direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Elettra de Salvo il premio Comites di Berlino

ITALIANE ALL’ESTERO

Dal “Corriere d’Italia” di Francoforte

 

Elettra de Salvo: attrice, regista, coreografa, è l’Italiana dell’anno 2014. Riceve, insieme ad Antonino Triscari, gastronomo di lunga data a Berlino, il prestigioso titolo onorifico del Com.It.Es

Sei da oltre trent’anni in Germania, quasi metà della tua vita è tedesca, come, si potrebbe dire, metà della tua madrelingua. È senz’ombra di dubbio, a giudicare dalla tua carriera, un bicchiere mezzo pieno, piuttosto che mezzo vuoto, questo collocarsi a “metà” fra due mondi. Sei d’accordo?

Mi sento profondamente italiana; per un periodo mi sono rifiutata di leggere libri in tedesco: avevo bisogno della mia lingua. Perché ho piacere che vengano tanti italiani qui? Perché mi mancano! Trovo che sia ancora un privilegio tutta questa italianità a Berlino. Qui ho il meglio: cultura, abitudini, lingua. Ormai le strade sono piene di italiani, a volte se chiudo gli occhi al supermercato e ascolto mi sembra di essere in Italia! Ho tutta questa italianità senza avere i disagi dell’Italia. Effettivamente il mio bicchiere è molto pieno! E a proposito di metà, quest’anno, dopo 35 anni di Germania, a 60 anni, ho deciso di prendermi il doppio passaporto, per poter incidere di più sulla vita politica e sociale del paese che ho scelto.

Hai in più occasioni dichiarato di voler restare qui, pur amando molto l’Italia e le tue origini, Roma, le sue bellezze, ma che il tuo presente e il tuo futuro sono qui, a Berlino. Non provi un certo senso di perdita?

C’è sempre una rinuncia in ogni scelta. Ma l’alternativa era rimanere in un paese meraviglioso come pochi al mondo, ma tutto un “potrebbe”, o vivere in un paese come la Germania dove tutto “è”! Il sole non è solo un sole effettivo: è il lavoro, la realizzazione, il non avere stress quotidiani. E quando tu accetti questa dimensione mentale, sai cogliere altro e ti fai bastare anche quel “po’ di sole” che c’è qui: va bene così! Io sento di avere attorno un involucro tedesco, ma con un contenuto sempre più italiano. All’inizio non era così! Ora sento queste due componenti integrate fra loro. Questo esorcizza anche il senso di perdita.

In due battute, un consiglio ai giovani che sempre più numerosi approdano in Germania, in particolare a Berlino?

Intanto, di non disperare. Una citazione buddista: “Se non puoi cambiare le cose perché ti disperi? Se puoi cambiarle perché ti disperi?”. Io credo ci sia soluzione a tutto, è un percorso lungo alle volte. Bisogna aver pazienza. E torno ai miei trent’anni, anch’io ero piena di speranze, ma anche di preoccupazioni. Ma avevo già intuito, nel ‘79 quando sono partita, quello che a Roma si dice l’”andazzo”. Avevo capito che a Roma stava cambiando tutto, ma in realtà non cambiava niente e ne ero molto stufa. L’inquietudine, che è ciò che accomuna chi partiva allora e chi parte adesso, è una cosa che a quell’età arriva comunque, che tu parta o no. È molto individuale risolverla: c’è chi partendo si ritrova di più e chi invece si smarrisce ancora di più! E io per quelli, per quei giovani, voglio esserci. “Sich erden”, ripiantarsi: ritrovare il suolo. Ti manca la terra sotto i piedi, sei spaesato? Bisogna portare pazienza. C’è un altro problema che nei miei anni non c’era: è tutto così velocizzato, i giovani oggi hanno un pressing pazzesco, non possono sbagliare, non possono fermarsi, non hanno diritto a fallire! Devono sempre funzionare. Non c’è il tempo per capire chi si è! I miei seminari servono anche a questo: aprire un varco al diritto della lentezza e del dubbio!

Beh, Berlino offre però in parte questa possibilità, la lentezza, rispetto ad altre capitali europee…

Sì e no, perché Berlino è ansiosa in un altro senso: ti costringe a vivere la notte e a non perdere le centinaia di occasioni affascinanti e trasgressive della Berlino by night! La verità sta sempre a metà, nel dosaggio e nell’avere un progetto di vita! O tradisci te stesso o tradisci tutti questi richiami… Il segreto è viversi Berlino ma metabolizzandola: sennò la vomiti, sennò lei fagocita te!

È un tema senz’altro molto vasto e da approfondire: che differenze riconosci fra la tua generazione che “emigrava” e quella di oggi, che invece, suonerebbe più spontaneo dire “si sposta”?

È appunto una generazione che si sposta. Noi partivamo e rimanevamo: ci sradicavamo con i dolori del caso e ci radicavamo da un’altra parte. La globalizzazione non c’era. Si trattava veramente di un abbandono. Si partiva con le bottiglie piene di olio di oliva, di pasta e di libri italiani. Adesso si trova tutto: la pasta e l’olio li trovi da Kaiser’s, i libri li compri online… Invece ora secondo la teoria di Zygmunt Bauman, l’emigrazione è fatta di àncore messe in un porto per due-tre anni, per poi levarle e ripartire. Voi siete una “generazione Easyjet”. L’Italia è molto più vicina. L’inquietudine, però, quella sì ci accomuna.

Ora tu sei una figura centrale, un punto di riferimento per gli italiani…

Sì, è vero e ne sono felice. Specie per i creativi. Anche i miei seminari, che sono tuttavia aperti a tutti, sono un punto di riferimento per chi è smarrito e nella faticosa ricerca di un’identità, specialmente artistica, e specialmente qui, all’estero. “Si è all’estero di se stessi” questo è il titolo del mio prossimo seminario.

Sei sempre un cantiere aperto di idee, un’anticipazione sui tuoi futuri progetti…

Una regia per un noto teatro di Berlino, su un testo di un’autrice italiana, con un attore italiano, entrambi residenti qui. Intensificare senz’altro i miei seminari, un input che il premio mi ha dato molto, e continuare il ciclo di “Italo-Berliner” in altre città, cosa che mi è stata richiesta da altri istituti italiani di cultura. A questo proposito tengo a dire quanto grave sia il fatto dell’imminente chiusura di alcuni istituti, importanti, come Francoforte ad esempio, proprio in presenza di tutta questa nuova emigrazione. Nel mio piccolo e su un piano diverso, posso affiancare il mio contributo al grande lavoro del Com.it.es. dell’Ambasciata, dell’Istituto di Cultura. Confermare dunque un percorso già intrapreso e sempre in evoluzione. Io credo che a una certa età bisogna essere capaci di passare, non tanto lo scettro, ma il “testimone”. Non tutti sono di- ElettEsposti a farlo, bisogna essere capaci di riconoscere proprio il trasformarsi del tempo. E il fatto che a un certo punto, come me a 60 anni, il proprio compito è questo. E provo gioia nel farlo.( Eloisa Guerracino- www.corritalia.de /Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform