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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Firenze la prima mattinata dei lavori dedicati a “L’italiano nel mondo che cambia”

STATI GENERALI DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO

 

Aprono l’evento i saluti del sindaco di Firenze Dario Nardella e gli interventi del sottosegretario agli Esteri Mario Giro e del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. A cura di Andrea Meloni, direttore generale per la Promozione del sistema Paese del Maeci, la presentazione dei dati 2013 sulla diffusione dell’italiano all’estero

Giro: “Auspico un movimento culturale diffuso che faccia dell’italiano una delle lingue protagonista della globalizzazione, una lingua che ha già dato prova di saper oltrepassare le frontiere senza escludere, portatrice di un’identità non minacciosa, senza pretese egemoniche, intuitiva, universalista, in altre parole, umana”

 

FIRENZE – Si sono aperti questa mattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze gli Stati generali della Lingua italiana nel mondo, iniziativa organizzata dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale in collaborazione con Miur e Mibact per fare il punto sul sistema di promozione della nostra lingua all’estero e predisporne un riordino ed una riattualizzazione alla luce di nuovi scenari globali e di una più matura consapevolezza delle potenzialità che essa riveste per il nostro Paese.

A presentare un primo significativo numero della diffusione della lingua italiana nel mondo Lucia Annunziata, giornalista e direttore dell’Huffington Post Italia, che coordinando i saluti istituzionali ha parlato di 250 milioni bdi “italici”, cifra che include sia “gli italiani che sono emigrati o i discendenti degli emigrati che non hanno mai dimenticato la loro lingua di origine, sia coloro che amano l’italiano” e l’hanno scelto per affinità elettiva, perché amanti dello stile di vita italiano o della cultura in tutte le sue molteplici sfaccettature – musica, arte, letteratura, etc. Numeri importanti, cui si associano gli 83 Istituti Italiani di Cultura che promuovono la cultura italiana all’estero, le 140 istituzioni scolastiche italiane sparse in giro per il mondo, i circa 1 miliardo e mezzo di studenti di italiano rilevati da una stima presentata dal Maeci nel corso dell’iniziativa e – per tornare alla sfera economica, divenuta essenziale con l’aggravarsi della crisi – i 700 milioni di euro spesi ogni anno da studenti stranieri in Italia. Un sistema che deve essere guardato nel suo complesso per investire in strategie coordinate di promozione della nostra lingua e cultura più efficaci e al passo con i tempi, così da poter venire incontro in modo adeguato ad un interesse crescente nei confronti del nostro Paese e della sua lingua, la quarta più studiata al mondo. Proprio stimolare una maggiore consapevolezza di questo interesse e della ricchezza rappresentata da questo patrimonio immateriale frutto di secoli di storia è tra gli obiettivi degli Stati generali, “manifestazione di carattere più ampio, non limitata alla sfera accademica – ha evidenziato Annunziata, introducendo l’intervento di saluto del sindaco della città, Dario Nardella, che ha ricordato il ruolo di Firenze, “città culla della lingua italiana, a volte difficile, matrigna, ma foriera di grandi pensieri e grandi uomini”. Richiamata anche la ricchezza dell’italiano, caratteristica forse oscurata ma non danneggiata, ad avviso del primo cittadino, dalla semplificazione indotta dai mezzi di comunicazione più recenti e “patrimonio che dobbiamo coltivare insieme e non affidare unicamente alla tutela dell’Accademia della Crusca”. Un riferimento poi all’importanza che l’emigrazione italiana ha avuto nella diffusione dell’Italia nel mondo, diffusione anche culturale e linguistica non più riservata alle élite, ma fenomeno che oggi possiamo dire “di massa”. Nardella propone quali obiettivi per stimolare ulteriormente il fenomeno il raddoppio delle tournée svolte all’estero dalle orchestre sinfoniche, liriche e popolari, sottolineando come la musica sia potente mezzo di avvicinamento alla nostra lingua, il lancio di un erasmus delle arti, con borse di studio dedicate alle arti che maggiormente sono veicolo dell’italiano, e un