cioè  la “governante”. La frammentazione e la dispersione di risorse, energie e processi rendono infatti debole l’attuazione all’estero della diffusione della lingua e della cultura italiana. Per queste motivazioni la nuova agenzia, secondo i promotori della proposta, dovrebbe essere collocata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri assicurando la sinergia dei diversi dicasteri chiamati ad intervenire: Miur (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), Mae (Ministero degli Esteri), MiBact (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali), e Ministero per lo Sviluppo Economico. A questi andrebbero aggiunte le tre Università che si occupano specificamente della formazione e diffusione della lingua italiana (Siena, Perugia e Roma Tre), nonché la Rai per la sua grande opera di divulgazione della cultura italiana. Non dimentichiamo che la televisione pubblica negli anni ’60, contribuì all’alfabetizzazione dell’Italia attraverso programmi come quello tenuto dal maestro Manzi “Non è mai troppo tardi”.

A seguire l’intervento di  Dario Missaglia  (FDP) che assieme a Massimo Mari (FLcgil), hanno predisposto la scheda di lavoro sulle istituzioni scolastiche italiane all’estero.

“Il nostro è un percorso verso una proposta di innovazione, politica e istituzionale.  – ha esordito Missaglia –  Una  proposta che nasce dall’esigenza di un nuovo progetto su questa materia. La legge del 1971 era rivolta ai 60 milioni di italiani che vivevano fuori, oggi c’è stato un  mutamento radicale e quindi non si può pensare ad una proposta che ricalchi uno scenario come quello.  La legge si basava su tesi che non potevano prevedere i movimenti epocali che sono avvenuti successivamente, come la globalizzazione, il web e  l’inglese come lingua mondiale…. Ma c’è stato anche un processo inverso- ha continuato Missaglia – con un  ritorno alle lingue nazionali e alla scolarizzazione di massa”.

“Il progetto politico, si chiami agenzia o con un altro termine – ha continuato Missaglia – nasce in un contesto mondiale e europeo, un contesto plurilingue in cui inserire anche la lingua italiana. Non solo per gli italiani che ce la chiedono all’estero, ma anche per quelli stranieri che oggi pensano di investire in Italia, quindi non solo a fini turistici ma anche economici”.

Per Missaglia la diffusione della lingua , intesa come movimento generale del sistema Paese e momento di valorizzazione del Made in Italy , oggi non può essere affidata ad un solo dicastero, come ad esempio il Mae. “Per questo motivo – precisa Missaglia – noi abbiamo immaginato un’Agenzia, ma non è l’unica scelta possibile, che abbia la capacità di coordinare, e assicurare questo processo innovativo”. Tutto questo, secondo Missaglia, comporta una rivisitazione del sistema oggi in vigore, a cominciare dagli Istituti Italiani di Cultura, che rappresentano il trait d’union con le istituzioni, per arrivare alle scuole italiane all’estero, ai Comitati, e alle organizzazioni come la Dante Alighieri…. Tutti devono far capo ad un’unica cabina di regia e non possono essere lasciati alla frammentazione con movimenti autonomi con dispersione di risorse. Tutto va rivisto in primis a cominciare dalla gestione e dalla formazione degli insegnanti che non possono più essere “semplici” insegnanti di lingue, come ha ribadito anche la Rettrice dell’Università per gli Stranieri di Siena, Monica Barni. “Il patrimonio in Italia c’è – ha affermato la professoressa riferendosi all’italiano come lingua scelta dagli stranieri – Siena ne è un esempio. Qui troviamo soprattutto ragazzi cinesi, ma non solo, che seguono i corsi per sei mesi e forse dall’anno prossimo per dodici mesi.” Che cosa manca all’Italiano nel mondo? Con questa domanda la professoressa ha continuato il suo intervento. “Purtroppo – ha affermato la Barni rispondendo al suo quesito – proprio un progetto politico. Manca una politica linguistica sistematica dell’italiano nel mondo, che tenga conto non semplicemente di che cos’è la lingua, ma come si collochi  nei contesti globali  e in relazione alle altre lingue”.

