ITALIANE ALL’ESTERO
ROMA – “Nell’anno 2025 abbiamo celebrato due secoli dall’istituzione della prima cattedra di italiano alla Columbia. Fu infatti nel 1825 che Lorenzo Da Ponte, celebre librettista di alcune delle opere più amate di Mozart (Così fan tutte, Don Giovanni, Le nozze di Figaro), ricoprì tale incarico, che mantenne fino alla sua morte, nel 1838. A lui successe un’altra figura storica di grande interesse, Eleuterio Felice Foresti, patriota, esule, amico di Giuseppe Mazzini. Le fondamenta degli studi italiani alla Columbia University sono affascinanti, prestigiose e ricche di storia; sia l’Academy che il Dipartimento di Italiano ne vanno certamente fieri”.Lo sottolinea in una intervista a We the Italians, a firma di Umberto Mucci, la professoressa Barbara Faedda (nata a Roma da padre sardo e madre romana), Executive Director della Italian Academy for Advanced Studies in America presso la Columbia University. Barbara Faedda spiega il percorso che l’ha portata dall’Italia agli Stati Uniti. “Nel 2002-03 ho trascorso un periodo di ricerca a Boston come visiting scholar, presso la Boston University School of Law. Nello stesso periodo, ebbi modo anche di fare ricerca ad Harvard e al MIT. Tornai a Boston un paio di anni dopo e durante la mia permanenza notai una posizione vacante all’Italian Academy della Columbia University. Applicai, sostenni i colloqui e fui infine selezionata. Decisi di accettare l’offerta e da allora sono sempre rimasta alla Columbia e all’Italian Academy, di cui sono oggi l’Executive Director”. La professoressa Faedda insegna presso il Dipartimento di Italiano della Columbia University, dove tiene corsi sull’Italia contemporanea: “È un’esperienza intensa e gratificante. Gli studenti della Columbia sono particolarmente internazionali, quindi – oltre ad una maggioranza statunitense – in classe vi sono anche diversi giovani da altre parti del mondo: Asia, America Latina, Europa, etc. Tutti interessati ad andare un po’ più a fondo rispetto a ciò che conoscono dell’Italia, spesso limitato al sentito dire, a qualche breve vacanza, o ai racconti dei nonni emigrati. Trovo particolarmente interessante intraprendere con i ragazzi un percorso che tocca diverse “Italie” e ragionare con loro sui concetti di autenticità, tradizione, creatività e innovazione, nonché sfatare qualche stereotipo”. L’intervista integrale in inglese e in italiano è disponibile sul sito di We the Italians. (Inform)