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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Al Festival dei Due Mondi di Spoleto la prima internazionale di “Antigone in exilium”

GIORNATA CONTRO LA TORTURA

Lo spettacolo, previsto il 25 e 26 giugno, è presentato dal Consiglio italiano dei Rifugiati insieme a “La Mama Theater”. Il coro composto da un gruppo di donne e uomini che hanno partecipato ai laboratori di riabilitazione psico-sociale per le vittime di tortura

 

SPOLETO – In occasione della Giornata internazionale contro la tortura, il 26 giugno, andrà in scena al Festival dei Due mondi di Spoleto la prima internazionale di “Antigone in exilium” spettacolo presentato dal Consiglio italiano dei Rifugiati insieme a “La Mama Theater” e con il supporto dell’ambasciata olandese a Roma.

Previste all’Auditorium della Stella tre repliche: il 25 giugno alle ore 21.30 e il 26 giugno alle ore 18.00 e alle ore 21.30. La regia è realizzata dagli artisti colombiani Bernardo Rey e Nube Sandoval, vincitori della prima edizione del Premio internazionale “Ellen Stewart”; lo spettacolo, che presto sarà proposto anche a New York, è dedicato al tema dell’esilio e del viaggio che migliaia di persone sono costrette ad affrontare per raggiungere la salvezza, prendendo spunto dal momento in cui Antigone parte per accompagnare il padre Edipo in esilio. Un’Antigone contemporanea, dunque, interpretata da Nube Sandoval, persa in un duplice labirinto, quello della sua stirpe e della guerra dei suoi fratelli. Il coro è composto da donne e uomini rifugiati in Italia, scelti tra coloro che hanno partecipato in questi anni ai laboratori di riabilitazione psico-sociale attraverso il teatro che il Cir realizza nei propri interventi di riabilitazione e cura dei sopravvissuti a tortura. Si tratta di un lavoro di grande impatto visivo che unisce movimento, video-arte, narrazione, maschere e musica, per riflettere sull’attuale situazione di migliaia di persone costrette all’esilio.

Nonostante l’assoluto divieto legislativo, il Cir evidenzia come la tortura non sia ancora stata sconfitta e continui a infliggere indicibili sofferenze fisiche e psichiche. Secondo Amnesty International – si legge nella nota diffusa dal Cir in proposito – è ancora praticata in 141 Stati: l’82% della popolazione mondiale vive sotto governi che utilizzano la tortura in modo più o meno sistematico per incutere terrore, per distruggere l’identità di chi dissente.

Fiorella Rathaus, direttrice del Consiglio Italiano per i Rifugiati, rileva come un rifugiato su 3 in Italia abbia subito torture nel paese di origine o durante il viaggio verso l’Europa.. “Non possiamo  in alcun modo immaginare la tortura confinata in un altrove lontano fatto di guerre e dittature – aggiunge, ricordando come l’Italia non abbia ancora inserito nel proprio codice penale il reato di tortura: il testo di legge è fermo al Senato, situazione che per Rathaus configura “una latitanza ingiustificabile per il nostro Paese”.

Il Cir gestisce dal 1996 interventi che mettono in atto azioni mirate alla riabilitazione dei sopravvissuti a tortura attraverso una prospettiva di lavoro multidisciplinare: gli interventi di tipo sociale, legale, medico, psicologico e i laboratori di riabilitazione si uniscono concorrendo alla realizzazione di un positivo percorso di riabilitazione e integrazione. Nel corso di 20 anni il Consiglio ha assistito 4.000 persone sopravvissute a torture.

Si tratta in primo luogo di “un lavoro di restituzione”, che ricuce “le ferite visibili e invisibili per ridare senso a quel patto etico e sociale che è stato infranto – precisa la direttrice, evidenziando come in tale percorso anche il teatro riveste un ruolo fondamentale. “L’utilizzo delle metafore può recuperare quei piccolissimi frammenti di vita umana rimasti impigliati nel silenzio. Il recupero dell’integrità dell’umano – conclude Rathaus – non può che passare per un restauro della relazione, abbozzata e frammentata forse, ma comunque restituita al suo tempo, il presente. La possibilità di ricostruire una biografia e una identità spezzate spesso riesce utilmente ad appoggiarsi su questo linguaggio metaforico, composto da ponti e nicchie dove ricomporre la narrabilità dell’umana e disumana esperienza”. (Inform)

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