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A Napoli la seconda edizione della Conferenza Unesco sul patrimonio culturale nel XXI secolo, Tajani: “La cultura non deve essere un qualcosa di élite ma un patrimonio di tutti”

EVENTI

 

NAPOLI – Si è aperta a Napoli la seconda edizione della Conferenza Unesco sul patrimonio culturale nel XXI. L’iniziativa si inserisce nel solco tracciato dalla prima edizione della Conferenza, ospitata dall’Italia nel novembre 2023, che ha rilanciato il dibattito internazionale sul rafforzamento delle sinergie tra la Convenzione Unesco sulla protezione del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale (1972) e la Convenzione Unesco per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale (2003), cristallizzato nel documento programmatico “Lo spirito di Napoli”. La Conferenza si propone, inoltre, di affrontare alcune delle sfide più urgenti che interessano il patrimonio culturale contemporaneo, tra cui la necessità di perseguire una più ampia partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali sul patrimonio culturale, evitando al contempo gli effetti negativi derivanti dalle stesse iscrizioni nelle Liste Unesco, a partire dall’overtourism. L’Italia è inoltre in prima linea per assicurare l’efficace protezione del patrimonio culturale, sia all’interno che al di fuori dei confini nazionali, anche grazie all’operato del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e delle Missioni archeologiche italiane all’estero. Ha aperto i lavori la Direttrice Generale Unesco Audrey Azoulay che ha auspicato la possibilità di avere sempre più Paesi con siti riconosciuti dall’Unesco, applicando un approccio trasversale per il superamento delle situazioni di crisi e per la ripresa delle società colpite. “Dobbiamo ridare nuova vita a tutto ciò che riguarda la cultura promuovendo un approccio dinamico”, ha spiegato Azoulay sottolineando l’importanza della cultura delle comunità indigene, precisando che un patrimonio culturale può restare in vita solo se viene promosso anche con il coinvolgimento diretto delle comunità locali. “Quel che affronteremo qui a Napoli è molto importante sapendo che dobbiamo agire in fretta”, ha aggiunto Azoulay evidenziando che una città come Napoli possa essere certamente fonte d’ispirazione. Nel suo intervento il  Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’Italia, grazie ai numerosi siti presenti, come una sorta di patria dell’Unesco e Napoli come una città di stampo globale, anche in virtù del suo nome latino Neapolis che significava esattamente “nuova città”. “Oggi ci troviamo nel posto migliore per parlare di Unesco e del suo ruolo: questa è una città conosciuta in tutto il mondo”, ha sottolineato Tajani definendo questo incontro come una preziosa opportunità per discutere di cultura con l’intera area mediterranea. Il Ministro ha evidenziato anche l’apporto di Napoli sul fronte sportivo, spesso collegato anche alla stessa cultura: l’anno prossimo Napoli ospiterà infatti la celebre Coppa America. “L’Unesco può contare sul contributo dell’Italia e siamo pronti a condividere le nostre esperienze con i nostri partner”, ha spiegato Tajani dicendosi intenzionato ad aiutare i Paesi meno rappresentati per far crescere eventualmente anche nuovi partenariati. “Continueremo a vigilare affinché i reperti archeologici possano tornare alla loro casa”, ha aggiunto Tajani sottolineando il lavoro congiunto svolto con altri Paesi per contrastare il fenomeno del commercio illegale di reperti sottratti dai propri luoghi d’origine. Per quanto riguarda Napoli, il Ministro ha poi evidenziato l’eredità della cultura partenopea che risale ai tempi della Magna Grecia ma anche alla più recente epoca del Regno delle due Sicilie. “La cultura non deve essere un qualcosa di élite ma un patrimonio di tutti: un’opera d’arte non ha bisogno di una laurea per capirla perché sa arrivare direttamente al cuore”, ha concluso Tajani. Ha poi preso la parola il Ministro della Cultura Alessandro Giuli che ha ricordato come Napoli vanti 2.500 anni di storia in quanto fondata dai Cumani. Questa città, fin dalla sua stessa fondazione,  fu luogo di scambi con il Mediteranno, l’Africa e l’Oriente. “Ha un patrimonio culturale poliedrico tra elementi materiali ed immateriali: un ponte naturale tra Europa e Africa, luogo ideale di incontro e pace”, ha spiegato Giuli ricordando la difficile epoca che stiamo vivendo sotto il profilo sociale e politico. “Non rassegniamoci al pessimismo: dobbiamo trovare, nel dialogo, delle risposte condivise per tutte le sfide di oggi e di domani. Questo è lo spirito di Napoli”, ha sottolineato il Ministro precisando l’importanza del concetto di patrimonio umano. “La cultura è l’antidoto all’inciviltà, ai muri e alle divisioni: è il secondo nome della pace”, ha dichiarato Giuli evidenziando che la cultura può contribuire anche alla legalità.  Il Ministro ha inoltre rilanciato l’opportunità di contribuire alla crescita dell’Africa; così come la necessità di ricostruire terre martoriate dalla guerra come Ucraina e Palestina. E’ stata poi la volta del Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi che ha definito la sua città come una piattaforma ideale per dibattere sul patrimonio materiale e immateriale del nostro pianeta. Manfredi ha invitato a mettere al centro la persona difendendone diritti e futuro. “A Napoli abbiamo imparato che il patrimonio culturale non è solo memoria ma soprattutto futuro”, ha spiegato il Sindaco valutando positivamente anche il riuso di spazi abbandonati o la riapertura di un edificio dimenticato: tutti eventi che ridanno dignità alle comunità locali e che aiutano a ridurre le distanze sociali. Il Sindaco ha rilanciato il ruolo delle città e delle comunità, in modo da rendere vivo il patrimonio culturale per metterlo a disposizione di tutti. “Napoli è orgogliosa di essere una casa comune”, ha concluso il Sindaco. (Inform)

 

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