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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Palazzo Madama la presentazione del progetto “Pmi verso i mercati esteri. Il roadshow dei commercialisti per l’internazionalizzazione”

PROMOZIONE DEL MADE IN ITALY

Un’iniziativa realizzata dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti per promuovere l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane. Tra gli interventi quello dei senatori Francesco Giacobbe (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) e Claudio Micheloni, presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, del presidente dell’Agenzia Ice, Riccardo Maria Monti e di Giorgio Malfatti di Monte Tretto, segretario generale dell’Iila

Giacobbe: “Possiamo incrementare i nostri spazi nei mercati stranieri anche grazie al network dei connazionali spesso inseriti nei più alti livelli delle società d’accoglienza”. Micheloni: “Finito il periodo storico delle rimesse, gli italiani all’estero restano disponibili a dare un altro tipo di aiuto al nostro Paese”

 

ROMA – È stato presentato ieri nella Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama il progetto “Pmi verso i mercati esteri. Il roadshow dei commercialisti per l’internazionalizzazione”, iniziativa curata dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti per promuovere l’internazionalizzazione in particolare di piccole e medie imprese italiane.

Oltre all’impegno di qualificazione dei commercialisti quali consulenti globali delle imprese per l’accesso ai mercati esteri, nelle 10 tappe del progetto verranno presentati istituzioni ed enti che assistono ed incoraggiano l’internazionalizzazione, in maniera sempre più sinergica, realtà pubbliche e private i cui rappresentanti sono intervenuti nel corso della conferenza stampa promossa da Francesco Giacobbe, senatore eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. Insieme a lui presenti in sala anche i senatori Claudio Micheloni (Pd, ripartizione Europa), presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero di Palazzo Madama, e Renato Turano (Pd, ripartizione America settentrionale e centrale).

Ad aprire i lavori proprio Giacobbe, che ha ribadito come la qualità del made in Italy sia in grado di incidere nella competizione sui mercati globali, ricordando come l’export italiano abbia tenuto anche nei tempi di crisi, rivelandosi “settore trainante della nostra economia”. “Siamo convinti che si possano ulteriormente incrementare i nostri spazi nei mercati stranieri – ha aggiunto, – in particolare per le piccole e medie imprese e ciò può avvenire utilizzando gli strumenti messi a disposizione per questo scopo, a volte poco conosciuti dalle imprese più piccole, e utilizzando il grande network rappresentato dai connazionali che risiedono in tutte le parti del mondo, spesso inseriti nei più alti livelli decisionali delle società d’accoglienza”. Giacobbe ricorda così come gli italiani e i loro discendenti siano protagonisti di un percorso di integrazione coronato da grande successo, in ambito economico, sociale e politico, nelle rispettive società di immigrazione, e possono costituire, a tutti i livelli, un potenziale di diffusione e promozione del made in Italy ancora da valorizzare. Richiama il valore delle piccole e medie imprese italiane per la qualità e l’innovazione di servizi e prodotti, e la risorsa che esse costituiscono per lo sviluppo dei territori italiani. “Esse hanno spesso tutto il potenziale necessario per estendere la loro attività anche all’estero, ma non lo possono fare perché mancano risorse e conoscenze. Questo progetto si muove proprio nella direzione di colmare questi limiti attraverso la competenza dei dottori commercialisti, che conoscono il tessuto imprenditoriale e possono incoraggiare la formazione di consorzi o l’utilizzo di strumenti che già esistono per l’accesso ai mercati esteri”. Si tratta di una proposta – fa notare Giacobbe – che “parte dal basso” e promuove “il fare squadre tra realtà ed enti che promuovono l’internazionalizzazione”, un processo che incentiva, anche attraverso l’ausilio dei connazionali presenti nel mondo, la crescita stessa dell’economia italiana e quello dei posti di lavoro.

Sottolinea il valore aggiunto della presenza capillare dei commercialisti sul territorio e del loro contatto diretto con le aziende Giovanni Gerardo Parente, consigliere nazionale dei commercialisti delegato all’Attività internazionale. “Il commercialista svolge un importante ruolo di consulenza nei confronti dell’imprenditore e può rappresentare in molti casi anche l’anima manageriale dell’azienda cliente – afferma Parente, rimarcando il coinvolgimento di questa figura professionale anche nei percorsi di internazionalizzazione. Si sofferma quindi sul progetto per segnalare come le iniziative in programma mirino a fornire a professionisti ed imprese un quadro di insieme su quali sono le attività di supporto dedicate all’internazionalizzazione delle aziende o all’attrazione degli investimenti esteri in Italia.

Ad esprimere apprezzamento per il progetto anche Claudio Micheloni, che segnala come aziende e professionisti orientati ai mercati esteri siano “una parte importate che fa l’Italia, malgrado le istituzioni”: “siete voi, con il vostro lavoro, che riuscite a garantire al nostro Paese l’importante posizione che esso ha nel mondo, contribuendo a svilupparla ulteriormente; mentre io – aggiunge Micheloni, – mi sento oggi un po’ come un rappresentante di commercio fallito. Noi eletti all’estero, infatti, non siamo riusciti a venderealle nostre istituzioni l’enorme potenziale rappresentato dalle collettività che risiedono fuori dai confini nazionali e siamo vissuti quasi come un fastidio dalle istituzioni”. “Non siamo riusciti a comunicare l’evoluzione della nostra storia – prosegue l’esponente democratico, ricordando come le rimesse degli emigrati italiani abbiano consentito in passato il riequilibrio della bilancia commerciale e il miracolo economico. “Oggi le rimesse non ci sono più – ammette, – ma i nostri discendenti sono comunque disponibili a dare un altro tipo di aiuto al nostro Paese, come dimostrano queste iniziative concrete, importanti anche per l’attestazione di come si possa e sia conveniente fare sistema”. “In Italia siamo convinti che tutto vada riformato, che il Paese debba essere rivoltato come un calzino. Non dico di no – prosegue Micheloni, – ma il problema consiste nel fatto che siamo tutti d’accordo a condizione che si cominci dall’orto del vicino”. Annuncia poi l’avvio da parte dal Comitato da lui stesso presieduto di un esame sulle strategie di internazionalizzazione messe in campo dal nostro Paese. “Bisogna avere il coraggio di alzare il tappeto e vedere quanta polvere ci sta sotto – afferma Micheloni, auspicando un’indagine accurata come quella condotta sino ad oggi sull’attività dei patronati italiani all’estero oppure su ciò che si sta facendo per la promozione di lingua e cultura italiana. Per il senatore, su questioni così importanti, esistono buone pratiche ma anche “cose poco edificanti” e “non è facile farlo presente”, anche se “è necessario per un rinnovamento e per la valorizzazione della nostra presenza all’estero”.

