PARLAMENTARI CIRCOSCRIZIONE ESTERO
(Fonte foto Facebook)
ROMA – “Fra i motivi che scoraggiano i nostri giovani a tornare in Italia dopo aver conseguito un dottorato all’estero, l’incertezza e il labirinto normativo che regolano il riconoscimento del titolo nel nostro Paese giocano un ruolo importante. L’attuale disciplina, infatti, non solo prevede un pesante iter burocratico ma anche un margine di incertezza per quel che riguarda il successo della procedura. La drammatica conseguenza è che la maggior parte degli studenti italiani che consegue il dottorato in Università straniere non torna in Italia ma sceglie di rimanere all’estero. Un danno inestimabile per il nostro Paese”. Lo afferma il senatore del PD Andrea Crisanti (circoscrizione Estero-ripartizione Europa), membro della 7^ Commissione (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport), che ha presentato un disegno di legge al fine di “assicurare il riconoscimento automatico e l’equipollenza a tutti gli effetti di legge del titolo di dottore di ricerca conseguito in Università estere che abbiano determinati requisiti di qualità con il titolo conseguito presso le Università italiane”. Il disegno di legge è stato firmato anche dal presidente della 7ª Commissione Roberto Marti (Lega). “Il numero di persone in possesso del dottorato di ricerca è un indicatore della competitività scientifica e industriale di un Paese e dunque del suo potenziale di sviluppo” sottolinea Crisanti ricordando che “l’Italia è purtroppo uno degli ultimi Paesi OCSE per percentuale di dottori di ricerca sulla popolazione in età lavorativa 25-64 anni: si tratta infatti solo dello 0,5% della popolazione, un quarto rispetto a Paesi come Svizzera, Stati Uniti, Svezia e Germania. Se a questo dato aggiungiamo il progressivo calo di iscritti nelle nostre Università, il quadro si fa ancora più preoccupante”. “Per il nostro Paese è dunque più urgente che mai facilitare l’inserimento di coloro che hanno conseguito il dottorato all’estero (italiani e non) nel nostro tessuto produttivo e scientifico, se non vogliamo rassegnarci a un costante impoverimento di risorse economiche e conoscitive” , conclude il senatore eletto all’estero. (Inform)