direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Milano l’incontro “Senza perderci di vista. Una grande Italia oltre l’Italia”

ITALIANI ALL’ESTERO

Nell’ambito della Festa nazionale dell’Unità

Una riflessione a tutto campo su italiani all’estero, nuova emigrazione e presenza degli italici nel mondo

Gli interventi di Eugenio Marino (responsabile Pd italiani all’estero), del deputato Fabio Porta (Pd), di Piero Bassetti, di Rodolfo Ricci (Forum associazioni italiane nel mondo), di Silvia Bartolini (Cord. consulte regionali dell’emigrazione), di Gilberto De Santis (CEPA),  di Enzo Amendola (responsabile Pd politica estera);  di Piero Corsini (Rai Italia) e del già sottosegretario agli Esteri Donato Di Santo

 

MILANO – Nell’ambito della Festa nazionale dell’Unità conclusasi ieri a Milano si è svolto il dibattito sul tema “Senza perderci di vista. Una grande Italia oltre l’Italia”. L’incontro è stato aperto da Eugenio Marino, responsabile nazionale del Pd per gli italiani nel mondo che, spiegando il titolo dell’incontro, ha sottolineato come spesso l’Italia e le sue istituzioni perdano di vista coloro che hanno intrapreso la via dell’emigrazione. “Noi invece – ha affermato Marino – consideriamo quel mondo come un universo identitario che è legato e ricorda il paese d’origine. In pratica una risorsa che non va persa di vista e va messa in rete… Un universo, formato non sono solo da più di quattro milioni e mezzo di titolari di passaporto italiano ma anche dai tanti italici e italofoni, che va valorizzato e tenuto fortemente legato al nostro Paese”.

Ha poi preso la parola Fabio Porta, presidente del Comitato per gli italiani nel mondo e la promozione del sistema Paese della Camera,che ha ricordato come in calendario vi siano tre importanti scadenze: l’approvazione della legge di stabilità,  che comporterà un ulteriore giro di vite sulla spesa pubblica, il passaggio decisivo della riforma costituzionale al Senato, che avrà anche delle ricadute sul’auspicata riforma della rappresentanza degli italiani all’estero, e l’elezione del nuovo Cgie. “Purtroppo sulla legge di stabilità – ha spiegato Porta – l’esperienza degli ultimi anni ci dice che le voci di spesa che riguardano gli italiani all’estero sono considerate fra le più adatte a subire tagli lineari. Io credo che già da questa sede debba partire una sollecitazione verso il Governo affinché a partire dalla prossima legge di stabilità, in un momento in cui il nostro Paese torna a crescere, possano aumentare dopo tanti anni i livelli di investimento e di spesa per l’Italia e i connazionali nel mondo. Per far ciò – ha aggiunto il parlamentare del Pd eletto nella ripartizione America Meridionale – non è sufficiente soltanto l’impegno dei parlamentari eletti all’estero, ma è necessaria una mobilitazione più generale che faccia capire all’Italia che noi abbiamo nel mondo un comunità di italici che negli ultimi anni si è integrata ed affiancata agli italiani nel mondo che sono in continua crescita”. Dopo aver evidenziato la scarsa percezione che si ha in Italia dell’accresciuta diaspora verso l’estero dei nostri connazionali,  notevoli gli aumenti delle presenze nel Regno Unito e in Olanda, Porta ha precisato come la lievitazione degli iscritti all’Aire abbia fra le sue cause anche il riacquisto della cittadinanza italiana, come ad esempio avviene in Brasile, da parte dei numerosi discendenti. Una realtà, quest’ultima, che per il deputato, l’Italia ha sempre vissuto come un problema e non come un’opportunità. Una procedura, quella del riacquisto della cittadinanza che oggi prevede una tassa di 300 euro, risorse che però non sono destinate ai consolati per il miglioramento dei servizi.   Porta ha anche sottolineato l’esigenza sia di avviare una riflessione sulla tutela previdenziale e sociale degli italiani all’estero anche in nuova mobilità, da questo punto di vista andrebbe rilanciata l’idea della convenzione fra patronati e Maeci, sia di creare reti più dinamiche, in ambito diplomatico , associativo e delle istituzioni regionali, capaci di essere più  vicine agli italiani all’estero della nuova e vecchia emigrazione.

