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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma il seminario promosso e organizzato dal Cgie su iniziativa del Gruppo donne

DONNE ITALIANE ALL’ESTERO

In apertura il saluto del sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo, del segretario generale del Cgie Michele Schiavone, della coordinatrice del Gruppo donne Edith Pichler e della vice segretario generale Silvana Mangione

Merlo: “Le donne devono lottare e prendersi il potere, per partecipare alle decisioni in tutti gli ambiti; per lottare per le pari opportunità e per i diritti delle donne”

Mangione: “Dobbiamo dare spazio, forza e convinzione in se stesse a tutte le donne italiane all’estero; dobbiamo  passare dall’accezione di donne in emigrazione, ancora preponderante, a quella di donne italiane all’estero che sono coscienti della propria italianità e la trasmettono ad ogni livello”. Tra gli obiettivi la prima conferenza delle donne italiane all’estero, annunciata per il 2020

 

ROMA – Si è svolto sabato 17 novembre presso il complesso The Church Village a Roma il seminario sulle donne italiane all’estero, promosso e organizzato dal Cgie su iniziativa del Gruppo donne per tracciare un quadro dell’evoluzione della presenza delle connazionali nel mondo, valorizzarne il contributo impegnando a questo fine lo stesso Cgie e le autorità competenti e creare le premesse per la convocazione della Prima conferenza delle donne italiane all’estero, annunciata per il 2020.

Ad introdurre la giornata la promotrice dell’iniziativa, Silvana Mangione, vice segretario generale del Cgie, che ha ricordato come essa giunga a distanza di ben 21 anni dalla precedente – il seminario “Donne in emigrazione” promosso dal Cgie insieme al Ministero degli Affari esteri nel 1997, – un lasso di tempo “in cui le donne hanno fatto passi da gigante – constata il vice segretario – e continueranno a farli”. “Vogliamo oggi raccontare e fare il punto della situazione, osservare quello che è successo e destare un maggiore interesse e sensibilità verso ciò che le donne fanno e costruiscono – afferma Mangione, ribadendo come sia giunto il momento di organizzare questa prima conferenza sul tema, che annuncia per il 2020.  Al primo seminario seguì infatti, nel 2000, un convegno sulla donna italiana organizzato a Lecce, “e poi il silenzio” – rileva il vice segretario generale, che rende il merito di aver ripreso il filo dei lavori e rinnovato l’impegno all’attuale Gruppo donne del Cgie, “siamo 12 su 63 consiglieri, una percentuale che non è mai stata così elevata – afferma Mangione.

A salutare i partecipanti anche il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo, che si congratula per l’iniziativa “frutto del lavoro che il Cgie sta portando avanti”. “Ieri, la plenaria è terminata con un dibattito molto importante, quello sulla proposta elaborata per il voto all’estero, dopo mesi di lavoro – afferma Merlo, annunciando già per l’anno prossimo un altro argomento di lavoro molto rilevante: quello sulla normativa per la cittadinanza italiana, che include la norma che ancora ad oggi non consente la trasmissione della cittadinanza ai figli nati prima del 1948 da parte delle donne italiane emigrate all’estero e coniugate con un cittadino straniero. “Si tratta di una discriminazione nei confronti delle donne che non siamo ancora riusciti a cambiare. Spero che il Cgie possa l’anno prossimo completare una proposta di legge sulla cittadinanza perché si discuta della materia in Parlamento e finisca questa discriminazione – prosegue il Sottosegretario, esprimendo poi solidarietà alla comunità e alle donne, in particolare, che risiedono in Venezuela, “dove sono stato negli ultimi anni diverse volte ed ho visto la lotta che stanno portando avanti le famiglie dei discendenti dei nostri emigrati”. “In tutto il percorso dell’emigrazione le donne hanno sempre sostenuto le famiglie; a volte si parla di quote rosa, io non sono tanto d’accordo ma credo che le donne devono lottare per il potere, per partecipare alle decisioni in tutti gli ambiti; il potere lo si deve prendere e voi lo dovete fare in tutti i sensi, non solo dal punto di vista economico; questo è il modo migliore – aggiunge Merlo – per lottare per le pari opportunità e per i diritti delle donne”. Il Sottosegretario si rammarica poi del fatto che le donne siano ancora poche nel Cgie e nello stesso parlamento italiano e cita esempi di donne, come Evita Peron, che sono “modelli e ispirano a fare politica”. Porta inoltre i saluti della coordinatrice del Maie per la pari opportunità, Mirella Giai, già parlamentare eletta nella ripartizione America meridionale.

