INNOVAZIONE TECNOLOGICA
Vi hanno partecipato il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, quello dell’Istruzione, Valeria Fedeli e Carlo Calenda per lo Sviluppo economico
ROMA – Si è svolto a Roma il convegno intitolato “Il lavoro che cambia”, incentrato sui profondi mutamenti apportati al mondo del lavoro dall’innovazione tecnologica.
Ad aprire i lavori l’intervento del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, che ha evidenziato come il tema del cambiamento non possa essere risolto con “una ricetta, una risposta pronta”, ma con un “dialogo aperto” cui il Ministero ha pensato di contribuire anche con un forum online predisposto “per costruire una rete”. “Ognuno può e deve partecipare a questa riflessione. È un dialogo aperto, dove si può partecipare e prendere spunto. Il tema dell’innovazione tecnologica potrà funzionare bene con un dialogo tra lavoro, istruzione e sviluppo economico. Un apporto trilaterale che ci sarà anche al prossimo incontro del G7 a Torino – ha affermato Poletti, ribadendo come il cambiamento comporti rischi, ma anche opportunità.
Il convegno ha previsto una plenaria moderata da Riccardo Staglianò e quattro tavoli tematici che si sono svolti in parallelo.
Ad esso ha partecipato anche il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, che ha sottolineato “il diritto soggettivo alla formazione permanente”. “La vera quarta rivoluzione industriale – ha sottolineato Fedeli – non ha le stesse caratteristiche delle precedenti innovazioni. Cambia tutto a 360 gradi. Il cambiamento pone la responsabilità al lavoro, all’impresa, all’istruzione, a tutti i soggetti di prenderne atto e creare una cultura della digitalizzazione. Il sistema Paese deve affrontare questo cambiamento. I modelli didattici dell’apprendimento vanno adeguati per fare acquisire nuovi skills. Bisogna concentrarsi quindi sui contenuti del cambiamento non solo sui collegamenti. Se non sappiamo distinguere le innovazioni didattiche dei nostri ragazzi non costruiamo l’economia e la società della conoscenza”.
Di seguito – si legge nella nota pubblicata sul sito del Ministero del Lavoro in proposito – Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, ha rilevato come innovazione tecnologica e internazionalizzazione non siano fenomeni univocamente positivi e come si debba evitare gli eccessi. “Bisogna giocare d’attacco con l’innovazione: prima spiegare e poi agire. Primo passo è il piano per l’Industria 4.0. La segmentazione chiede una strategia: la domanda interna è strutturalmente stabile, bisogna intercettare quindi la domanda estera e spiegarla agli italiani in un’ottica di lungo periodo più credibile – afferma il Ministro.
Le politiche volte a massimizzare i benefici dell’attuale transizione tecnologica – viene ribadito – dovranno collocarsi entro un disegno organico capace di tener conto delle trasformazioni demografiche e dei flussi migratori, delle nuove condizioni di sicurezza sul lavoro legate ai nuovi processi produttivi, della condizione giovanile e di quella femminile nonché dei bisogni dei lavoratori anziani.
Nel corso dei lavori Poletti ha anche consegnato a Guy Ryder, direttore generale dell’ILO, il primo contributo del dialogo aperto sulla rivoluzione che è in corso e guarda all’obiettivo di dare a tutti un lavoro dignitoso. “Dopo anni di concentrazione sulla concorrenza perfetta – ha ribadito il Ministro – abbiamo capito che serve una politica economica che consideri i temi sociali. Proponiamo una lotta alle disuguaglianze e una volontà di usare l’innovazione secondo i nostri valori umanistici. L’investimento in conoscenza è il primo degli investimenti ed è necessario escluderlo dal fiscal compact. Bisogna creare degli ideali e realizzarli. Consegniamo una prima elaborazione all’ILO ma c’è ancora molto da fare. La crisi da cui usciamo ha lasciato dei segni pesanti nella società che ha oscurato i fenomeni di globalizzazione e digitalizzazione. Dobbiamo costruire una crescita equilibrata che tenga conto delle tematiche ambientali e del divario di genere. È necessario collaborare per costruire insieme un futuro diverso del lavoro”.
Ryder ha sottolineato l’importanza del confronto con le parti sociali, auspicando il proseguimento del dialogo sociale su questo tema: “Nel mercato globale ci sono molte sfide. Bisogna crescere a livello qualitativo e considerare il tema dell’inclusione. La mobilità sociale è un fattore chiave per capire come si sta evolvendo lo sviluppo. Non c’è una soluzione unica per una crescita sostenibile. I lavoratori devono capire che il cambiamento è imminente senza viverlo con ansia. L’Italia ha capito questo – sostiene Ryder – e riconosce il valore del lavoro nella sua costituzione”. (Inform)