direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il Comitato per il “no” illustra le proprie ragioni agli elettori residenti all’estero

REFERENDUM COSTITUZIONALE

 

ROMA – Il  Comitato per il “no” alla riforma costituzionale scrive agli elettori italiani residenti all’estero per illustrare le ragioni che animano il voto contrario a tale modifica costituzionale, ricordando come si tratti di “appuntamento decisivo, destinato ad avere conseguenze per le prossime generazioni”.

Tra le principali ragioni del no subito richiamate, la soppressione del “diritto degli italiani residenti all’estero di eleggere i propri senatori”: “con la modifica dell’articolo 57, infatti, viene eliminata la riserva dei seggi assegnati alla circoscrizione estero per il Senato, il quale, contrariamente a quanto si vuol far credere, continuerebbe a mantenere competenze importanti – scrive il Comitato per il no, rilevando come “la rappresentanza degli italiani all’estero non può che essere elettiva, il che contraddirebbe con il nuovo Senato non più eletto dai cittadini”.

Si rileva inoltre come a causa del pronunciamento della Corte costituzionale in merito all’illegittimità della precedente legge elettorale, “il Parlamento avrebbe dovuto approvare una nuova legge elettorale e poi essere sciolto”, ritenendo “un duplice azzardo” l’elaborazione avviata da parte del Governo “di una riforma costituzionale di ben 47 articoli e di una legge elettorale (l’Italicum), ipermaggioritaria, il cui esito finale – guarda caso – sarà sempre 340 deputati di maggioranza, esattamente come il Porcellum”. Il risultato ottenuto è per il Comitato “una riforma pasticciata che viola l’elettività diretta del Senato e il principio di eguaglianza/razionalità nella composizione del medesimo; che non prevede efficaci contro-poteri al governo (così agevolando una sorta di premierato assoluto previsto dall’Italicum) e contraddice la rilevanza costituzionale delle autonomie locali”.

Nella missiva inviata agli italiani all’estero si segnala poi come la riforma costituzionale, con la nuova legge elettorale, privilegerebbe “la governabilità sulla  rappresentatività” e sarebbe in contraddizione con “la sovranità popolare, attribuendo ai consigli regionali, e non ai cittadini, il diritto di eleggere il Senato, il quale, benché sia stato privato della legittimazione democratica, mantiene la funzione di revisione costituzionale e l’assoluta sua parità con la Camera dei deputati nella funzione legislativa in alcune materie fondamentali”. Il Comitato a sostegno del no ritiene anche che il nuovo Senato “non avrebbe natura territoriale, in quanto, per i senatori non vi sarebbe il vincolo di mandato come lo Stato federale tedesco, e ciascuna Regione non avrebbe lo stesso numero di senatori come negli Stati Uniti”. Per questa ragione esso “continuerebbe ad avere natura politico-partitica né più né meno della Camera dei deputati”.

Si ritiene impossibile inoltre che i senatori  possano esercitare nel contempo le funzioni di consigliere regionale e di sindaco, “senza considerare che la duplicità delle funzioni impedirebbe loro l’adempimento puntuale delle importanti e onerose funzioni connesse alla carica senatoriale”. Di seguito anche il richiamo ad alcune caratteristiche che si ritengono essere violazioni “sotto vari profili del principio di eguaglianza e di coerenza dell’ordinamento” e una serie di disposizioni definite “irrazionali”, come il sotto-dimensionamento della composizione del Senato, che renderebbe “irrilevante il voto dei senatori nelle riunioni del Parlamento in seduta comune per le elezioni del Presidente della Repubblica e dei componenti del CSM”; l’attribuzione ai 100 senatori del potere di eleggere due dei cinque giudici costituzionali “mentre i 630 deputati ne eleggerebbero solo tre”; la possibilità di eleggere senatori dei consiglieri regionali e dei sindaci appena diciottenni “diversamente dai deputati che dovranno aver compiuto i 25 anni”; la nomina da parte del Presidente della Repubblica di cinque senatori per sette anni “con il rischio della costituzione di un partitino del Presidente; l’estensione dell’immunità personale ai consiglieri regionali e ai sindaci.

Criticato anche l’ampliamento del potere d’iniziativa legislativa del governo, che “restringe ulteriormente l’iniziativa parlamentare”; l’eliminazione della potestà legislativa concorrente delle Regioni, mentre si attribuisce allo Stato “la competenza legislativa esclusiva in ben 51 materie, tra cui le politiche sociali, la tutela della salute, il governo del territorio, l’ambiente e il turismo”; la mancata attribuzione, a Stato o Regioni, della competenza legislativa esclusiva in materia di circolazione stradale, lavori pubblici, industria, agricoltura, artigianato, attività mineraria, cave, caccia e pesca, che “però, data la clausola residuale in favore delle Regioni, verrebbero implicitamente attribuite alla potestà legislativa di queste ultime – in controtendenza al disegno complessivo statalistico – con la conseguenza di non attenuare e tanto meno risolvere il problema del contenzioso costituzionale Stato-Regioni”.

Sono queste le ragioni di merito del no su riforma e legge elettorale, che vanno giudicate “in sé e per sé – conclude il Comitato – e non in rapporto alla vita del governo Renzi”. (Inform)

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