“Per quanto riguarda gli italici – ha proseguito Porta – con molto piacere ho visto in Perù e in Venezuela l’enorme potenziale rappresentato da chi è interessati all’Italia e dalle imprese italiane che sono ormai parte integrante di quei paesi,  realtà che però sono ancora ai margini delle nostre politiche.. Sono passati 10 anni dall’arrivo in Parlamento del primo contingente di eletti all’estero, – ha continuato il deputato del Pd – è giunto dunque il momento di avviare una riflessione anche autocritica, su questa presenza che rappresenta molto ma che può migliorare ancora soprattutto se messa in grado di rappresentare questo enorme bacino di italici nel mondo”.  Da Porta è stato infine ricordato il naufragio della nave Sirio, avvenuto il 4 agosto del 1906 , dove morirono più di 300 italiani. Una tragedia, molto simile a quelle subite oggi dagli immigrati nei nostri mari, che, come tanti altri avvenimenti significativi della nostra emigrazione,  potrebbe essere ricordata nelle scuole italiane attraverso l’approvazione di un progetto di legge volto all’introduzione nei programmi dell’insegnamento  della storia delle migrazioni.

Dal canto suo Piero Bassetti, presidente di Globus et locus”, ha spiegato come nel suo libro “Svegliamoci italici!”si cerchi di richiamare l’interesse di un largo pubblico affinché prendano  coscienza di un mondo cambiato rispetto a quello di cento anni fa, quando i nostri connazionali morivano naufraghi. Oggi infatti, secondo lo scrittore, di fronte all’odierno fenomeno della mobilità, gli antichi principi delle frontiere nazionali e della cittadinanza appaiono meno rilevanti e andrebbero aggiornati ad esempio attraverso un’ipotesi universalistica della cittadinanza. Bassetti dopo aver segnalato la necessità di non approcciarsi alla nuova emigrazione italiana attraverso i classici temi della nostalgia, ha sottolineato l’esigenza di raccordare il nostro Paese al mondo moderno assorbendo da questo il più possibile e al contempo restituendo  al mondo il meglio che l’Italia possiede, ovvero la presenza della civilizzazione italica che viene da prima dello stato nazionale , in cui si riconoscono i grandi valori dell’italicità come la romanità e il rinascimento. “Ecco che quindi – ha spiegato Bassetti –  l’italicità diviene un discorso di valori e non di passaporti…. Non perdiamoci di vista nel costruire una grande italicità nel mondo – ha aggiunto lo scrittore – e cresciamo dentro questa italicità dove noi nuotiamo come dei pesci. .. Noi abbiamo interesse che quello che abbiamo seminato nel mondo, e che magari è stato ripreso da persone che non sanno più l’italiano, giochi a nostro vantaggio”.

E’ poi intervenuto Rodolfo Ricci, del Coordinamento del Forum delle associazioni italiane nel mondo, che ha ricordato come ormai dal 1988, l’anno della seconda Conferenza sull’Emigrazione, si continui a parlare dell’emigrazione italiana come una risorsa, senza giungere a risultati concreti. Un obbiettivo mancato, da parte di chi lavora in questo settore e delle istituzioni, che , secondo Ricci, appare preoccupante alla luce di un’emigrazione che vede allentarsi sempre di più il legame con l’Italia e sta più vivendo una dimensione culturale e sociale molto simile a quella degli oriundi, Ricci ha poi ricordato come negli anni novanta e nella prima decade del 2000 furono messi in atto interventi concreti, dal ministero del Lavoro, dal Mae e da molte regioni, per la formazione delle nuove generazioni degli italiani all’estero. Uomini e donne che soprattutto in Europa acquisirono capacita e competenze anche trasversali, biculturali e bilinguiste. Una risorsa umana in vari ambiti professionali che però fu sfruttata in gran parte da imprese con realtà produttive estere, dimostrando, secondo Ricci, la nostra incapacità  di cogliere l’emigrazione come risorsa. “Se queste nuove generazioni sono state una risorsa perduta, – ha proseguito Ricci – la nuova emigrazione che noi abbiamo di fronte oggi è invece un’altra grande risorsa che stiamo rischiando di perdere…. Vi sono dei paesi che colgono pienamente e hanno la capacità di misurasi in un contesto internazionale come ‘paesi globali’, fra questi cito la Germania in Europa, gli Stati Uniti, il Giappone, la Cina e  il Brasile, ma l’Italia se si lascia sfuggire centinaia di migliaia di giovani all’anno,  qualificati e formati con i nostri soldi, va  oggettivamente incontro ad una perdita di patrimonio umano e di Pil , e non vi è un arricchimento culturale che passa essere messo al servizio del Paese”. A questa valutazione ha replicato Bassetti sottolineando come la presenza dei nostri ricercatori all’estero rappresenti comunque un bene per il nostro paese e contribuisca all’azione di sviluppo.  