investimento sul cinema, con la promozione di scuole di cinema per i giovani da realizzarsi in collaborazione con gli IIC e affiancate da rassegne cinematografiche. Luisa Todini, presidente di Poste italiane, sottolinea come anche le “aziende italiane svolgono un pezzo di politica estera e contribuiscono alla promozione della cultura italiana nel mondo” con il loro impegno e la loro attività. Segnalato in particolare l’impegno di Poste per l’integrazione dei cittadini stranieri in Italia, con la sperimentazione di un “Ufficio postale multietnico”, allestito per il momento alla Stazione Termini di Roma cui seguiranno circa 20 sportelli analoghi in altre località, e un annullo filatelico dedicato proprio agli Stati generali della Lingua italiana nel mondo. Di seguito l’intervento del sottosegretario agli Esteri Mario Giro, che ha richiamato i numeri “dell’Italia e dell’italiano nel mondo: 4 milioni e mezzo circa di italiani residenti all’estero, 80 milioni di italo-discendenti e 250 milioni di italici, ossia persone che, anche se non in senso etnico e nazionale, si riconoscono nella nostra lingua e cultura, numeri che – rileva Giro – confermano la grande voglia di Italia presente nel mondo di cui noi stessi abbiamo scarsa consapevolezza”. “Siamo uno Stato giovane ma un popolo antico – afferma Giro – che tante volte ha attraversato le frontiere, che si è sempre integrato ovunque senza mai perdersi e ciò si deve al fatto di aver vissuto l’identità non come un dato fisso ma come un processo”. In modo dinamico – rileva il sottosegretario – occorre guardare quindi alla nostra storia e alla nostra lingua. “Come la storia della nostra emigrazione, pur con le sue sofferenze e i drammi, è stata una storia di successo, così può esserlo per coloro che oggi vengono nel nostro Paese. La nostra lingua – prosegue – ci insegna una nuova geografia del mondo, una geografia dalle frontiere pacifiche, trasversali perché la diffusione dell’italiano non si è mai tradotta in politica di ingerenza o potenza, ma è simbolo di cultura, creatività, di un certo modo di fare impresa, un tesoro che è un bene comune, fondante la nostra identità ma anche patrimonio dell’umanità, che abita in tutti coloro che la parlano”. Il sottosegretario rileva come proprio questa sia la ricchezza dell’italiano, “una lingua che non si impone ma è una scelta del cuore, la cui forza è la sua potenzialità espressiva, la lingua del sì, che mette a tacere i no pessimisti e rassegnati”. “Nel mercato delle lingue, il nostro errore è pensare di avere una lingua debole, ma non è così;  c’è molta richiesta che dobbiamo accompagnare e dobbiamo rendere consapevoli tutti gli italiani di questa richiesta – afferma Giro, sottolineando come si debba andare oltre la promozione nell’ambito di nicchie, senza condurre una “battaglia contro l’inglese” o altre lingue, ma piuttosto promuovere “un’alleanza tra esse” inserendo la possibilità di scelta nei percorsi scolastici, proporre “non un ghetto linguistico, ma uno strumento aperto di comunicazione plurale; dare è il nostro obiettivo, perché la nostra lingua dà qualcosa in più che gli altri ci riconoscono, che è frutto della nostra storia e di cui non abbiamo particolari meriti”. Per il sottosegretario, insomma, “stimiamo in maniera insensata il potere di strumenti della comunicazione, in particolari quello di una lingua veicolare comune, ma anche se domani – avverte – parlassimo tutti inglese, non saremmo per questo più uniti”. “Se l’italiano all’estero ha resistito in questi anni è per la richiesta degli italo-discendenti, per l’impegno di attori come imprese o enti locali, perché molti si sono adoperati perché ciò accedesse – afferma Giro, che si augura che una nuova consapevolezza cui mira anche questa iniziativa produca nuove idee. “Auspico – conclude – un soprassalto di coscienza del Paese su questo tema, un movimento culturale diffuso che faccia dell’italiano una delle lingue protagonista della globalizzazione”, ricordando come si tratti di “una lingua che ha già dato prova di saper oltrepassare le frontiere senza escludere, portatrice di un’identità non minacciosa, senza pretese egemoniche, intuitiva, universalista, in altre parole, umana, connessa a quella cultura del dialogo, dell’universalismo e della pace che Firenze rappresenta”.

