ITALIANI ALL’ESTERO
Vittima di un omicidio politico nel periodo che precedette la dittatura, Frondizi, figlio di una famiglia originaria di Gubbio, è stato ricordato in un’iniziativa organizzata dal locale circolo Pd cui ha partecipato anche la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini
BUENOS AIRES – La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha partecipato a Buenos Aires ad una cerimonia commemorativa dedicata a Silvio Frondizi, intellettuale nato in Argentina ma originario di Gubbio assassinato 40 anni fa nel turbolento periodo che sfociò nel colpo di Stato che sancì l’inizio del regime della dittatura militare.
Nel corso dell’evento, organizzato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Buenos Aires dal locale circolo del Pd insieme ad organismi di tutela dei diritti umani e personalità del mondo progressista, è stato richiamato l’impegno di Silvio Frondizi per i valori di libertà e giustizia sociale, impegno che determinò il suo omicidio politico.
Silvio Frondizi, figlio di emigrati umbri il cui lavoro garantì un’importante mobilità sociale della famiglia – il fratello Arturo Frondizi fu presidente della Repubblica Argentina dal 1958 al 1962 e Risieri Frondizi, altro fratello, fu rettore dell’Università, – avrebbe potuto adagiarsi all’ampio riconoscimento intellettuale di cui godeva per la sua lunga e prestigiosa carriera accademica – si legge nella nota diffusa in proposito dal circolo Pd di Buenos Aires, – ma le sue convinzioni lo portano a mettersi in gioco in difesa dei diritti umani del suo popolo fino al punto di dare la vita.
All’intervento di Catiuscia Marini è seguito quello del nipote Rocco Frondizi, dottorando all’Università di Roma-Tor Vergata. “Per me mio nonno – ha detto quest’ultimo – era una foto sul comodino di nonna Laia quando andavo a trovarla nella sua casa a Ponte Milvio. Era la voce incrinata dal pianto nei racconti dei parenti, un garofano rosso sulla scrivania di mio padre il 27 settembre, anniversario della sua morte. Erano i segnali di rispetto quando, da bambino, conoscendo casualmente degli argentini, essi mi stringevano la mano commossi quando sentivano che il mio cognome era Frondizi”. “Ma è stato quando sono cresciuto che ho capito davvero chi era quest’uomo audace, che ha saputo opporsi con la forza delle sue idee alle ingiustizie – ha proseguito Rocco Frondizi, richiamando l’impegno di “avvocato e difensore dei diritti umani del nonno, audace accusatore di un regime di abusi e torture ed ha pagato con la vita la sua denuncia”, “la sua vita pubblica di avvocato, politico e docente continuamente militante, proiettata alla costruzione del socialismo”.
“Per mio nonno la strada verso la realizzazione personale non era affatto una ricerca isolata, ma una lotta collettiva – ha concluso Frondizi, richiamando l’importante ruolo che egli attribuiva agli intellettuali, per la “democratizzazione della cultura” e la creazione di un “Hombre Nuevo”. Un’iniziativa di grande rilevanza politica ed emotiva per la presidente Marini, che ha svolto in Argentina attività istituzionali e culturali con la collettività umbra, incontrato il capo Gabinetto nazionale, Jorge Capitanich, il ministro della Cultura, Teresa Parodi, e la direzione dell’Università di Buenos Aires. Alla presidente è stata anche conferita la nomina di “visitatore illustre” della città da parte della sua assemblea legislativa. (Inform)