Nel suo intervento Silvia Bertolini, coordinatrice delle consulte regionali dell’emigrazione, ha in primo luogo precisato come a tutt’oggi in Italia quasi tutte le regioni abbiano una consulta, un consiglio o una commissione per i corregionali all’estero. Organismi collegiali che però non sempre vengono convocati lasciando, secondo la Bartolini, le politiche migratorie in mano ai consiglio regionali, con il rischio di un’ingerenza dei partiti in questa delicata materia che deve anche confrontarsi con il costante calo delle risorse pubbliche.  La Bartolini ha poi precisato come le consulte regionali rappresentino un punto di riferimento per circa 3500 associazioni regionali nel mondo, solo in Emila Romagna sono iscritte 110 le associazioni. Sodalizi, quelli regionali che, per la coordinatrice, dovrebbero essere fattivamente coinvolti nelle attività di internazionalizzazione delle nostre imprese messe in atto dalle Regioni.  

“Io credo che le Regioni – ha precisato la Bartolini dopo aver auspicato un maggiore coordinamento fra le varie iniziative  di internazionalizzazione messe in campo dal sistema Italia – abbiano il compito e il dovere di inserire nelle loro attività all’estero a favore delle piccole e medie imprese italiane la presenza del nostro associazionismo nel mondo, perché è grazie a questa presenza che si va oltre all’operazione unidirezionale verso l’esterno, e si ottiene uno scambio con la reale comprensione di ciò che è veramente il territorio all’estero, visto con gli occhi di chi è già integrato in tutto o in parte.. Quindi penso che questo coinvolgimento delle associazioni con le loro straordinarie competenze, soprattutto nei settori del cibo, della moda, del turismo e della cultura, siano fondamentali”.

Ha poi preso la parola il coordinatore del CEPA Gilberto De Santis che ha sottolineato come il problema non sia la frammentazione della presenza italiana all’estero, che di per se rappresenta una ricchezza, ma il coordinamento di tutte queste realtà che si attivano per conto dell’Italia nel mondo  De Santis ha poi ricordato come i patronati siano oggi presenti, in circa 40 paesi del mondo con oltre 1000 uffici. Una realtà, quella dei patronati, che nel dopo guerra ha superato i confini nazionali per portare sostegno alle comunità  italiane nel mondo che avevano bisogno di assistenza previdenziale.

De Santis, dopo aver segnalato l’organizzazione entro la fine dell’anno di una conferenza alla Camera sulla nuova emigrazione in cui verranno verificate anche le diverse esigenze di servizio delle ultime ondate migratorie dei nostri connazionali,  ha evidenziato l’esigenza di aggiornare il ruolo dei patronati che potrebbero ad esempio essere di supporto anche alle piccole aziende italiane che si recano all’estero .“ La sfida più grossa – ha precisato De Santis – è quella di riuscire a stare vicino alle piccole  comunità,  una questione che i consolati ed patronati potrebbero affrontare attraverso le nuove tecnologie informatiche. Sistemi innovativi, come ad esempio la creazione di fascicoli elettronici, che permetterebbero di accompagnare e di assistere i giovani emigranti all’estero anche negli spostamenti nei vari paesi”.

