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Dagli eletti all’estero del Pd una proposta di legge per istitutire il Consiglio nazionale dell’integrazione e il multiculturalismo

CAMERA DEI DEPUTATI

Marco Fedi primo firmatario

Dagli eletti all’estero del Pd una proposta di legge per istitutire il Consiglio nazionale dell’integrazione e il multiculturalismo

Fedi: “Non solo atto di civiltà verso i migranti ma anche grande aiuto all’Italia”

 

 

ROMA – Una proposta di legge per istituire il Consiglio nazionale dell’integrazione e il multiculturalismo è stata presentata alla Camera da Marco Fedi, deputato del Pd eletto nella circoscrizione Estero. L’iniziativa è sottoscritta dagli altri deputati Pd della circoscrizione Estero: Francesca La Marca , Fabio Porta, Laura Garavini, Gianni Farina .

Perché un Consiglio nazionale dell’integrazione e il multiculturalismo? L’on. Marco Fedi, nell’illustrare la proposta di cui è primo firmatario, esprime la convinzione che “offrire strumenti che aiutino a sviluppare in modo serio e organico l’integrazione e il multiculturalismo non sia soltanto un atto di civiltà verso i migranti, ma un grande aiuto al nostro paese per uscire dinamicamente dalle difficoltà in cui oggi è irretito”.

La proposta di legge prevede che il Consiglio nazionale dell’integrazione e il multiculturalismo sia, spiega Fedi, “composto da trenta membri, equamente suddivisi tra rappresentanti delle organizzazioni degli immigrati e dei rifugiati, livelli apicali di alcuni settori della pubblica amministrazione e organizzazioni sociali impegnate sul campo”. “Il CNIM – prosegue il deputato della circoscrizione Africa, Asia, Oceania e Antartide – ha il compito di fare proposte e raccomandazioni volte a promuovere l’integrazione, contribuire all’elaborazione della legislazione che incide sugli indirizzi di politica migratoria, elaborare un rapporto annuale sullo stato dell’integrazione e del multiculturalismo, conoscere e valutare la normativa europea in proposito, fare studi mirati, fornire insomma indicazioni e dati di esperienza che possano essere assunti da chi deve elaborare e gestire le politiche di integrazione.Una delle cose più importanti –afferma anccora il parlamentare residente in Australia – è la formazione all’interno del CNIM di un osservatorio permanente sull’immigrazione e il multiculturalismo, assistito da un comitato scientifico composto da tutti quelli che finora hanno meritoriamente studiato questi fenomeni”.

Toccado il tema dello ius soli, sul quale in Italia si è aperto un aspro dibattito , Fedi commenta: “L’ultima, ma non nuova, bordata contro l’idea di applicare il criterio dello jus soli per riconoscere la cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia o a quei bambini che arrivano da noi e s’iscrivono a un regolare corso di studi viene da Beppe Grillo. Personalmente – aggiunge – non ho mai avuto dubbi sulla natura intimamente regressiva di molte delle “campagne” grilline, ma questa presa di posizione ne è una conferma evidente. In più, fa capire quanta strada vi sia ancora da percorrere per fare in modo che i “nuovi italiani”, come li chiama Napolitano, siano non solo accolti civilmente ma riconosciuti come una parte ineliminabile della nostra società e aiutati ad integrarsi pienamente in essa”. “Eppure – sottolinea Fedi – la realtà è sotto gli occhi di tutti. Sono circa 4 milioni gli stranieri ufficialmente censiti, il 6,5% della popolazione, oltre 5 milioni quelli realmente presenti. Sono 80.000 i bambini nati da stranieri nel 2011, 760.000 quelli che frequentano le nostre scuole. Secondo gli analisti più seri, l’apporto di lavoro dato dagli stranieri alle nostre attività produttive è ormai insostituibile e il costante sviluppo delle attività autonome promosse da stranieri è prezioso, soprattutto in un momento di crisi economica e occupazionale così grave. Gli stessi analisti ribadiscono che il fenomeno è destinato a durare e a crescere per tutta la metà di questo nuovo secolo. Che senso ha continuare a rifiutare una realtà ormai evidente nella nostra vita quotidiana, perché non accettare, e lo dice un italiano all’estero, che l’Italia da paese di storica emigrazione è diventato ormai un paese anche di immigrazione? A chi giova?”, chiede il parlamentare del Pd . Facendo osservare che “il vero problema non è rifiutare ma fare in modo che le persone che arrivano da noi per vivere e per lavorare si integrino prima e meglio possibile, e ci aiutino a fare sviluppare l’Italia, su tutti i piani. Non ci sono solo il rifiuto sordo, la xenofobia, il razzismo, ma anche l’inadeguatezza delle politiche di integrazione: insufficienti, disomogenee, poco coordinate ai vari livelli”,afferma Marco Fedi.(Inform)

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