Sul fronte lingua e cultura italiana annuncia inoltre la predisposizione di una proposta da parte del Comitato per una strategia in qualche modo simile a quella attuata dal sistema tedesco con il Goethe Institute. “In Germania le risorse investite su questo settore vanno dai 250 ai 300 milioni di euro l’anno, a fronte dei nostri 80, se va bene. Ma la metà sono investimenti di aziende tedesche che hanno capito quanto la promozione culturale si muova di pari passo alle ricadute economiche, per questo la nostra intenzione sarà audire ora i rappresentanti di Confindustria – afferma Micheloni – per far comprendere meglio il significato dell’investimento in politiche culturali”.

Per la Direzione generale per la Promozione del sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale interviene Veronica Ferrucci dell’Ufficio di promozione e coordinamento delle iniziative di internazionalizzazione del sistema economico che parla di un bilancio “incoraggiante” dell’attività di “diplomazia economica” avviato dal Ministero attraverso la sua rete consolare, segnalando come vi sia ancora spazio per incrementarne il bacino d’utenza. In questo caso, il valore aggiunto è dato dalla diffusione della rete diplomatico-consolare e dalla “visione integrata” che essa promuove di “interessi economici arricchiti da promozione culturale e aspetti legati alla sicurezza, alla cooperazione allo sviluppo e alle collettività italiane all’estero”, collettività il cui valore il Maeci può “toccare con mano” nella loro capacità di costituire un asset strategico per la diffusione e l’apprezzamento del brandItalia nel mondo.

Allo stesso modo si definisce “sensibile” all’alto valore rappresentato dalle nostre comunità il presidente dell’Agenzia Ice, Riccardo Maria Monti: “nessuno le vive come un problema, sono anzi una gigantesca opportunità per promuovere e raccontare all’estero l’Italia – afferma, rilevando di seguito i benefici che sono derivati dalla progressiva integrazione dell’Ice al Maeci, integrazione avviata con la legge del 2011 che ha sottoposto l’Agenzia – prima Istituto per il Commercio Estero – all’indirizzo e la vigilanza di Maeci e Mise. “La legge attuale è una buona legge, in questi anni c’è stato un grande miglioramento dell’attività sistemica e anche l’autonomia sulla destinazione delle risorse è importante, perché viene decisa dall’Agenzia di concerto con le imprese, così da orientare l’impegno ai risultati – afferma Monti, che mostra apprezzamento per il piano del Governo di promozione del made in Italy, azione cui anche l’Agenzia concorre con le sue attività promozionali, realizzate in una chiave che insiste anche e sempre più sulla dimensione culturale, con i servizi di assistenza alle imprese – e qui viene segnalato il ruolo dei professionisti che preparano l’azienda sui diversi fronti connessi all’internazionalizzazione, – la formazione e gli strumenti pensati anche per attrarre gli investimenti esteri.

Si sofferma sull’importanza delle relazioni con i Paesi latino americani Giorgio Malfatti di Monte Tretto, segretario generale dell’Istituto Italo-Latino Americano con cui il Consiglio dei commercialisti ha recentemente stipulato un accordo in materia di internazionalizzazione. Egli segnala inoltre come a breve, dal 16 al 18 marzo, si svolgerà in Messico il secondo foro italo-latino americano dedicato alle piccole e medie imprese, ai temi della competitività, dell’innovazione e della finanza per lo sviluppo e incentrato in particolare sui settori dell’agroalimentare e delle energie rinnovabili. Illustrano l’attività di supporto alle imprese che desiderano espandersi sui mercati esteri per la Sace Alessandra Ricci, e per la Simest Andrea Novelli. La prima ricorda come il fatturato di aziende internazionalizzate raggiunga mediamente il triplo di quello delle imprese che non lo sono; il secondo segnala il percorso ancora da compiere per raggiungere l’obiettivo delle 20 mila imprese italiane stabilmente esportatrici auspicato dal governo.

Infine, il segretario di Assocamerestero, Gaetano Fausto Esposito, rileva l’importanza del coinvolgimento nel progetto delle Camere di commercio italiane all’estero, “soggetto di mercato riconosciuto quale interlocutore privilegiato dalle imprese interessate all’internazionalizzazione”. Tra le attività svolte dalle Ccie, Esposito segnala in particolare l’importanza di “seguire cosa viene realizzato dopo eventi promozionali o missioni di imprenditori”, impegno che stimola l’inserimento proficuo sul territorio anche attraverso la rete di contatti già posti in essere dalla realtà associativa.

Concludendo i lavori, Giacobbe suggerisce di far culminare il progetto con la realizzazione di un convegno sugli argomenti svolti in questa conferenza stampa. (Viviana Pansa – Inform)

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