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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Firenze l’evento “Riparliamone: la lingua ha valore”

LINGUA E CULTURA ITALIANE

Un’iniziativa promossa dal Maeci per fare il punto su azioni e strategie di promozione di lingua e cultura italiana all’estero ad un anno di distanza dagli Stati generali della Lingua italiana nel mondo. Dopo i saluti del sindaco Dario Nardella, l’intervento introduttivo del sottosegretario agli Esteri Mario Giro: “Un errore pensare che le nostre siano una lingua e una cultura deboli; l’italiano è invece lingua culturale che parla universalmente, non solo lingua etnica, che viene prima di noi e va oltre noi”

FIRENZE – Ad un anno di distanza dagli Stati generali della Lingua italiana nel mondo si rinnova a Firenze l’appuntamento sulla promozione della lingua di Dante con l’incontro “Riparliamone: la lingua ha valore” promosso ieri dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a Palazzo Medici-Riccardi. Un’iniziativa per fare il punto sull’avanzamento degli impegni presi agli Stati generali e per ribadire la necessità di investire sulla promozione culturale e linguistica quale asse strategico per alimentare la presenza e il rilievo dell’Italia nel mondo.

Ad accogliere i presenti è stato il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che ha sottolineato il carattere concreto dell’incontro volto a spingere ulteriormente al rialzo la reputazione della lingua italiana, “un apprezzamento – ha detto – che deve essere rivolto non solo alla grandezza del nostro passato, ma anche alla sua capacità di coltivare il livello culturale dei cittadini del mondo”. Richiamato infatti “il valore universale dell’italiano”, incarnato dai principi dell’umanesimo cui la lingua di Dante ha generosamente contribuito, e la sua duttilità nell’applicazione ai diversi ambiti che sono divenuti eccellenza riconosciuta anche all’estero – moda, artigianato, cibo, tecnologie – trasmettendo, con il prodotto, anche una cultura ed un saper fare amati e stimati. Nardella ha anche ribadito come l’italiano sia “veicolo della nostra identità” da sostenere con orgoglio: “pensiamo ai tanti emigrati che in passato hanno quasi nascosto con vergogna la loro lingua per accelerare il processo di integrazione nei Paesi di accoglienza; dobbiamo sempre più sostituire a quella timidezza l’orgoglio di parlare italiano, l’orgoglio di presentare la nostra cultura e storia, la grandezza del nostro patrimonio culturale – ha affermato il sindaco. La promozione linguistica ha dunque “obiettivi culturali, ma anche pragmatici, con importanti risvolti economici – ha concluso Nardella, auspicando che l’italiano possa incrementare sempre più la capacità attrattiva e diffusione nel mondo.

Di seguito il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca Gabriele Toccafondi ha evidenziato l’impegno del governo nel settore educativo, impegno che si è tradotto in un investimento su tutto il sistema scolastico italiano, anche quello presente all’estero. Ha ricordato come “attraverso la scuola si facciano cultura e conoscenza, e si trasmettano i nostri valori”, elementi inscindibilmente legati alla lingua italiana e richiamati in particolare in tutto il mondo con la Settimana della Lingua italiana che si celebra proprio in questi giorni, con un’edizione dedicata all’italiano della musica. Ha insistito infine sull’importanza della promozione della nostra lingua per il suo valore “culturale, economico e anche sociale”, riferendosi in quest’ultimo caso all’importanza dell’insegnamento dell’italiano agli immigrati che desiderano vivere nel nostro Paese.

La vice presidente della Regione Toscana, Monica Barni, ha rilevato come il tema della diffusione della lingua italiana nel mondo abbia molto bisogno di ricerca ed innovazione. “L’italiano deve stare nel mondo, nel mercato delle lingue oggi in costante espansione – ha rilevato Barni, auspicando una più forte presenza in questo contesto, incremento che non può essere assicurato solo più dal peso della nostra tradizione culturale. “In questo mercato globale la nostra lingua gode di un grande vantaggio: rappresenta valori di nicchia legati alla nostra cultura e che si oppongono ai valori di plastica propagati dalla globalizzazione – spiega Barni, rilevando poi come vi siano oggi nel mondo “milioni di discendenti di italiani che desiderano riappropriarsi di questa identità riaccostandosi all’italiano”. Rilevanza culturale e presenza italiana connessa alla storia della nostra emigrazione facilitano l’ingresso delle nostre aziende e dei prodotti italiani nel mercato globale, per questo, secondo la vice presidente, è opportuno ed importante stabilire nuovi collegamenti coinvolgendo imprese e connazionali. Importanti rapporti da coltivare – aggiunge – sono anche quelli con gli studenti stranieri che trascorrono un periodo di studio in Italia e che possono diventare promotori della nostra lingua e cultura una volta rientrati nel loro Paese di origine. Ciò che conta e che si sta facendo – evidenza Barni – è “costruire un percorso e fare sistema, così da poter superare quelle fragilità che ancora esistono in alcune parti del mondo” nel settore della nostra promozione linguistica.

