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Diplomazia Economica Italiana: intervista all’Ambasciatore d’Italia in Svezia Michele Pala

FARNESINA

 

Diplomazia Economica Italiana: nel nuovo numero l’intervista all’Ambasciatore d’Italia in Svezia Michele Pala

Ambasciatore, potrebbe illustrarci quali sono i prodotti italiani che riscuotono il maggior successo sul mercato svedese e quale sia l’attuale stato dell’interscambio tra i due Paesi?

Desidero innanzitutto sottolineare come l’andamento dell’interscambio commerciale tra Italia e Svezia stia vivendo una fase estremamente positiva, con i dati ora disponibili relativi al 2025 che indicano, dopo due anni di calo, una crescita delle nostre esportazioni pari al 4,1%. Questo dinamismo ci proietta nuovamente verso un volume d’affari complessivo di oltre 12 miliardi di euro, un traguardo di grande rilievo se si considera che la Svezia, pur vantando un elevatissimo potere d’acquisto, conta una popolazione di circa 10,5 milioni di abitanti. Tali risultati confermano la centralità strategica dei mercati europei, dove la libera circolazione di beni e servizi permette di operare senza le barriere tipiche dei mercati extra-UE. Per quanto concerne i settori più performanti, è interessante notare come la realtà superi i luoghi comuni: sebbene l’immaginario collettivo associ immediatamente l’Italia al settore agroalimentare, è in realtà la meccanica strumentale e l’utensileria a rappresentare, con ampio distacco, la voce principale del nostro export. Naturalmente, comparti come il vino e la gastronomia d’eccellenza mantengono un ruolo fondamentale ma presentano ulteriori margini di sviluppo. Ritengo che le nostre aziende possano trovare grandi opportunità anche nell’agro-biologico, nella biotech, nella green economy e nella mobilità sostenibile. La Svezia si posiziona ai vertici mondiali per capacità innovativa ma anche l’Italia ha molto da offrire in questo ambito che può essere apprezzato in questo mercato, ad esempio in termini di ICT e smart manufacturing, mettendo a disposizione la creatività e la inventiva delle sue imprese.

Quali suggerimenti si sente di dare alle imprese italiane che intendono investire in Svezia e a quali interlocutori dovrebbero rivolgersi?

Il “Sistema Italia” in Svezia è strutturato per offrire un supporto completo e coordinato attraverso l’azione sinergica dell’Ambasciata, dell’Ufficio ICE di Stoccolma e della Camera di Commercio italo-svedese. Operiamo in modo integrato per fornire alle aziende strumenti concreti di orientamento. Oltre ai servizi specifici offerti dall’ICE per le piccole e medie imprese, l’Ambasciata assicura un costante ruolo di coordinamento per la valorizzazione del marchio Italia. Proprio in questi giorni abbiamo pubblicato la prima “Guida agli Affari in Svezia”, un documento che fornisce indicazioni esaurienti sui settori più promettenti, su come avviare un’attività, gestire gli adempimenti burocratici e interfacciarsi con le strutture locali. In un Paese che nutre una profonda e sincera simpatia per tutto ciò che è italiano, le attività di public diplomacy e gli eventi promozionali svolgono un ruolo cruciale a maggior ragione quando si può contare su sedi molto significative ed attrattive come lo sono l’Ambasciata (un edificio di particolare pregio storico ed architettonico) e l’Istituto Italiano di Cultura (disegnato anche negli arredamenti interni da Gio Ponti)..Mi lasci poi sottolineare anche l’importanza della diplomazia scientifica la quale, grazia alla presenza di un addetto, ci consente di completare efficacemente l’attività del Sistema Italia anche sul versante della cooperazione scientifico-tecnologica che interpretiamo non solo per la sua primaria valenza nell’ambito della ricerca, ma anche per tutte le ricadute di business che ne possono scaturire.

Considerando i grandi progetti strategici attualmente in discussione a Stoccolma, quali sono gli ambiti che potrebbero attrarre maggiormente gli investimenti delle nostre aziende?

Il panorama infrastrutturale svedese sta per attraversare una fase di profondo rinnovamento. In primavera sarà adottato il piano nazionale decennale che prevede investimenti per circa cento miliardi di euro destinati a colmare il gap nei settori ferroviario, stradale e portuale. Parallelamente, l’ingresso formale della Svezia nella NATO, avvenuto nel marzo 2024, ha introdotto nuove esigenze di ammodernamento che non riguardano solo gli armamenti, ma coinvolgono l’intero concetto di difesa che qui viene declinato come “totale”. Questo include la sicurezza delle comunicazioni, la cyber-sicurezza e la resilienza delle infrastrutture critiche, ambiti in cui le nostre aziende grandi e piccole possono trovare spazi significativi. Un altro settore in forte espansione è quello dello spazio; grazie al centro di lancio di Esrange a Kiruna – unico nel territorio continentale dell’Unione Europea -, la Svezia punta a diventare un polo europeo per i lanci orbitali, offrendo una piattaforma ideale per la nostra industria aerospaziale di eccellenza. Non meno importante è la svolta energetica del Paese, che ha deciso di riattivare le proprie centrali nucleari puntando anche sui reattori modulari (SMR), un campo in cui le imprese italiane possono inserirsi come partner tecnologici. Vorrei inoltre menzionare l’industria mineraria: oltre al ferro e all’uranio, le Autorità contemplano la riapertura di siti per l’estrazione di terre rare. Un ulteriore ambito di primario interesse è rappresentato dall’elevato potenziale della Svezia nel campo dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale (IA). La recente pubblicazione della nuova strategia nazionale svedese per l’IA delinea un quadro di sviluppo che offre significativi punti di convergenza con il percorso di potenziamento tecnologico che l’Italia sta portando avanti. In una prospettiva europea, la collaborazione tra i nostri Paesi è fondamentale non solo per governare in modo efficace le sfide poste da questa trasformazione, ma soprattutto per coglierne appieno le opportunità in termini di business. C’è anche il settore delle scienze della vita, nel quale la Svezia vanta centri di eccellenza mondiale e in cui i nostri ricercatori si fanno valere. Infine, in un Paese dove la superficie forestale rappresenta ben il 70% del territorio totale, la gestione sostenibile delle foreste e le tecnologie per la cattura del carbonio (CCS) rappresentano frontiere tecnologiche già presidiate con successo da grandi player italiani, i quali realizzeranno a Stoccolma uno dei sistemi di filtraggio della CO2 più avanzati d’Europa. (Diplomazia Economica Italiana, numero 3, 2026)

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