EXPO 2015
Il legame tra l’acqua e le donne nei Paesi in via di sviluppo
MILANO – A pochi giorni dall’inizio dell’Esposizione Universale “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”, il Comitato Scientifico per Expo 2015 del Comune di Milano e Metropolitana Milanese organizzano “Women for Water” un appuntamento che indaga il rapporto tra le donne e l’acqua. Il convegno si svolgerà domani 21 aprile presso l’Acquario Civico di Milano, in collaborazione conWomen for Expo.
“L’acqua – sottolinea il Comitato Scientifico per Expo 2015 – è fortemente connessa alla vita della donna che raccoglie, amministra e utilizza questa risorsa nell’agricoltura, nella vita comunitaria e nella preparazione del cibo. Le donne, in molte aree del mondo, sono protagoniste dell’agricoltura familiare e della gestione delle fonti idriche. A pochi giorni dall’apertura di Expo 2015 protagonisti del mondo politico, della società civile e della ricerca sono chiamati a discutere del valore, della gestione pubblica e del futuro di questo binomio”.
Parteciperanno, tra gli altri: Ada Lucia De Cesaris, vicesindaco del Comune di Milano, Claudia Sorlini, presidente del Comitato Scientifico per Expo 2015 del Comune di Milano, Marta Dassù, presidente esecutivo di Women for Expo, Romano Prodi, già inviato speciale delle Nazioni Unite per il Sahel, con una videointervista, Cristiano Maggipinto, Direzione generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, il presidente di Amref Health Africa Mario Raffaelli Chiuderà la giornata di approfondimento Davide Corritore, presidente di Metropolitana Milanese (programma http://www.comitatoscientifico-expo2015.org/wp-content/uploads/2015/04/programma-definitivo-Women-for-Water.pdf ).
Amref ricorda che “nel 2010, le Nazioni Unite hanno incluso il diritto all’acqua e ai servizi sanitari tra i diritti umani fondamentali. Nel 2012, l’Obiettivo del Millennio relativo all’accessibilità all’acqua (Obiettivo 7C) è stato dichiarato raggiunto, in parte grazie agli enormi passi in avanti compiuti in Cina e India (che hanno una popolazione totale di 2.5 miliardi di persone). Nonostante sia una buona notizia a livello globale, la dichiarazione – prosegue a nota Amref – ha spinto alcuni donatori a concentrarsi su altri Obiettivi, rendendo ancora più difficile implementare azioni a favore dell’Obiettivo in altre parti del mondo, dove non è ancora stato raggiunto. Infatti, dei 25 paesi individuati con scarso accesso ad acque potabili, 19 si trovano in Africa. In Etiopia e Mozambico, metà della popolazione non ha accesso a fonti d’acqua sicure; mentre in Sud Sudan e Kenya, almeno il 40% della popolazione è esclusa dalla rete idrica nazionale. In Africa Sub-Sahariana, acque contaminate, mancanza di servizi sanitari, e igiene carente sono realtà comuni. Realtà che spesso portano al diffondersi di malattie come diarrea, tracomi, e colera, che ogni anno debilitano e uccidono un milione di Africani. Se i bambini stanno male, non possono andare a scuola; se non ricevono un’istruzione adeguata, il capitale umano e quindi sviluppo economico del paese si arresta.
In Africa orientale e meridionale, circa 157 milioni di persone non sono collegate alla rete idrica. Nel 70% delle case scollegate, donne e ragazze hanno il compito di recuperare l’acqua. Poiché si tratta di un compito che prende molto tempo, donne e ragazze vengono spesso escluse da quelle attività, come l’istruzione o il lavoro, che possono rompere il circolo vizioso della trappola della povertà. Si stima che in Africa Sub-Sahariana, le donne passino 40 miliardi di ore l’anno a cercare e trasportare acqua da fonti non sicure”, conclude la nota Amref. (Inform)