Ha richiamato l’importanza dell’italiano per la stessa identità nazionale svizzera Corina Casanova, cancelliera della Confederazione elvetica che si è soffermata su importanza e difficoltà del plurilinguismo, in particolare quelle che sorgono nello svolgimento delle attività della pubblica amministrazione. “Il nostro plurilinguismo – ha detto – è un dato che non possiamo dare per scontato ma che dobbiamo difendere e promuovere ogni giorno, elemento che fonda in Svizzera la legittimità stesso dello Stato e va quindi promosso anche se impone spesso procedure complesse e costose”. Casanova ha poi segnalato che verrà intensificata l’attività di promozione della nostra lingua anche al di fuori del Cantone di lingua italiana e ribadito come il suo utilizzo abbia giovato e continui a promuovere le relazioni tra Italia e Svizzera, economiche e non solo. Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha ribadito come spesso la diffusione di una lingua segua logiche autonome, sganciate da una strategia politica eventualmente presente. Ha ricordato come l’italiano si sia diffuso “senza eserciti” nell’area del Mediterraneo nel corso dei secoli e come tale diffusione, associata spesso ad ambiti artistici o diplomatici, abbia poi finito per veicolare valori riconosciuti dalla nostra cultura. Il nesso cultura-lingua-politica deve essere considerato ora nel presente – afferma – per indicare le strategie utili ad affrontare le nuove sfide che ci troviamo innanzi. Tre le ragioni che il ministro elenca quali motivazioni del successo riscosso recentemente dalla nostra lingua all’estero: il suo legame con un modello politico basato sul dialogo e l’integrazione; il riposizionamento economico del nostro Paese all’estero, per cui mutano ed emergono nuove aree in cui cresce l’interesse per la nostra lingua; il ruolo educativo di lingua e cultura italiana, ruolo su cui – afferma Giannini – occorre investire e non ancora supportato in tutte le sue potenzialità. Il ministro rileva su questo fronte come il nostro Paese debba fare di più per attrarre talenti e studenti dall’estero, si sofferma poi sull’importanza dei nuovi strumenti di comunicazione per l’apprendimento delle lingua e annuncia l’intenzione di bandire una nuova classe di concorso per gli insegnanti di lingua italiana agli stranieri, percorso che richiede qualifiche specifiche e non semplicemente l’essere italofono. Sull’importanza di promuovere la lingua italiana anche attraverso la musica popolare si è soffermato Enzo Arbore, che ha richiamato poi l’opportunità che il servizio pubblico torni ad investire su Rai Italia per la diffusione dell’italiano. A testimoniare ancora una volta l’importanza del nostro patrimonio musicale quale veicolo della nostra lingua l’esibizione di due cantanti lirici cinesi, Xiaoqing Yu e Ying Zhan, mentre nella seconda parte della mattinata, moderata da Carlo Romero, direttore generale di San Marino Rtv, segnaliamo tra gli interventi quello della scrittrice Dacia Maraini, che ritiene vi sia un elemento di “mistero” nell’amore riscontrato all’estero per la nostra lingua, presente anche in Paesi dove non si sono insediate collettività di connazionali, e segnala alcuni cattivi usi dell’italiano ad opera degli italiani stessi: il sovra-utilizzo di termini inglesi, frutto di “servilismo linguistico nei confronti della tecnologia” e “la diseducazione linguistica” che produce – afferma, citando lo scrittore Guido Ceronetti – indifferenza ai valori etici. Per la Maraini occasioni come gli Stati generali sono dunque anche importanti per riflettere sull’attenzione che dedichiamo alla nostra lingua, per trasmettere “passione e partecipazione” sulle sue sorti, perché “il progetto di crescita e sviluppo di un Paese non è solo economico”. Mentre Armando Massarenti, direttore de “Il Sole 24 Ore – Domenica” presenta un prototipo di progetto di traduzione dei contenuti dell’inserto culturale in lingua inglese, la presentazione dei dati 2013 sulla diffusione dell’italiano nel mondo è affidata ad Andrea Meloni, direttore generale per la Promozione del sistema Paese del Maeci. Il totale degli studenti di lingua italiana stimato dal Maeci in tutto il mondo è di circa 1 milione e 500 mila, stima la cui approssimazione è dovuta al fatto che si associano alle rilevazioni del Maeci anche quelle di coloro che studiano la nostra lingua in contesti non assistiti o incoraggiati dal Ministero. La maggior parte di essi (circa il 50%) studia italiano nei corsi forniti dalle scuole locali, inclusi i corsi della Direzione generale per gli Italiani all’estero del Ministero, un 17% (263 mila circa) in istituzioni come scuole di lingua, scuole popolari, università della terza età, associazioni etc., il 13% in università (203 mila), il 12% (195 mila circa) nelle oltre 400 sedi della Società Dante Alighieri all’estero, il 4,58% negli IIC (69 mila) e il 2% in scuole italiane (32mila). Il numero più altro di studenti si trova in Unione Europea (circa 478mila, il 31%), seguita da America latina (284mila, 18%), Asia e Oceania (255mila, 16%), America del Nord (213mila, 14%), Mediterraneo e Medio Oriente (158mila, 10%), Europa extra Ue (118mila, 7%), Africa Subsahariana (12mila, 0,84%). Meloni segnala come il dato di Asia e Oceania sia determinato dal fatto che in Australia circa 200mila studenti imparano l’italiano nelle scuole locali, perché la collettività viene considerata parte fondante di quel Paese. Rileva inoltre come i corsi destinati ai figli dei connazionali all’estero si siano progressivamente integrati nei percorsi curriculari delle scuole locali. Primo Paese per numero di studenti di italiano la Germania con oltre 244mila, seguito da Australia (203mila), Usa (147mila), Egitto (132mila), Argentina (130mila), Albania (72mila), Canada (65mila), Brasile (59mila), Francia (40mila), Il direttore generale conclude auspicando una riflessione più ampia sullo studio dell’italiano all’Università che a suo avviso va incoraggiato e promosso specie con la progressiva assimilazione di logiche aziendali agli atenei. Per la Germania interviene il direttore della Bayerische Staatbibliothek, Klaus Kempf che segnala con orgoglio come tale istituzione sia “la più grande biblioteca italiana all’estero” e si sofferma sull’importanza del patrimonio librario della biblioteche italiane, appellandosi alle autorità affinché si sfruttino i fondi europei per assumere giovani che possano svolgere attività nelle sedi in cui tale patrimonio è a rischio. Tra gli altri interventi segnaliamo quello di due docenti di scuole del comune di Firenze che illustrano l’impegno svolto per l’integrazione degli alunni figli di stranieri residenti in Italia, dell’attrice Serra Yilmaz, che lancia un appello per l’investimento in cultura, importante proprio nei periodi di più forte crisi economica, di Gina de Azevedo Marques, corrispondente de Il Globo e Comunità italiana in Brasile, che ricorda la grande emigrazione italiana in quell’area, specie nel sud e nelle regioni rurali, emigrazione che ha portato in quelle terre anche il dialetto – spesso veneto – degli emigranti, trasformatosi poi nel corso degli anni e ormai irriconoscibile rispetto a quello parlato oggi. (Viviana Pansa – Inform)

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