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Flavio Bellinato (Comites Santo Domingo): AIRE, oltre i luoghi comuni

ITALIANI ALL’ESTERO

Dal blog “Italiani Oltreconfine”

(fonte immagine Facebook)

SANTO DOMINGO – Quando si parla di AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), una delle domande più frequenti riguarda i presunti vantaggi e svantaggi dell’iscrizione.

È’ un interrogativo del tutto comprensibile. Trasferire la propria residenza in un altro Paese comporta inevitabilmente conseguenze sotto il profilo amministrativo, fiscale, previdenziale e sanitario. È quindi naturale chiedersi quali effetti pratici possa avere l’iscrizione all’AIRE e se questa possa risultare, in qualche modo, conveniente. A mio avviso, però, il tema merita una riflessione diversa. Parlare esclusivamente di vantaggi e svantaggi rischia infatti di trasformare una questione giuridica e amministrativa in una semplice valutazione di convenienza personale. Ciò che per qualcuno rappresenta un vantaggio può costituire uno svantaggio per un altro. Tutto dipende dalla situazione individuale, dal Paese di residenza, dall’attività lavorativa, dalla presenza di immobili in Italia, dalla composizione del nucleo familiare e persino dalle condizioni di salute.

Il tema della sanità ne è probabilmente l’esempio più evidente. Per molti anni il timore di perdere l’iscrizione ordinaria al Servizio Sanitario Nazionale ha rappresentato uno dei principali motivi che hanno spinto alcuni cittadini a rimandare o evitare l’iscrizione all’AIRE. Per altri, invece, questo aspetto ha avuto un peso molto diverso.  Chi vive in un Paese dotato di un sistema sanitario efficiente o dispone di una valida assicurazione privata potrebbe non considerarlo un problema. Al contrario, chi necessita di cure continuative, farmaci costosi o controlli periodici potrebbe attribuire a questo tema un’importanza decisamente maggiore. Lo stesso vale per altri aspetti spesso richiamati nel dibattito pubblico, come il trattamento fiscale degli immobili posseduti in Italia, l’accesso ai servizi consolari o le modalità di esercizio di alcuni diritti.

Per questo motivo ritengo più corretto parlare di diritti e doveri, piuttosto che limitarsi a elencare vantaggi e svantaggi. L’AIRE, infatti, non nasce per attribuire benefici né per imporre penalizzazioni. È il registro anagrafico nel quale vengono iscritti i cittadini italiani che trasferiscono la propria residenza all’estero nei casi previsti dalla legge. Il suo funzionamento è strettamente collegato all’APR (Anagrafe della Popolazione Residente). Chi risiede in Italia è iscritto nell’APR del Comune di residenza; chi trasferisce stabilmente la propria residenza all’estero, quando ricorrono i presupposti previsti dalla normativa vigente, viene cancellato dall’APR e iscritto all’AIRE del Comune italiano competente.

Non si tratta quindi di una scelta basata sulla convenienza personale, ma di un adempimento anagrafico obbligatorio nei casi previsti dalla legge, esattamente come è obbligatorio comunicare un cambio di residenza tra due Comuni italiani. Da qui nasce probabilmente uno dei maggiori equivoci. Molte delle criticità attribuite all’AIRE non dipendono dall’AIRE in quanto tale, bensì dalle norme che il legislatore decide di collegare alla condizione di residente all’estero. Non è l’anagrafe a determinare un vantaggio o uno svantaggio: sono le disposizioni che disciplinano materie come la sanità, il fisco, la previdenza, il voto o l’accesso ai servizi pubblici. Gli ultimi anni lo dimostrano chiaramente. Con la Legge di Bilancio 2024 è stato rafforzato il regime sanzionatorio per la mancata iscrizione all’AIRE nei casi in cui essa sia obbligatoria, rendendo più incisivo un obbligo già previsto dall’ordinamento. Parallelamente, il Parlamento ha avviato nuove iniziative riguardanti gli italiani residenti all’estero. Tra queste vi è la proposta di modifica della disciplina IMU per alcuni immobili situati nei Comuni con meno di 5.000 abitanti, già approvata dalla Camera dei Deputati e attualmente all’esame del Senato. Proprio perché l’iter legislativo non è ancora concluso, la misura non può essere considerata definitivamente in vigore.

Anche il tema dell’accesso al Servizio Sanitario Nazionale è recentemente tornato al centro del dibattito parlamentare. L’ipotesi di consentire ai cittadini italiani residenti all’estero di aderire volontariamente al SSN mediante il pagamento di un contributo annuale dimostra come il legislatore possa modificare nel tempo i diritti collegati alla residenza oltreconfine. È’ proprio questo il punto centrale. Le eventuali situazioni percepite come ingiuste, dall’accesso alla sanità al trattamento fiscale degli immobili, meritano certamente un confronto serio e, quando necessario, interventi correttivi. Tuttavia, è importante distinguere la funzione dell’AIRE dalle conseguenze che le diverse leggi collegano alla residenza all’estero. L’AIRE è uno strumento anagrafico. Le politiche pubbliche sono un’altra cosa. Confondere questi due piani rischia di attribuire all’anagrafe responsabilità che appartengono invece alle scelte del legislatore. Ed è proprio su queste ultime che dovrebbe concentrarsi il dibattito pubblico. Conoscere l’AIRE significa quindi andare oltre i luoghi comuni. Significa comprendere che l’iscrizione, nei casi previsti dalla legge, costituisce un obbligo anagrafico finalizzato a mantenere aggiornata la posizione del cittadino italiano residente all’estero. Attorno a questo strumento ruotano poi diritti, doveri e servizi che possono cambiare nel tempo, seguendo l’evoluzione delle scelte legislative.

Più che domandarsi se l’AIRE presenti vantaggi o svantaggi, può quindi essere più utile conoscere quali siano oggi i diritti e i doveri previsti dall’ordinamento e contribuire, attraverso il confronto democratico, a migliorare quelle norme che, nel tempo, possano rivelarsi inadeguate rispetto alle esigenze delle comunità italiane nel mondo. (Flavio Bellinato*-Italiani Oltreconfine/Inform)

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