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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Milano la tavola rotonda “L’Italia nel mondo: lo spazio dell’italofonia e dell’italsimpatia”

SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI

Una riflessione su come lavorare affinché lingua e cultura italiana acquisiscano il giusto riconoscimento e attrattiva a livello internazionale moderata dal vice presidente della Dante, Paolo Peluffo. Sono intervenuti Lucio Caracciolo, direttore di Limes, lo storico Jean Dominique Durand, il direttore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del Ministero degli Affari Esteri Cristina Ravaglia e il giornalista Pier Luigi Vercesi

MILANO – “La percezione che si ha dell’Italia all’estero, nonostante gli stereotipi, inevitabili per ogni paese, è decisamente migliore di quella che avvertiamo noi italiani, forse un po’ assuefatti all’idea di vivere immersi nell’arte, nella storia, nel bel paesaggio”: così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento all’82° Congresso internazionale della Società Dante Alighieri svoltosi nel fine settimana a Milano, presso il Museo diocesano e con una sessione finale ad Expo 2015. Expo che ha dimostrato, prosegue Mattarella, che “nel mondo c’è forte richiesta di Italia” che in molti campi, insieme agli italiani, “è sinonimo di eccellenza”, eccellenza che va coltivata anche per il futuro, con approfondimenti, nuove strategie e priorità su cui la Dante ha cercato di riflettere nel corso del Congresso.

“Avere lungimiranza, progettare il futuro, non significa bruciarsi i ponti alle spalle ovvero rinnegare il nostro passato. Ma, piuttosto, investire la grande tradizione, i valori e la cultura che ci animano, in un mondo che cambia sempre più velocemente. Sarà all’altezza delle sfide nuove chi, insieme a radici solide e profonde, saprà ben interpretarle e saprà concorrere a governarle. E noi possiamo farlo – ha affermato il capo dello Stato. Si è quindi soffermato sull’importanza di promuovere, insieme alla nostra cultura, anche la lingua italiana, “che non è e non sarà una lingua egemonica nel mondo”, “né diventerà, probabilmente, una lingua commercialmente appetibile”, “ma proprio per questo – ha aggiunto – potrebbe divenire, più di quanto non lo sia già, la lingua del bello, del gusto, dell’arte, della musica, una lingua particolare e universale, apprezzata e studiata per nutrire lo spirito, per avvicinarsi al nostro straordinario patrimonio artistico e letterario”. Richiamate infine le nuove ragioni della missione della Società Dante Alighieri, “in un contesto storico in cui siamo passati da Paese di emigrazione a Paese di transito, e, in parte significativa, di immigrazione”: “la sfida principale è, oggi, nel mondo, quella di essere testimone e portavoce d’Italia per la nostra lingua, delle nostre bellezze e dei nostri prodotti; in Italia il compito è quello di essere, attraverso la conoscenza della lingua, un decisivo veicolo di integrazione tra i cittadini e le numerose e diverse comunità immigrate che si sono insediate nel nostro territorio”.

E una riflessione su quali priorità debbano guidare l’azione della Dante per permettere a lingua e cultura italiana di acquisire il giusto riconoscimento e attrattiva a livello internazionale si è svolta anche con la tavola rotonda intitolata “L’Italia nel mondo: lo spazio dell’italofonia e dell’italsimpatia” organizzata nel corso del Congresso. Vi hanno partecipato in qualità di relatori Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes, lo storico Jean Dominique Durand, il direttore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del Ministero degli Affari Esteri Cristina Ravaglia e il giornalista Pier Luigi Vercesi.

A moderare il dibattito il vice presidente della Società Dante Alighieri Paolo Peluffo che ha ricordato, così come il presidente della Dante Andrea Riccardi nel suo intervento di apertura del Congresso, che lo spazio e l’importanza attribuita all’italiano nel mondo non siano scontati. “Lo studio della civilizzazione italiana nel mondo non è scontato e non deve essere lasciato al caso – ha detto Peluffo, chiedendo ai presenti un contributo sulle priorità per stabilire un’agenda di azione su “come offrire al mondo dei segnali della nostra civilizzazione che interessino e siano utili”. Il vice presidente della Dante ha anche segnalato come la Società sia un luogo “in cui intessere i fili della memoria, che hanno un tratto unitario ma anche molteplice” e ricordato come l’identità italiana, questione più volte richiamata nel corso del Congresso, sia “un’intersezione dello scambio di civiltà”: “lo scambio – ha detto – è la cifra dell’identità italiana”.

Caracciolo ha evidenziato il “senso di rinuncia e di declino” che caratterizzano il nostro Paese in questi ultimi anni: “si parla di invasione migratoria, dimenticando che il saldo migratorio dell’Italia è negativo, perché tanti giovani italiani, che probabilmente non hanno una visione declinista, lasciano il nostro Paese per cercare un’opportunità di vita e lavoro all’estero – afferma Caracciolo, rilevando l’importanza di mantenere con questi ultimi una relazione. Sottolineata poi la necessità di “rifuggire dalla tentazione del vincolo etnico”: “vi sono nel mondo molte persone che hanno interesse e passione per il nostro Paese e sono altrettanto importanti, in un’ottica di promozione culturale, dei tantissimi italiani di origine”. Infine, un richiamo a curare di più il nostro passato, a trasmettere la nostra ricchezza culturale in primis alle giovani generazioni: “si può fare molto di più a livello di formazione dei giovani, per renderli consapevoli del privilegio che comporta essere italiani e far conoscere loro la nostra cultura – afferma Caracciolo, rilevando – come Mattarella – come questa ricchezza spesso ci venga riconosciuta più frequentemente da chi italiano non è. “Solo maturando questa consapevolezza sarà possibile uscire dalla visione declinista prima accennata – conclude.