“Non avrei mai immaginato che su questo tema avremmo potuto fare così tanti passi in avanti – afferma il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone, che rileva come l’impegno assunto dal Gruppo donne sia “una ragione in più per affrontare nuovi scenari anche nel Consiglio generale; scenari che rispecchiano quella che è la vita degli italiani all’estero”. Sottolinea poi l’importanza dei temi assunti dal seminario – leadership femminile e rappresentanza, diritti di cittadinanza, promozione di lingua e cultura italiana – e si sofferma sulle problematiche più evidenti come la disparità salariale tra uomo e donna: “si tratta – afferma il segretario generale – di una stortura su cui occorrerà fare ancora grandi passi avanti affinché si arrivi a concepire che l’individualità va sostenuta per quello che è la sua essenza indipendentemente da una questione di genere”. Richiama infine l’importanza della donna nella trasmissione del senso di italianità veicolato dalla lingua madre alle nuove generazioni. 

Di seguito anche l’intervento di Edith Pichler, coordinatrice del Gruppo donne del Cgie e docente universitaria, che ricorda come in passato la donna fosse per lo più soggetto passivo delle scelte migratorie della famiglia – sia che partisse insieme al marito, sia che restasse in Italia, come “vedova bianca”. “In entrambi i casi, le donne si sono fatte carico del percorso di emigrazione e della gestione della famiglia, spesso in solitudine, e sono state esempio di emancipazione in una società fortemente patriarcale – afferma Pichler, segnalando come anche nel secondo dopoguerra l’emigrazione sia stata prevalentemente maschile e come anche all’interno di tale percorso la donna non avesse “un progetto proprio e il suo lavoro fosse considerato unicamente come un’integrazione del budget familiare e non uno strumento di realizzazione personale”.

“Le profonde trasformazioni sociali ed economiche degli ultimi 40 anni hanno promosso anche l’occupazione e la mobilità femminile; l’emigrazione femminile è diventata così un progetto personale che vede anche le donne assumere un ruolo da protagoniste – afferma Pichler, segnalando l’aumento dell’emigrazione femminile in particolare nel paese in cui risiede, la Germania (dal 36% nel 2010 al 46% nel 2017). “Oggi le donne sono più scolarizzate degli uomini, ma coinvolte però nei processi di precarizzazione del mondo del lavoro, spesso costrette al lavoro part time o al di sotto delle qualifiche possedute – rileva Pichler, segnalando come vi siano diverse tipologie di inserimento a seconda dei contesti geografici di emigrazione.

