SENATO DELLA REPUBBLICA
Il testo illustrato dal relatore Claudio Zin (Maie, ripartizione America meridionale)
ROMA – Avviato alla Commissione Affari Esteri del Senato l’esame del provvedimento di ratifica ed esecuzione della Convenzione tra Italia e Panama su doppie imposizioni fiscali e contro l’evasione fiscale, con Protocollo aggiuntivo, fatta a Roma e a Città di Panama il 30 dicembre 2010.
Ad illustrare il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei Deputati, Claudio Zin, senatore eletto per il Maie nella ripartizione America meridionale, che ha segnalato, richiamando il recente scandalo dei Panama papers, come esso risponda “all’esigenza di disciplinare in maniera più equilibrata gli aspetti fiscali delle relazioni economiche fra i due Paesi prevenendo l’evasione fiscale e costituendo dunque un valido strumento a beneficio degli operatori economici italiani operanti nella realtà panamense”.
L’intesa ricalca in gran parte – ha precisato – il modello di convenzione fiscale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e trova applicazione nei riguardi delle persone fisiche e giuridiche residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti, limitatamente all’imposizione sui redditi, quindi – per la parte italiana – all’IRPEF, IRES e IRAP. Accolto il principio generale in base al quale gli utili di impresa sono imponibili nello Stato di residenza dell’impresa stessa, ad eccezione dei redditi prodotti per il tramite di un’organizzazione stabile. Vengono inoltre stabiliti i criteri impositivi con riferimento ai dividendi, agli interessi e ai canoni e con riferimento agli utili di capitale, si stabilisce, fra l’altro, una potestà impositiva concorrente dei due Stati per plusvalenze relative a beni immobili o a beni mobili appartenenti alla stabile organizzazione o alla base fissa, e una potestà impositiva esclusiva per lo Stato in cui è situata la sede della direzione effettiva dell’impresa alienante per plusvalenze derivanti da alienazioni di navi o aeromobili.
Disciplinato inoltre il trattamento fiscale dei redditi derivanti da servizi professionali e da lavoro subordinato, mentre in materia di pensioni il testo prevede, in linea generale, la tassazione soltanto nello Stato di residenza.
Per quanto attiene ai meccanismi intesi ad evitare le doppie imposizione, l’Accordo prevede il ricorso al metodo di imputazione ordinaria.
Gli oneri sono valutati in 380 mila euro annui, imputabili ad una diminuzione del gettito per interessi e dividendi, compensati però – a giudizio della relazione tecnica – dai vantaggi che ne deriveranno negli anni per gli operatori economici e per le imprese.Il seguito dell’esame viene quindi rinviato ad altra seduta. (Inform)