Durand, che da marzo 2014 collabora con il sindaco di Lione sui temi del patrimonio e della memoria, rileva l’importanza della presenza italiana nella città francese, presenza cui è stata recentemente dedicata una mostra (intitolata “la Lione italiana”) e cui si deve molto dello sviluppo architettonico della città – la “vecchia” Lione è patrimonio dell’umanità Unesco – ma anche economico (la prima gelateria sorta in città, alla fine del 1700, era dell’italiano Antonio Spreafico). Segnala anche come la lingua italiana non sia stata sempre utilizzata per un’apertura all’altro: “la storia ci insegna che lingua e cultura possono diventare strumenti al servizio dell’imperialismo e simboli di separazione più che di scambio – ricorda lo storico, rilevando nell’oggi il rischio dell’uniformizzazione acritica o del ripiegamento in se stessi, fenomeno che allo stesso modo non intende la cultura quale strumento di dialogo. “La lingua non va intesa unicamente come strumento di comunicazione – aggiunge – ma di scambio, conoscenza e cultura; deve gettare ponti, aprire finestre”.

Segue il percorso tracciato da Durand anche Peluffo che ricorda la nascita della Dante quale frutto di un disegno nazionalista e il suo percorso di trasformazione in seno alla società italiana, in parallelo con l’evoluzione della cultura politica e sociale nel nostro Paese. Per il vice presidente della Dante, tuttavia, la promozione dell’italiano come strumento di scambio e dialogo richiederebbe un impegno di istituzioni che lavorino in questo senso.

“È vero che la lingua non è solo una componente etnica – afferma Cristina Ravaglia, – ma non possiamo non tener conto che abbiamo nel mondo circa 5 milioni di italiani, con passaporto italiano, in continua crescita”. Il direttore generale del Maeci rileva infatti come i residenti all’estero siano cresciuti negli ultimi 3 anni di circa 500 mila unità e si sofferma sulle caratteristiche di questa collettività: “i nuovi italiani, la cosiddetta generazioneerasmus maggiormente abituata a muoversi e a risiedere all’estero, affianca coloro che vi risiedono da più tempo; e poi ci sono gli italiani di origine, cui la legge italiana consente il riacquisto della cittadinanza. Si tratta di milioni di persone il cui legame con l’Italia può essere sfruttato anche a nostro beneficio”. Ravaglia ricorda infatti come spesso le terze o quarte generazioni di italiani ritornino con passione alla lingua italiana, un ritorno spesso più semplice e pacificato rispetto al rapporto che le generazioni precedenti avevano con essa, non sempre conosciuta dagli emigranti del passato oppure rimossa nel caso delle seconde generazioni che lottavano per l’inserimento in società d’accoglienza non sempre scontato. Per questo anche i modi dell’insegnamento dell’italiano sono cambiati e cambiano in rapporto ai destinatari dell’offerta. Ravaglia richiama a questo proposito le iniziative degli enti gestori, preposti all’insegnamento della nostra lingua all’estero con un contributo statale: molti corsi vengono erogati in scuole locali e sono rivolti dunque a bambini nati all’estero. In particolare, il direttore generale richiama un corso di italiano destinato a più piccoli, a New York, con al centro la cucina italiana. “La cucina è anche cultura e coinvolgendo i bambini coinvolgiamo le famiglie, che conoscono e apprezzano attraverso i suoi sapori l’Italia, e alimentiamo il turismo – afferma Ravaglia, che sostiene la necessità di stimolare iniziative innovative di questo tipo facendo sistema, “mettendo insieme le forze” dei diversi settori che producono “italsimpatia” – la musica lirica, per fare un esempio. Alimentando questi settori si alimenta anche l’interesse e la curiosità per la lingua italiana, con un ritorno anche in termini economici per il nostro Paese.

Per Vercesi contrasta l’immagine di una “fase declinante” la comunicazione di Papa Francesco, che sostiene un modello di sviluppo alternativo in lingua italiana in tutto il mondo. Egli rileva inoltre come la lingua non possa prescindere dal bagaglio culturale di cui è espressione.

Tra le priorità per la promozione culturale del nostro Paese all’estero Caracciolo cita l’attenzione a contesti come quello cinese in particolare, ma sollecita un intervento deciso per il Mezzogiorno italiano, per “creare filiere che lavorino in modo professionale sulla promozione culturale nelle aree del Sud Italia”. Una sfida che la Dante ha già colto – fa notare Peluffo – con la vivace attività dei Comitati presenti in loco.

Durand mette infine in luce la vivacità del mondo associativo italiano riscontrato a Lione, in particolare quello legato alle regioni italiane di origine dei connazionali, una realtà “contraddistinta dalla volontà di integrarsi nella società francese senza perdere il legame con l’italianità e la tradizioni della terra di origine”. Attive anche le associazioni dedicate alla conoscenza e all’approfondimento dei diversi aspetti dell’Italia, spesso importanti per le ricadute sul settore turistico. Ambito che egli ritiene invece debba essere stimolato lo scambio tra università, che oggi guardano più frequentemente a Paesi come gli Stati Uniti o all’area asiatica e russa. (Viviana Pansa – Inform)

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