Fino a qualche anno fa, l’Italiano era la quarta o quinta lingua, adesso la situazione è molto cambiata. La globalizzazione dell’inglese ha permesso l’affacciarsi sul mercato di nuove lingue che rappresentano sistemi economici in forte espansione. La Cina, per fare un esempio, ma anche la Russia, oppure rappresentanze di altre parti del mondo come il continente indiano. “Purtroppo – ha continuato la Barni –  l’Italia si culla che la lingua di Dante e Petrarca possa essere una rendita a vita, è un utopia, ma non perché il patrimonio non c’è più, ma perche questo va inserito in un contesto diverso con un  pubblico diverso”.

Si è poi parlato della mancata consapevolezza del fatto che la lingua italiana all’estero deve essere strutturata e deve avere una giusta valenza anche alla luce dei nuovi flussi emigratori che si dirigono dall’Italia verso paesi soprattutto europei. Oggi infatti escono dall’Italia in maggior parte giovani senza figli, ma da domani nasceranno le nuove generazioni degli odierni emigrati che dovrebbero avere la possibilità di continuare a parlare la lingua italiana.  Su questo tema è intervenuto il deputato del Pd Gianni Farina, eletto nella ripartizione Europa. Un parlamentare esperto in materia che nella scorsa legislatura è stato promotore di proposte legislative riguardanti la  riforma delle Istituzioni scolastiche all’estero, gli interventi per la promozione della lingua e cultura italiana all’estero e la riorganizzazione degli Istituti italiani di cultura. “Tutte le lingue in Europa sono minacciate, – ha affermato Farina- anche quelle importanti, figuriamoci l’italiano. Bisogna quindi andare oltre, la macchina c’è, ma bisogna metterci la benzina”. Per Farina “il  problema è totalmente politico, bisogna scardinare la mentalità corporativa su cui si basa la diffusione della lingua e cultura italiana.  Una mentalità del fare che però prende solo dallo Stato,  senza avere nessuna iniziativa propria. Parlare di scuole di lingue è superato, – ha proseguito  Farina- non si va da nessuna parte. Bisogna fare presto e ripartire con il piede giusto”.

Giovanni Berlinguer, concludendo, ha sottolineato l’esigenza di non dimenticare la consapevolezza della nostra ricchezza, sotto tutti i profili, compreso quello della lingua. “Sono qui ad incoraggiare affinché si vada fino in fondo, si faccia il tutto anche con un certo rilievo politico  –  ha affermato l’ex ministro della Pubblica Istruzione  –  e non soltanto dal punto di vista della tutela sociale. Noi dobbiamo capire che l’Italia deve incrociare la ripresa che è già in atto nel mondo, ma il nostro paese non lo sta facendo perché non costruisce. La ripresa va sicuramente attivata dalle fabbriche ma anche da tutti i beni economici che noi abbiamo, non ultimo il patrimonio importantissimo della nostra lingua”.

Per Berlinguer inoltre nella classe dirigente italiana c’è una profonda sottovalutazione dei nostri tesori, quindi bisognerebbe arrivare a sensibilizzare politicamente gli ambienti di tutte le forze chiamate in causa (governo, politici, sindacati, ecc.) senza lasciare nessun settore scoperto. Bisogna utilizzare tutti gli strumenti per valorizzare il prodotto Italia rappresentato da tanti brands. Per tutti gli intervenuti la parola d’ordine è “riorganizzarsi e fare presto” anche alla luce dei dati comunicati dall’Istat in questi giorni. Nel nostro Paese vi sono state 504mila nuove nascite, di cui 100mila sono figli di immigrati, pari al 20% del totale. Siamo un paese che cresce, non può fermarsi ma deve andare avanti iniziando proprio dal patrimonio più caro, la lingua. (Nicoletta Di Benedetto/Inform)

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