direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

La Commissione Esteri avvia l’esame del Protocollo di modifica della Convenzione tra l’Italia e Svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare questioni in materia di imposte su reddito e patrimonio

CAMERA DEI DEPUTATI

Il provvedimento consentirà di operare con più efficacia contro l’evasione fiscale. Gli interventi del relatore Alessio Tacconi e dei deputati Carlo Sibilia (M5S) e Guglielmo Picchi (Fi- Pdl)

 

ROMA – Alla Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati ha preso il via l’esame del provvedimento di ratifica del Protocollo che modifica la Convenzione tra l’Italia e  la Svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio.

Durante la seduta il relatore Alessio Tacconi (Pd) introducendo il provvedimento ha ricordato come il Protocollo si componga di tre articoli che emendano la Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, risalente al 1976 e modificata con Protocollo dell’aprile 1978. Per quanto riguarda l’articolo 1 il relatore ha segnalato come questo ampli la base giuridica per la cooperazione tra le amministrazioni dei due Paesi in quanto, a differenza della richiamata Convenzione del 1976 che limita la possibilità dello scambio alle sole informazioni necessarie per l’applicazione della Convenzione stessa,  consente alle autorità degli Stati contraenti di scambiare le informazioni anche per l’applicazione del diritto interno in relazione alle imposte di qualsiasi natura o denominazione e, pertanto, di operare un più efficace contrasto dell’evasione fiscale. In tal senso va ad esempio il superamento del segreto bancario e la garanzia di uno scambio effettivo di informazioni tra i due Stati, che deve essere garantito nella misura più ampia possibile sia in relazione a singoli contribuenti che a una pluralità di contribuenti non identificati individualmente, e quindi, delle richieste di gruppo.

Tacconi ha poi precisato come, grazie a questo Protocollo,  l’amministrazione finanziaria italiana avrà visibilità sui conti in Svizzera dei contribuenti italiani. L’intesa inciderà anche sull’esito della così detta  “collaborazione volontaria” o “voluntary disclosure”: uno strumento che consente ai contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente all’amministrazione finanziaria la violazione degli obblighi di monitoraggio. Il Protocollo infatti allarga la platea dei potenziali aderenti alla regolarizzazione dei capitali in Svizzera. In buona sostanza, per effetto della sottoscrizione tempestiva dell’Accordo rispetto alla tempistica prevista dalla “voluntary disclosure”, la Svizzera, impegnandosi allo scambio di informazioni, viene equiparata ad un Paese non “black list”. Pertanto, i contribuenti che intendono aderire alla regolarizzazione non subiscono il raddoppio dei termini di accertamento e il conseguente peggioramento del trattamento sanzionatorio previsto, invece, per chi regolarizza capitali da paesi nella “black list”, quindi in una “lista nera”.

Dal relatore è stata inoltre richiamata l’attenzione sul fatto che l’Accordo italo-svizzero, già preannunciato nel Documento di economia e finanza 2015, si affianchi all’intesa siglata il  26 febbraio con il Liechtenstein, che disciplina le richieste di gruppo: le autorità fiscali italiane potranno presentare richiesta di informazioni su gruppi di contribuenti relativamente a comportamenti considerati a rischio. Tacconi ha inoltre ricordato come il 2 marzo sia stato firmato l’Accordo sullo scambio di informazioni ai fini fiscali con il Principato di Monaco, che come nel caso del Liechtenstein, è basato sul modello OCSE. Per i relatore l’Accordo italo-svizzero rappresenta inoltre l’esito più significativo di un movimento globale anti evasione ed elusione che si è originato dall’inizio della crisi finanziaria globale. Secondo Tacconi l’intesa da un lato conviene a Berna, perché implica il suo passaggio dalla “black list” a quella bianca e consentendo alle sue imprese di operare con più facilità in Italia. Il nostro Paese, invece, potrà recuperare un vero e proprio tesoretto attraverso la lotta all’evasione e la “voluntary disclosure”. Il ministero dell’Economia stima infatti che nelle banche svizzere i depositi intestati a cittadini italiani siano circa 10 mila, per un ammontare complessivo di 130-150 miliardi, circa il 70% della cifra collocata nei cosiddetti “paradisi fiscali. Numeri su cui, secondo Tacconi, non vi è però alcuna convergenza. Secondo Berna infatti , la cifra è inferiore ai 100 miliardi, mentre i calcoli di Kpmg parlano di 220 miliardi di euro riconducibili a contribuenti italiani, che è la stessa somma proveniente dalla Germania.

4-10038 in cui si chiedono lumi al Governo sulle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato lo Stato italiano a risarcire lavoratori italiani in Svizzera che hanno trasferito i loro contributi in Italia e non hanno ricevuto quanto loro spettante in base agli accordi italo-elvetici. Alla luce di questa lunga vicenda, caratterizzata anche da sentenze di vari tribunali italiani,  Sibilia invita pertanto, in occasione della ratifica di accordi internazionali, a tenere anche conto della “credibilità” acquisita nel passato dall’Italia nei confronti di Paesi esteri e dei suoi stessi cittadini, nel recepire il contenuto degli stessi accordi. Dopo il commento del sottosegretario agli Esteri Mario Giro che si associato alle considerazioni svolte dal relatore, il deputato Carlo Sibilia (M5S) ha sollecitato una risposta alla sua interrogazione n.

E’ stata poi la volta di Guglielmo Picchi (FI-PdL), eletto nella ripartizione Europa, che dopo aver ringraziato il deputato Sibilia per aver ricordato una vicenda importante di cui si era occupato in passato anche in occasione della campagna elettorale, ha manifestato il consenso del suo gruppo alla ratifica del provvedimento in discussione. Secondo Picchi però , a causa del ritardo nella ratifica del provvedimento,  gran parte dei fondi che potevano essere recuperati in virtù dell’applicazione di tale Accordo, potrebbero essere già passati dalla Svizzera in altri paradisi fiscali. Della stessa opinione, per quanto riguarda il ritardo nell’approvazione del provvedimento, anche Vincenzo Amendola (PD) che ha comunque posto in rilievo l’importanza ai fini della lotta all’evasione del lavoro iniziato nel 2013, con il quale si è riusciti a siglare accordi con molti Paesi, permettendo di depennarli dalla “black list”. Un lavoro che si conclude appunto con la ratifica dell’Accordo italo-svizzero in discussione. Il provvedimento sarà ora trasmesso alle Commissioni competenti per l’espressione dei vari pareri. (Inform)

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform