ITALIANI ALL’ESTERO
L’iniziativa promossa dal Comitato permanente Italiani nel mondo e Promozione del sistema Paese della Camera dei Deputati per una riflessione sul contributo della rete dei patronati a servizio dei connazionali
Nel suo intervento di apertura il presidente del Comitato, Fabio Porta, sottolinea la necessità per i patronati di “un disegno riformatore che non parta dai tagli ma dai bisogni dei cittadini”, mentre il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, propone “nelle more della conclusione di un Accordo quadro tra patronati e Maeci, nuove forme di collaborazione come la nomina a corrispondenti consolari per alcuni rappresentanti dei patronati più rappresentativi”
Sono intervenuti anche Gilberto De Sanctis (Cepa), Valter Marani (Epasa/ Cipla), Alfonso Luzzi (Cipas), Paolo Reboani (Italia Lavoro), Giuseppe Conte (Inps) e i parlamentari del Pd eletti all’estero Marco Fedi (ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), Alessio Tacconi (ripartizione Europa), Francesca La Marca (America settentrionale e centrale)
ROMA – Si è svolto ieri nella Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio il convegno “Vecchia e nuova emigrazione: i servizi per gli italiani all’estero”, iniziativa promossa dal Comitato permanente Italiani nel mondo e Promozione del sistema Paese della Camera dei Deputati per una riflessione sul contributo della rete dei patronati a servizio dei connazionali.
Una riflessione avviata da tempo, sia dai patronati stessi, consapevoli dell’esigenza di un rinnovamento capace di tenere il passo di nuove dinamiche dei flussi migratori che determinano mutate esigenze in seno alle collettività, sia in sede istituzionale, in ultimo con l’indagine conoscitiva in corso presso il Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato sulla riforma degli istituti di patronato. Particolarmente opportuna oggi, dal momento che è all’esame della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati un taglio di 28 milioni di euro al fondo patronati previsto dalla Legge di stabilità 2016.
A evidenziare contesto e finalità del convegno è il presidente del Comitato Italiani nel mondo e Promozione del sistema Paese Fabio Porta, che rileva come la scure rappresenti un pericolo per il mantenimento dei servizi ai connazionali, su cui hanno già inciso fortemente “le scelte di razionalizzazione della spesa pubblica adottate negli anni che vanno dal’inizio della crisi sino all’inizio del 2014”: “dal 2006 ad oggi le strutture del Maeci all’estero – ricorda Porta – si sono ridotte di 63 unità, divenendo nel complesso 294”, una riduzione “avvenuta non solo per effetto della spending review ma anche per il riorientamento e la riorganizzazione delle nostra rete diplomatica”, determinata dai nuovi contesti geo-politici. Il presidente del Comitato quantifica in 11,3 milioni di euro le riduzioni afferenti a queste voci di spesa nel periodo dal 2006 al 2014 e questo – ammonisce – “nonostante le dotazioni precedenti non fossero già esaustive a sostenere tutti i compiti svolti della nostra amministrazione”. Tra gli effetti dei tagli, anche il ridimensionamento dell’organico del Ministero degli Affari Esteri – che oggi conta, secondo i dati riportati nell’intervento di apertura, 4043 persone, di cui 52 con incarichi dirigenziali e 2200 operative presso la sedi all’estero, cui si aggiungono le 2277 unità di personale assunto in loco a contratto -: una riduzione del 10% sul personale diplomatico e un 23% sul personale amministrativo.
