ITALIANI ALL’ESTERO
Da presenza.cl/
SANTIAGO DEL CILE – Benvenuto in questo lontano paese dove gli italiani hanno trovato una grande accoglienza e sono diventati parte essenziale della loro storia fin dagli albori dell’Indipendenza nel 1810.
Signor Presidente, la Sua venuta in Cile, in questo suo secondo mandato, dopo aver ricevuto l’allora Presidente del Cile Michelle Bachelet nella sua prima presidenza, è densa di molti significati. Soprattutto, riattualizza quel momento di una grande stagione che non era soltanto di solidarietà ma di insegnamento politico e di recupero della memoria democratica.
La Sua presenza sarà per noi uno stimolo per farci rivivere l’attaccamento alla Madre Patria e alla sua parte migliore, anche per condividere il travaglio dei tempi e la convinzione che il nostro è un Paese di pace e quindi sempre alla ribalta, nella promozione dell’amicizia e della solidarietà anche tra i nostri due popoli.
Italia e Cile, sebbene distanti nello spazio, hanno costruito nel tempo legami di amicizia e cooperazione che neanche i tristi eventi degli anni ’70 ne hanno offuscato la memoria storica e questo anche grazie alla convinzione e all’impegno di tanti nostri connazionali rimasti fedeli alla vocazione primaria del rispetto e della sovranità della Società Cilena per le proprie scelte.
Questo stesso atteggiamento si ripresenta oggi quando il paese è impegnato in un secondo tentativo per rivestirsi di una nuova Costituzione; con le luci e le ombre; le speranze e le tribolazioni che sono proprie di questi processi si vedono arricchite dalla convinzione che si è rinforzata in noi italiani con la celebrazione del 75° anniversario della nostra Costituzione. La diversità e il pluralismo possono trasformarsi in motivo di ricchezza e di progresso quando la ricerca del bene comune diventa per tutti un motivo di incontro.
Signor Presidente, non vorremmo più considerare l’emigrazione come un problema determinato dalle condizioni particolari della nostra Italia o persino di alcune sue regioni, ma come una realtà che attraversa il sistema degli Stati, delle nazioni e delle aree geopolitiche nel loro insieme.
Quando diciamo perciò che gli emigranti sono gli italiani che vivono il mondo, ci domandiamo come vivono, come hanno vissuto e come possiamo agire a livello politico affinché questa dimensione non riguardi più solo gli emigranti ma sia assunta come patrimonio e responsabilità da parte di tutti.
Solo così gli emigranti in un mondo che la globalizzazione ha reso più vicino, cesseranno di sentirsi una parte espulsa e torneranno ad essere un’appendice della nazione che, sia pur in una collocazione diversa sul piano geografico, e quindi anche politico culturale, partecipano allo sviluppo e alla maturazione dell’Italia tutta.
In quest’ottica, Le assicuriamo che le parole da Lei pronunciate in occasione della Festa della Repubblica di quest’anno “Non fughe di cervelli ma circolazione di talenti”, ci trovano in sintonia anche quando si tratta di accogliere i talenti della nuova mobilità che scelgono liberamente o costretti a partire dall’Italia ma pur sempre di continuare sui passi di quei connazionali che hanno reso grande il nostro Paese oltre i confini fisici.
Tra questi non possiamo dimenticare il Padre Salesiano Giovanni De Agostini che tra il 1910 e il 1960 fece della sua vita di Missionario Salesiano in Patagonia anche un motivo per sviluppare propri talenti di naturalista, scalatore, cartografo, fotografo e di scrittore quando narra le avventure nella grande e sconfinata regione riuscendo a modificare la reale e ingiusta sentenza che Darwin aveva pronunciato sulla Patagonia come terra maledetta.
Il “Va pensiero” di Giuseppe Verdi continuerà a riprodurre e generare nelle menti e nei cuori di ognuno di noi, l’impegno quotidiano di alimentare la creatività e la laboriosità come i due grandi filoni che distinguono la Presenza Italiana anche ai confini del mondo. (redazione del quindicinale Presenza/Inform)