“Il nostro errore è pensare di avere una lingua e una cultura deboli – ha affermato il sottosegretario agli Esteri Mario Giro, ribadendo come “l’italiano sia una lingua culturale e non una lingua etnica”, “un vettore di cultura che parla universalmente, trasmettendo un messaggio che tutti comprendono”. “L’italiano non è solo una lingua del sangue, viene prima di noi e va oltre noi ed esiste da molto prima della formazione dello Stato italiano – ricorda Giro, richiamando “l’italiano oltre l’Italia”, quello parlato al di fuori dai confini nazionali, dagli amanti del nostro Paese e della nostra lingua e dai tanti italo-discendenti – “80 milioni di persone – afferma il sottosegretario, ricordando come quella italiana sia “la seconda diaspora mondiale”. Richiamato anche il percorso avviato con gli Stati generali, organizzati – ricorda Giro – per sensibilizzare gli italiani sull’importanza della nostra lingua e della sua promozione all’estero. “Parlare della nostra lingua è una grande responsabilità ma anche un grande valore, l’italiano gode di una sua legittimità che va oltre noi stessi, che gli viene riconosciuta malgrado noi – prosegue il sottosegretario, riferendosi all’abuso dei termini inglesi in voga da qualche anno. “Spesso crediamo che ci manchi qualcosa – dice – mentre abbiamo già tutto”.

Tra i dati presentati in questa occasione, un aggiornamento sul numero degli studenti di lingua italiana nel mondo: sono 1,7 milioni, quota che supera gli 1,5 milioni quantificati nelle analisi fornite nel corso degli Stati generali e che non corrisponde probabilmente ad un aumento reale del numero di studenti – fa sapere lo stesso Giro – quanto all’affinamento degli strumenti di rilevazione, ipotesi che lascia supporre la possibilità che essi siano anche di più. Si tratta di una diffusione non omogenea, ancora da potenziare in Paesi importanti come la Cina, per esempio, o da non disperdere come nel caso dei Balcani, mentre migliora decisamente in aree come l’Egitto e la Tunisia. Il sottosegretario evidenzia quindi come sia ancora molto il lavoro da fare e come lo spazio per crescere sia dato dal progressivo emergere di una classe media mondiale che includerà nella crescita dei consumi di qualità anche quello di cultura. Tra le priorità sui cui si intende lavorare il sottosegretario cita la certificazione unitaria dell’apprendimento linguistico, degli studenti ma anche quello relativo alla formazione dei docenti, su cui chiede la collaborazione del Miur, e parla di “una nuova ragione sociale degli insegnanti all’estero, perchè abbiamo bisogno sempre più di fondare scuole italiane nel mondo, esportando il nostro che è un buon modello scolastico”. Non si tratta di “commercializzare la cultura – precisa Giro – ma di trovare nuovi strumenti per accrescerne la fruibilità”, per superare “lo stile museale e guardare avanti”: per questo egli sollecita il progressivo coinvolgimento del settore privato e la promozione di “professionalità che sappiano mostrare al mondo il valore della nostra lingua e cultura”. Saranno queste, infatti, a trainare tutto il sistema Italia, con benefici di rilievo per la stessa nostra economia.

E a testimoniare come l’italiano sia un valore per il sistema economico è servita la prima sessione di confronto della mattinata, cui hanno partecipato il responsabile di Fiat Brand Marketing comunicazione Carlo Colpo, il direttore generale della Beijing Design Week Vittorio Sun, l’ideatore del padiglione Zero di Expo 2015 Davide Rampello e Andrea Illy, presidente e amministratore delegato di Illy Caffè.

Colpo ha illustrato i tratti salienti di alcune campagne pubblicitarie della Fiat, segnalando come “Italia e italianità siano ciò che rende rilevanti i nostri messaggi all’estero”. “Attraverso l’utilizzo della lingua, del modo di essere italiano (linguaggio e attitudine verso il prossimo) e della gestualità italiana si veicola un messaggio riconoscibile e rilevante per il pubblico di riferimento – afferma Colpo. Si mostra quindi come la capacità di attrazione esercitata dal nostro Paese e gli elementi che ci vengono riconosciuti all’estero siano utilizzati sapientemente negli spot Fiat per rendere appetibile il prodotto. Parla del legame tra design e cultura italiana Vittorio Sun, richiamando anche il suo legame di impronta familiare con il nostro Paese – il padre era un diplomatico cinese in Italia. “Il design non è solo prodotto ma veicola un’intera filosofia italiana – afferma, spiegando come si colga l’occasione con l’evento organizzato a Beijing di presentare altri aspetti della cultura italiana (cinema, cultura agro-alimentare, etc.) Sul modo di intendere il design come “cultura progettuale italiana” si sofferma anche Rampello, che rileva come le operazioni più riuscite di promozione dell’Italia nel mondo, pur avendo impronta e importanti risvolti economici, siano essenzialmente operazioni “colte e di cultura”. “È la cultura che rende viva una lingua – spiega Rampello. “Per rigenerare una lingua – aggiunge – è necessario valorizzare prima di tutto il nostro fare. Da questo scaturisce l’agire e da quest’ultimo ancora il logos, ossia la parola e il linguaggio”. Andrea Illy ha insistito invece sulla necessità di “mettere a sistema il patrimonio di bellezza dell’Italia”, “vantaggio competitivo endogeno del nostro Paese”, la cui promozione può generare anche importanti ricadute sul settore turistico. Egli ritiene che questo aspetto sia stato colto dall’attuale governo, così che oggi sta migliorando oltre che “l’immagine identitaria dell’Italia” anche “la nostra reputazione”. Per fare sistema è necessario preliminarmente un censimento del patrimonio di bellezze del nostro Paese e anche in questo caso “il business è importante perché aiuta l’autofinanziamento di simili attività”, specie in un momento in cui la risorse pubbliche sono molto limitate. Illy si sofferma infine anche sull’italian sounding, un fenomeno da contrastare con la qualità del prodotto italiano, ma che a suo dire non ha risvolti solamente negativi sul made in Italy, perché può anche sollecitare la curiosità del consumatore alla ricerca della qualità. (Viviana Pansa – Inform)

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