Porta ha poi segnalato come “misure e modalità di applicazione” del piano di riorganizzazione della rete consolare italiana presente all’estero siano state “motivo di disagio e diffusa protesta da parte dei potenziali utenti ma anche di un sentimento di delusione e distacco da parte della comunità italiana”, sentimento “che ha pesato non poco sulla scarsa partecipazione dei connazionali al rinnovo degli istituti di rappresentanza, in ultimo quello dei Comites”. “Non posso inoltre tacere – prosegue l’esponente democratico – una certa preoccupazione per il taglio previsto in questa legge finanziaria di 25 milioni di euro per il funzionamento delle strutture decentrate dello Stato italiano all’estero”, taglio che egli auspica non determini nuove chiusure, ma che di certo “inciderà sul loro funzionamento in una situazione che è già ai limiti della sostenibilità”. Stessa preoccupazione emerge – rileva – nel parere in questi giorni espresso dalla Commissione Affari Esteri della Camera sulle materie di sua pertinenza esaminate con la Legge di stabilità (evidenziate anche grazie all’attenzione loro posta dal relatore del provvedimento in Commissione, Marco Fedi, deputato eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, vedi anchehttp://comunicazioneinform.it/
A proposito delle soluzioni sino ad oggi adottate per consentire i risparmi di spesa necessari – la centralizzazione dei servizi presso le ambasciate, il ricorso a consolati onorari, l’allestimento di servizi consolari online o maggiori sinergie con il servizio europeo per l’azione esterna – Porta rileva come al momento “non si possa ancora parlare del superamento di una fase di transizione ancora percepita faticosa dai nostri connazionali” e cita le “numerose proteste” o segnalazioni ricevute sulle difficoltà inerenti le prenotazioni telefoniche degli appuntamenti o i lunghi tempi connessi al disbrigo delle pratiche consolari (cita in particolare il caso del Sud America dove, in Paesi come il Brasile, la conclusione di pratiche per il riconoscimento della cittadinanza italiana può avvenire anche dopo 10 anni). Ricorda come, anche nel parere soprarichiamato della Commissione Affari Esteri, si sia più volte richiesto e si continui a proporre la destinazione di parte delle risorse derivanti dall’imposta per la pratica di cittadinanza, recentemente introdotta, alle strutture consolari più esposte su questo fronte, così da poter prevedere anche un incremento di organico. L’obiettivo del confronto è dunque una riflessione “dialogica e costruttiva”, a partire dalla “percezione responsabile dell’asperità di questa condizione di diffusa difficoltà avvertita dai connazionali”, così da poter “reagire costruttivamente” alla “sensazione di abbandono” sopra richiamata. “Non possiamo essere spettatori passivi di questo processo di disaffezione dei nostri concittadini residenti all’estero nei confronti della loro terra di origine, ma trovare soluzioni congrue che portino sì al rispetto degli obiettivi di risparmio, ma anche – puntualizza l’esponente democratico – dei diritti delle persone”.
Alla ricerca di questo difficile equilibrio tra risorse sempre più limitate e supporto dei connazionali, per la concreta esigibilità di diritti acquisiti che possa corroborare anche il senso di appartenenza e di fiducia allo Stato italiano, sono chiamati da tempo anche i patronati, consapevoli delle nuove, accresciute e sempre più complesse esigenze poste in particolare dai nuovi flussi migratori in un mondo globalizzato. Porta segnala come il processo di ridimensionamento della rete italiana all’estero “non è una parentesi temporanea”, giustificata unicamente dalla crisi, ma “un processo destinato a diventare permanente”, per cui evidenzia la necessità per i patronati di “un disegno riformatore che non parta dai tagli ma dai bisogni dei cittadini” e si compia in parallelo all’attuazione della convenzione con il Maeci, prevista nella legge n.152 del 2001 a proposito dell’attività di supporto alle autorità diplomatiche e consolari italiane all’estero. In questo modo verrebbe anche formalmente sancita la funzione di “segretariato sociale” svolta dagli istituti, progressivamente chiamati a far fronte ad attività che lo Stato non riesce più ad assicurare, “una questione che si pone solamente nell’ambito della sussidiarietà – precisa Porta, segnalando come “non si tratti di appaltare funzioni pubbliche” e come le funzioni di controllo resterebbero a carico del Ministero del Lavoro. Il parlamentare democratico rigetta infine il “processo pubblico”, sfociato spesso in “vera e propria delegittimazione”, cui sono stati sottoposti i patronati in questi ultimi anni e ricorda come essi, facendo fronte anche alle molteplici e sempre più numerose istanze avanzate dalla nuova emigrazione, non debbano essere considerati “semplici appendici” della rete di servizi all’estero. Tale rete vede infatti nei patronati una parte integrante sempre più importante, chiamata dunque a formulare proposte per il rinnovamento e la sinergia d’azione necessaria ad intercettare il bisogno di servizi come quelli previdenziali di cittadini la cui mobilità si affianca spesso alle altre qualifiche professionali, o quelli di orientamento e aggregazione dei nuovi flussi migratori.
