RAI ITALIA
ROMA – La trasmissione di Rai Italia “Casa Italia” ha realizzato un focus sulla Bosnia Erzegovina e sugli italiani che hanno scelto di viverci, anche attraverso la testimonianza dell’Ambasciatrice a Sarajevo Sarah Eti Castellani. L’Italia – spiega il servizio di casa Italia – è stata tra i primi Paesi ad aprire a Sarajevo la propria Ambasciata, evento databile al 1996. Attualmente si stimano in 1.200 unità i connazionali che vivono in Bosnia Erzegovina. Nel suo intervento da remoto l’Ambasciatrice Castellani ha parlato di un Paese che sta vivendo una fase cruciale per la sua storia, a 30 anni dalla fine del conflitto sanguinoso e fratricida che all’inizio degli anni ’90 colpì i territori della ex Jugoslavia. L’Ambasciatrice ha descritto la Bosnia Erzegovina come un Paese complesso anche per via delle molteplici realtà etnico-religiose presenti. “È un Paese che guarda all’Europa con fiducia, in un percorso che come Italia stiamo sostenendo”, ha spiegato Castellani ricordando il ruolo svolto dall’Italia in un contesto comunque ancora complesso. L’Ambasciatrice ha anche evidenziato come proprio la delicata fase geopolitica che si sta vivendo stia contribuendo molto allo slancio verso l’integrazione europea per i Balcani Occidentali: la Bosnia Erzegovina ha ottenuto nel 2022 lo status di Paese candidato, mentre nel 2024 si sono aperti i negoziati di adesione. “L’Italia è sempre stata tra i Paesi che più hanno sostenuto questo processo”, ha ribadito l’Ambasciatrice menzionando il lavoro svolto dal gruppo degli amici dei Balcani Occidentali del quale è parte l’Italia. Per quanto riguarda la presenza italiana, Castellani ha spiegato che si tratta per lo più di imprenditori, cooperanti e funzionari di organismi internazionali. Nel corso della trasmissione è anche intervenuta Claudia Zini (direttrice di Kuma International) che si occupa di storia dell’arte ed è approdata circa dieci anni fa in Bosnia Erzegovina per un dottorato: alla fine ha deciso di restare a Sarajevo. Zini ha parlato del delicato rapporto tra arte, cultura e recupero della memoria storica in un Paese dove ancora si fanno sentire le cicatrici di quel tragico conflitto. “È un’esigenza dell’uomo quella di raccontare il passato e fare i conti con quello che gli è successo”, ha spiegato Zini sottolineando l’importanza del lavoro con le giovani generazioni locali alle quali si può raccontare la storia del proprio Paese attraverso l’arte. L’auspicio di Zini è che l’esempio fornito dagli artisti bosniaci possa diventare di esempio anche per altre popolazioni che sono state o sono attualmente colpite da conflitti, in un momento storico abbastanza denso di tensioni internazionali. Il progetto ha finora riguardato ragazzi e ragazze provenienti da diverse ex repubbliche sovietiche, quindi non solo studenti bosniaci. Dal canto suo Daniele Bombardi (Caritas International) ha raccontato di essere arrivato in Bosnia Erzegovina circa venti anni fa quando ancora erano visibili le esigenze primarie della popolazione nel postguerra: dalla ricostruzione materiale a quelli umani. “Era ancora presente la questione dei profughi e degli sfollati. Col tempo ci si allontana per fortuna dalla dinamica della guerra e ci si confronta col mondo che cambia”, ha aggiunto Bombardi che ha poi parlato della questione, più recente, della cosiddetta rotta balcanica transitata da centinaia di persone in cerca di migliori condizioni di vita: la vicina Croazia, già membro dell’UE, è vista come un possibile varco di accesso verso l’Europa per i Paesi dei Balcani Occidentali ancora extracomunitari.(Inform)