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Da “La Stampa.it”: Napolitano: sono contento di tornare a casa

RASSEGNA STAMPA

 del 13 gennaio 2015

 

Il capo dello Stato domani annuncerà le dimissioni. E risponde a una bambina: “Qui al Quirinale è tutto bello, ma è un po’ una prigione”

 

Dopo oltre 3mila giorni sul Colle più alto, Giorgio Napolitano si appresta a lasciare il Palazzo che fu prima dei Papi e poi dei Reali d’Italia dal 1870 al 1946, dal quale ha vigilato sulla Costituzione e accompagnato il Paese in una delle fasi più difficili della storia repubblicana. Oggi, con il saluto ai corazzieri e ai dipendenti del Quirinale per i quasi nove anni trascorsi assieme, Napolitano compie il suo ultimo atto da presidente della Repubblica, mentre da Strasburgo arriva l’omaggio del premier Matteo Renzi, salito ieri al Colle per un colloquio, che nell’aula del Parlamento europeo ha chiamato l’applauso per il capo dello Stato.

IL DIALOGO CON I RAGAZZI

Nell’ultimo giorno sul Colle, Napolitano si dice felice «di tornare a casa». In piazza del Quirinale durante la manifestazione della Polizia di Stato “una vita da social” risponde alla domanda di una bambina: «Certo che sono contento di tornare a casa. Qui si sta bene, è tutto molto bello – scherza il Presidente- ma è un po’ una prigione. A casa starò bene e passeggerò». Il Capo dello Stato, dopo il saluto al capo della Polizia, Alessandro Pansa, passa qualche minuto con gli studenti. «Anch’io non navigo su Internet», dice ai ragazzi raccomandando loro un uso consapevole del web e dei social.

IL RINGRAZIAMENTO DI RENZI

Intanto da Strasburgo arriva l’omaggio del premier Matteo Renzi, che nell’aula del Parlamento europeo ha chiamato l’applauso per il capo dello Stato. «È stato e ha rappresentato anche in questi sei mesi -ha detto Renzi nel discorso che ha chiuso il semestre di presidenza italiana dell’Ue- la guida per il nostro Paese e vorrei che oggi qui il Parlamento europeo portasse il proprio saluto al presidente della Repubblica, convinto europeista che proprio in queste ore lascerà il proprio incarico, avendo compiuto un lungo percorso di cambiamento e avendo affrontato le difficoltà in Italia con la saggezza e l’intelligenza che molti di voi hanno riconosciuto lavorandoci a fianco anche in quest’Aula negli anni passati».

LA PARTITA DEL COLLE

Le trattative per il dopo Napolitano sono già in corso da tempo, ma il quadro resta intricato. Ieri alla riunione del gruppo del Pd si è studiato il “decalogo” su come evitare gli incidenti del 2013. L’unica decisione presa è che il nome dovrà essere oggetto di confronto prima tra i democratici e solo in un secondo momento partirà il dialogo con gli altri partiti. La direzione del Pd è stata convocata per venerdì, ma già nei prossimi giorni si comincerà a fare sul “serio” (mercoledì sera per esempio si incontrerà l’ala cattolica). Sulla carta ci sono i numeri per eleggere il nuovo presidente della Repubblica dal quarto scrutinio, ma le divisioni all’interno del Pd e di FI potrebbero rendere il percorso molto tortuoso. All’interno del partito azzurro, per esempio, le distanze tra Fitto e Berlusconi si acuiscono ogni giorno di più. I fedelissimi dell’europarlamentare vorrebbero portare lo scontro in procura. Ovvero presentare un ricorso urgente al tribunale per accusare il Cavaliere di non rispettare la democrazia in FI. Già sarebbero state raccolte mille firme. «Berlusconi – dice uno dei malpancisti – un anno fa si era impegnato a rispettare lo statuto. Invece non ha convocato gli organismi interni, non ha indetto un congresso e ha proceduto a nomine senza passare attraverso lo strumento del confronto interno».  (La Stampa.it)

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