Ha ricordato numeri e attività del Cepa Gilberto De Sanctis, presidente del coordinamento dei maggiori patronati italiani di cui fanno parte le Acli, l’Inca Cgil, l’Inas Cisl e l’Itali Uil, ricordando come il servizio svolto in oltre 30 Paesi e 500 uffici in tutto il mondo – 500 mila le pratiche svolte nel 2014 – sia rivolto a vecchia e nuova emigrazione. In particolare ribadisce come non debba venire meno la necessità di tutelare i diritti degli emigrati più anziani, “che hanno contributo in maniera importante al Pil del nostro Paese con le loro rimesse” e per cui ritiene inopportune le osservazioni formulate dal nuovo presidente dell’Inps, Tito Boeri, alla presentazione del rapporto sulle pensioni Inps pagate all’estero (vedi http://comunicazioneinform.it/
Anche Valter Marani di Epasa/ Cipla segnala il lavoro svolto, in particolare per le pratiche rivolte all’Inps – il 95% di quelle utili al riconoscimento delle pensioni ai superstiti, dice, passano dai patronati, – e rileva come gli istituti abbiano contributo in maniera importante al processo di digitalizzazione avviato dalla pubblica amministrazione. “Siamo una rete flessibile, economica e da sempre vicina ai connazionali all’estero – evidenzia Marani, rilevando come proprio tale vicinanza consenta di intercettare i bisogni di vecchia e nuova emigrazione. Il rilievo è posto quindi sulla necessità di evidenziare l’utilità dei patronati, anche e soprattutto in Italia, contro le campagne di stampa, mentre si sollecitano procedure più veloci, anche se efficaci, per i controlli.
Sui cambiamenti dell’emigrazione italiana si sofferma anche Alfonso Luzzi, presidente del coordinamento dei patronati Cipas, che segnala come le nuove mobilità non si esauriscano nella “fuga dei cervelli” e non debbano essere considerate negativamente. Rileva come a fronte del ridimensionamento della rete consolare i patronati acquisiscano un ruolo sempre più importante per il mantenimento dei servizi essenziali, mentre aumentano le richieste da parte dei nuovi flussi, che spingono gli istituti ad ampliare la loro attività. “Se non saremo più nelle condizioni di operare – afferma Luzzi a proposito dei tagli previsti – il rischio è che si propongano dei consulenti in risposta alle crescenti esigenze. Il patronato – conclude – viene visto all’estero come un modello per il suo patrimonio di esperienze, un modello di cui dovrebbe essere orgoglioso anche il Governo italiano”. Di seguito richiama i principali dati del Rapporto Inps sulle pensioni all’estero il direttore per le Convenzioni internazionali e comunitarie, Giuseppe Conte, che evidenzia come l’Istituto si stia attrezzando per far fronte ai mutamenti di collettività italiane ed emigrazione. Evidenzia i proficui rapporti che l’Inps ha stabilito sia con i consolati con con i patronati, che svolgono un ruolo essenziale nei territori non presidiati da strutture periferiche dell’Istituto – da quelli dell’emigrazione tradizionale a quelli in cui oggi si registra un incremento di rapporti, come la Romania.