“Noi viviamo la proiezione geopolitica del nostro paese – ha affermato Enzo Amendola, responsabile nazionale del Pd per la politica estera – in uno schema più libero rispetto al passato, non perché l’identità europea o le alleanze  transoceaniche siano venute a mancare, ma perché lo schema di risposta ai grandi fenomeni di crisi economica e di migrazioni dovuti a guerre, squilibri e continenti che vogliono una globalizzazione più equa, spingono medie potenze come l’Italia ad essere più reattive. La proiezione geopolitica del nostro paese è quindi necessariamente cambiata e in questo ambito si colloca la recente riforma della Cooperazione allo sviluppo i cui fondi verranno incrementati”. Amendola ha poi sottolineato la necessità di cambiare la struttura burocratica dell’Italia nel mondo attraverso riforme ragionate che riorganizzino la rete diplomatica consolare, in modo che possa comunicare con tutti. Un cambiamento che dovrà tenere conto del  retaggio culturale della nostra proiezione nel mondo, ma anche della nuove generazioni che si affacciano all’estero. Quindi una nuova rete nel mondo per la cultura e la proiezione economica dell’export. Amendola ha infine parlato dell’esigenza di un salto di qualità della rete del Pd all’estero . Ha quindi ricordato il caso della Tunisia dove convivono la grande cultura storica degli italiani che hanno dato tutto alla  Tunisia, le presenze di alto livello italiane nel campo politico, intellettuale e imprenditoriale, e la nuova emigrazione fatta di pensionati italiani hanno scelto questo paese.

Dal canto suo il direttore di Rai Italia Piero Corsini ha ricordato come grazie alla diffusione del programma di Rai Italia “Community”  attraverso  Rai Tre e su Rai Scuola, anche i connazionali in patria abbiano finalmente potuto conoscere le storie, i problemi e le necessità degli italiani all’estero, portando così a compimento l’attivazione della tanto richiesta informazione di ritorno.  Corsini ha poi segnalato come un’altra trasmissione di Rai Italia “Camera con vista” dia indicazioni utili sull’imprenditoria italiana, favorendo così eventuali investimenti dall’estero.   Il direttore di Rai Italia ha anche rilevato la necessità di coinvolgere nella fruizione dei programmi sempre di più le comunità italofone che non parlano italiano, attraverso l’uso nelle trasmissioni dei sottotitoli e la creazione di uno specifico canale complementare. “Rai Italia – ha concluso Corsini – è una delle espressioni più vere del servizio pubblico ed è una delle missioni della Rai”.

Questa parte del dibattito è stata conclusa da Donato Di Santo, già sottosegretario agli Esteri, che è intervenuto sul rapporti fra l’Italia e l’America Latina  “Questa Italia oltre l’Italia  – ha spiegato Di Santo riferendosi ai Paesi dell’America Latina – non è dovuta solo all’enorme quantità di italo discendenti, almeno  trenta o quanta milioni, non solo al fatto che le generazioni degli oriundi sono ben inserite a tutti i livelli delle società , economia, cultura e politica,  ma perché ormai vi è un interesse adulto in quei paesi verso l’Italia, a cui non chiedono più cooperazione allo sviluppo unidirezionale ed assistenziale, bensì crescita reciproca e collaborazione economica alla pari”. Di Santo ha inoltre evidenziato sia il determinate appoggio alla candidatura di Milano per l’Expo 2015 espresso dai paesi sud americani, sia l’esigenza di non chiudere e di portare avanti l’esperienza dell’Istituto Italo Latino Americano.  “ In America Latina – ha proseguito Di Santo – vi è un interesse autentico verso l’Italia, sta a noi cogliere l’attimo e costruire una politica estera adeguata che faccia della presenza italiana in questo continente una formidabile leva di crescita per il futuro”. In vista dell’ottava edizione della conferenza Italia – America Latina, che si terra in Italia nel 2017, Di Santo ha infine proposto la realizzazione di un Forum di preparazione all’evento dedicato alle migrazioni che coinvolga gli italiani in America Latina e i latino americani in Italia. (G. M.- Inform)

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