SOCIETA’
Rapporto Istat 2018
ROMA- “Il saldo migratorio, positivo da oltre un ventennio, si contrae ma è in lieve ripresa negli ultimi due anni: le immigrazioni dall’estero si sono ridotte da 527 mila iscritti in anagrafe nel 2007 a 337 mila stimati nel 2017. Le emigrazioni per l’estero invece sono triplicate, passando da 51 mila a 153 mila nel 2017. Si contraggono le migrazioni dal Mezzogiorno verso il Centro-nord, aumentano quelle con l’estero. La dinamica migratoria negli ultimi anni ha mostrato due tendenze: da un lato si riducono i trasferimenti di residenza dal Mezzogiorno verso le regioni del Centro-nord, dall’altro le emigrazioni dalle stesse regioni verso l’estero aumentano considerevolmente”. E’ quanto si legge nel Rapporto annuale dell’Istat 2018 presentato nei giorni scorsi a Roma.
“Nel corso degli anni Settanta del secolo scorso, vi è stata un’inversione di tendenza: da paese di emigranti, anche l’Italia è diventata lentamente terra di immigrazione. Tuttavia, l’avvio della crisi economica ha avuto un impatto negativo sia sull’immigrazione, sia sull’emigrazione. In generale le emigrazioni sono per lo più di cittadini italiani (nel 2016 se ne contano 115 mila, 73%); le mete di destinazione sono prevalentemente i paesi dell’Europa occidentale: Regno Unito (22,0 per cento), Germania (16,5 per cento), Svizzera (10,0 per cento) e Francia (9,5 per cento). Molti italiani con alto livello di istruzione lasciano il Paese, pochi vi fanno ritorno”.
Il Rapporto si concentra poi sulla cosiddetta fuga di cervelli: “la fascia d’età in cui si registra la perdita più marcata è quella dei giovani dai 25 ai 39 anni (circa 38 mila unità in meno) e, tra questi, quasi il 30 per cento è in possesso di un titolo universitario o post-universitario. La giovane età di questi emigrati testimonia la difficoltà del Paese nel trattenere competenze e professionalità. L’andamento dei flussi per titolo di studio a partire dal 2013 mette in evidenza l’aumento degli emigrati italiani con alto livello di istruzione: quelli con almeno la laurea passano da 19 mila nel 2013 a 25 mila nel 2016. Questo fenomeno fa spesso parlare di “fuga di cervelli”. Per valutare il fenomeno nella sua interezza traducendolo in termini di potenziale arricchimento del capitale umano di un paese, e parlare dunque di circolazione più che di fuga, sarebbe indispensabile misurare anche il livello di istruzione degli stranieri che immigrano. Questa misura al momento non è disponibile per l’incompletezza dell’informazione sul titolo di studio dei flussi di stranieri in ingresso”.
Altro fenomeno recente, preso in considerazione dall’Istat è quello dell’espatrio dei nuovi italiani: “il possesso iniziale di una cittadinanza diversa da quella italiana e la successiva “naturalizzazione” dà anche l’indicazione di un più sostanziale contributo dei “nuovi italiani” all’aumento degli espatri. La mobilità dei “nuovi italiani” inizia ad assumere l’entità di un fenomeno che non si può ignorare; pur essendo ancora di piccole dimensioni, è una dinamica emergente nel panorama migratorio internazionale. Chi ha compiuto un primo spostamento migratorio ha una maggiore facilità a spostarsi sul territorio. Inoltre, l’analisi per cittadinanza di origine mostra che alcune comunità hanno una maggiore propensione a migrare dopo aver acquisito la cittadinanza e, per quelle comunità, il fenomeno inizia ad assumere una dimensione degna di nota. Tra il 2012 e il 2016 circa 25 mila naturalizzati si sono poi trasferiti in altri paesi e risultano quindi compresi tra gli italiani cancellati per l’estero. Nel 2016, delle 301 mila iscrizioni anagrafiche dall’estero circa l’87 per cento riguarda cittadini stranieri. I paesi di provenienza sono principalmente Romania, Brasile, Nigeria, Marocco, Pakistan, Cina, Albania, Bangladesh e India, che nel complesso coprono quasi la metà delle immigrazioni complessive. In forte aumento, nel 2016, i flussi in ingresso dei cittadini africani, in calo invece le immigrazioni dei cittadini dell’area asiatica”.
Il Rapporto Istat definisce a questo punto la nozione di “rete sociale”, che consiste in un insieme definito di attori e di relazioni che intercorrono tra questi. L’individuo è immerso in una rete di rapporti sociali multidimensionali e interagisce con il mondo che lo circonda, influenzandolo e restandone influenzato. Vengono poi riportate le principali trasformazioni demografiche che influiscono sulla struttura delle reti sociali: “dal 2015 il nostro Paese è entrato in una fase di declino demografico. Al 1° gennaio 2018 si stima che la popolazione ammonti a 60,5 milioni di residenti, con un’incidenza della popolazione straniera dell’8,4 per cento (5,6 milioni). La popolazione diminuisce per il terzo anno consecutivo, quasi 100 mila persone in meno rispetto all’anno precedente (-1,6 per mille). Si arresta inoltre la crescita della popolazione straniera. È dal 2016 che la variazione della popolazione straniera sull’anno precedente presenta livelli modesti, soprattutto se comparati con quelli degli anni Duemila, anche per effetto delle acquisizioni di cittadinanza. Nonostante la presenza degli stranieri, con struttura per età più giovane di quella italiana e fecondità più elevata, si accentua l’invecchiamento della popolazione con un’accresciuta domanda di cura che mette in tensione il ruolo di sostegno della rete di parentela. L’aumento della popolazione anziana e la presenza di generazioni di giovani sempre meno folte rendono l’Italia il secondo paese più vecchio al mondo, con una stima di 168,7 anziani ogni cento giovani al 1° gennaio 2018”.
Altro importante fattore da tenere in considerazione è quello per cui si diventa genitori sempre più tardi: “in Italia, come in altri paesi del mondo occidentale, le coppie rimandano la scelta di avere figli verso età più mature in conseguenza dello spostamento in avanti di tutte le tappe che contraddistinguono il passaggio alla vita adulta. Dal 2012 diminuisce il contributo della popolazione straniera residente in termini di nascite. Nel 2017 i nati con almeno un genitore straniero si stimano intorno ai 100 mila (il 21,1 per cento del totale dei nati). Tra questi, a calare in misura accentuata rispetto al 2012 sono i nati da entrambi genitori stranieri, scesi per la prima volta sotto i 70 mila nel 2016 e stimati in 66 mila nel 2017 (14,2 per cento sul totale delle nascite)”. (Msr- Inform)