Silvana Mangione, Vice Segretario Generale del Cgie per i Paesi Anglofoni extraeuropei, richiama gli obiettivi del seminario e rileva come tali impegni si stiano “concretizzando, almeno concettualmente; crediamo nelle vostre promesse e accettiamo senza dubbio la sfida del Sottosegretario: cominceremo ad occupare gli spazi di potere, mai in modo cruento, però”. Il vice segretario generale ricorda una definizione di Mario Luzi sulla “donna con la sua promessa di felicità e di vita”: “non c’è bisogno di aggiungere altro, questa è la descrizione della nostra essenza: la promessa del futuro, il legame con il presente e la conoscenza del passato sono, io credo, parte della nostra natura”. “Il percorso che ci ha ricordato Edith Pichler è importantissimo, parte dalla primissima emigrazione, quando le donne non parlavano la lingua del posto e stavano chiuse in casa  e ancora oggi in alcuni casi questo succede, le donne non riescono ad apprendere la lingua e a trovare un lavoro e in certi casi finiscono per perdere anche il matrimonio. Anche nella cultura contadina, tradizionale, della prima emigrazione, la donna teneva i cordoni della borsa, gestiva la famiglia, i figli e teneva la famiglia unita. A volte emigrava in Paesi di lingue difficili e si trovava chiusa in casa e a non saper più gestire quello che era abituata a gestire nei Paesi di partenza. Da allora – sottolinea Mangione – abbiamo fatto passi da gigante”. “Tuttavia, non è ancora abbastanza – evidenzia il vice segretario generale, – perchè, come sempre succede in ogni passaggio delle società, non vi sono solo donne che hanno costruito se stesse, hanno studiato, sono cresciute nei Paesi di accoglienza e conquistato spazio, sono diventate senatrici, consigliere, presidenti di associazione, lavorano in posti importanti o sono imprenditrici ed esempi di grandissima eccellenza; donne – precisa Mangione – che sono tutte qui rappresentate”. “Noi – evidenzia il vice segretario – dobbiamo dare spazio, forza e convinzione in se stesse anche alle altre donne. Dobbiamo passare dall’accezione di donne in emigrazione, ancora preponderante, a quella di donne italiane all’estero e non sto pensando alle nuove mobilità di cui ormai sono pieni gli articoli dei giornali, ma a donne italiane all’estero che sono coscienti della propria italianità e la trasmettono ad ogni livello”. “Dobbiamo riuscire ad aiutare tutte le donne non solo a comprendere ma anche investire le loro infinite capacità, di cui spesso non sono coscienti, nella costruzione di una società migliore ovunque esse si trovino. Io credo che se riusciamo a raggiungere questo obiettivo, anche solo in una minima parte, la giornata di oggi sarà una giornata meravigliosa e segnerà uno spartiacque nella storia di tutti gli italiani all’estero e di tutto questo nostro mondo meraviglioso che dobbiamo riuscire a raccontare – conclude Mangione. 

Nel corso del dibattito, tra gli interventi, quelli delle consigliere del Cgie Rita Blasioli Costa (Brasile) e Ilaria Del Bianco (Italia, Lucchesi nel mondo) che hanno ripercorso la loro esperienza e segnalato come nel tempo sia cresciuta la partecipazione femminile anche nelle associazioni e negli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero. Del Bianco ha ricordato come “l’avere una famiglia alle spalle” sia un valore aggiunto perché si ha “tra le mani il futuro delle nuove generazioni nel bene e nel male” e ciò implica l’assunzione di uno sguardo più ampio sulla società. Isabella Parisi (Germania), ripercorrendo la sua esperienza, ha evidenziato le difficoltà che ancora contraddistinguono l”emigrazione femminile in Germania, seppur essa oggi abbia assunto caratteristiche diverse dal passato. In particolare, richiama le difficoltà dei bambini figli di emigrati, specie nel loro percorso di integrazione scolastica, in cui vanno sostenuti. 

Tra le presenti in sala, Susanna Bacci ha sottolineato l’importanza di “scovare in tutto il mondo quell’italianità operosa che non ambisce a ruoli istituzionali”, composta anche in gran parte di donne e di cui il Cgie “dovrebbe farsi carico” così come riaffermare “il valore aggiunto della globalizzazione, dell’importanza dei giovani che vanno all’estero e cavalcare tutto ciò che valorizza la loro mobilità, che non deve essere intesa come una penalizzazione ma piuttosto un’opportunità”.

Sulla Germania è intervenuto anche Tony Mazzaro, che ha precisato come accanto alle problematiche segnalate vi sia anche un consistente investimento da parte del governo tedesco in politiche per l’integrazione, che consente la realizzazione per esempio di programmi radiofonici nelle lingue delle collettività emigrate. (Viviana Pansa – Inform)

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