A rimarcare l’importanza del lavoro svolto dai patronati a tutela della collettività anche il sottosegretario agli Esteri Mario Giro, che avverte però come “la spending review sia un discorso generale, contro cui non si può fare nulla”: “abbiamo una delle reti consolari più grandi e diffuse al mondo e non possiamo più permettercela; il mio – avverte Giro – non è un giudizio di merito, so che il cambiamento ci fa soffrire, ma le nuove esigenze ci impongono di chiudere sedi, per aprirne di nuove dove servono”, e ciò nonostante crescano i flussi migratori e il numero dei connazionali all’estero. Il sottosegretario avverte poi del pericolo e della non opportunità di effettuare contrapposizioni tra vecchie o nuove emigrazioni, o tra collettività che risiedono in aree diverse: “evitiamo le lotte tra poveri, la collettività è tutta di grande interesse e va studiata con metodi nuovi, ogni Paese è diverso e non schiaccerei un’emigrazione sull’altra, ciascuna va considerata nella sua particolarità”. L’auspicio di Giro in merito alla riorganizzazione del Ministero non è comunque la chiusura di sedi, ma piuttosto una più efficace presenza, specie in ambito culturale, con il potenziamento del personale di quell’area funzionale e, ove possibile, l’apertura di nuovi IIC. Il sottosegretario afferma poi di non essere contrario alla convenzione tra patronati e Maeci, ma segnala come pareri contrastanti sui patronati siano presenti in seno alle istituzioni e nella stessa maggioranza di Governo. Ricorda in particolare come l’indagine avviata a questo proposito al Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato fosse ritenuta necessaria dal presidente, Claudio Micheloni, per “difficoltà e criticità” evidenziate nel funzionamento dei patronati, rilevate anche nel corso di missioni in Svizzera, Argentina, Brasile e Venezuela. “Nelle more della conclusione di un Accordo quadro tra patronati e Maeci – aggiunge Giro – possiamo e dobbiamo trovare delle forme di collaborazione tra noi. Una di queste è la nomina a corrispondenti consolari per alcuni rappresentanti dei patronati più rappresentativi. Tale nomina potrebbe venire incontro all’esigenza, da parte dei patronati, di avere una maggiore visibilità nei confronti delle autorità locali, penso agli istituti di previdenza esteri – afferma il sottosegretario, segnalando però come essendo il carattere del corrispondente consolare “fiduciario” la nomina debba essere vagliata dal console in loco “caso per caso”.
Di seguito interviene anche Paolo Reboani, presidente di Italia Lavoro, che si sofferma sull’attività svolta dall’agenzia per i servizi di orientamento al lavoro nei Paesi dell’America latina, un’esperienza che potrebbe essere utile per pensare ad una forma di collaborazione con i patronati sul medesimo fronte e indirizzata alle nuove mobilità.
Sulla necessità di elaborare una strategia di insieme per la riforma dei patronati ritorna Marco Fedi, rilevando come essi svolgano “un lavoro che da complementare alla rete consolare è diventato, sui temi della tutela e protezione sociale, esclusivo e fondamentale”. Perché tale strategia sia efficace occorre però guardare al “quadro d’insieme”, approntando “strumenti nuovi, sia di interpretazione della realtà che nell’offerta di servizi, ma anche con un nuovo linguaggio di una comunicazione che deve essere integrata e completa”. L’obiettivo è quindi il rilancio di “un’idea forte di presenza dei servizi dei Patronati nel mondo”. “I Patronati accettano in pieno la sfida della modernizzazione, della trasparenza e dell’efficienza. Per questa ragione – conclude Fedi – dobbiamo trovare insieme una strategia che riporti al centro del sistema i lavoratori, le nuove mobilità, le prestazioni, sempre più composite e diversificate, sulle quali gli autentici specialisti sono i funzionari di patronato nel mondo”.
“L’analisi è difficile perchè è complesso il mondo con cui ci dobbiamo confrontare – afferma Alessio Tacconi (Pd, ripartizione Europa), mettendo in evidenza la necessità di “fare rete”, specie in un contesto di risorse limitate, e sollecitando un “approccio proattivo da parte dei patronati su nuove risposte che si potrebbero mettere in campo per nuove esigenze”. Tacconi si riferisce in particolare alle nuove mobilità e ricorda la sua proposta rivolta al Ministero del Lavoro e relativa a possibili punteggi da attribuire ad attività di assistenza e orientamento ai nuovi arrivati svolte dai patronati.
Infine, anche Francesca La Marca (Pd, ripartizione America settentrionale e centrale) segnala l’importante attività svolta dai patronati in Canada, attività messa a rischio dai tagli previsti anche da questa Legge di stabilità. “Non dobbiamo dimenticare la specificità di contesti come quello canadese, in cui le strutture di patronato sono fondamentali, vista l’età media della popolazione italiana e la dimensione geografica – afferma La Marca che suggerisce un rinnovamento all’insegna della trasparenza e che affianchi alle tradizionali attività un’attenzione alle nuove mobilità.
A proposito del rischio di contrapposizioni, Porta segnala in chiusura come non sia utile rimarcarne una tra i Comitati che trattano le questioni degli italiani nel mondo di Camera e Senato, anche perché il secondo “non ha ancora riferito gli esiti dell’indagine avviata, né ha dimostrato contrarietà alla convenzione tra patronati a Maeci”, una normativa che comunque – conclude l’esponente democratico – “già esiste e cui va data attuazione”. (Viviana Pansa – Inform)