direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Cgie – Riforme costituzionali e rappresentanza degli italiani all’estero

ASSEMBLEA PLENARIA CGIE

Silviana Mangione, vice segretario generale per i Paesi anglofoni extra-europei, illustra aspetti “irrinunciabili” dell’attuale sistema di rappresentanza: i tre livelli articolati da Comites, Cgie e parlamentari, la presenza dei rappresentanti delle collettività in entrambe le Camere, l’esercizio di voto in loco. Seguono gli interventi di Gian Luigi Ferretti (Italia), Carlo Consiglio (Canada), Alberto Bertali (Gran Bretagna), Norberto Lombardi (Italia) e quello del sottosegretario agli Esteri Mario Giro

ROMA – “L’Italia sta vivendo un momento politico delicato, all’insegna del mantra delle riforme, di cui si parla da anni senza aver ancora realizzato un vero snellimento delle procedure, una maggiore trasparenza nei rapporti tra cittadini e Stato e la necessaria efficienza degli organismi preposti a garantire il soddisfacimento dei diritti civili e politici riconosciuti dalla bellissima Costituzione italiana”. Così Silviana Mangione, vice segretario generale per i Paesi anglofoni extra-europei del Cgie, ha aperto il suo intervento sulle riforme costituzionali cui l’assemblea plenaria ha dedicato la sua attenzione anche nel corso dell’ultima sessione di lavori venerdì scorso. Il Cgie discute ormai da tempo delle possibili conseguenze di tali riforme sugli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero – Comites, Cgie e parlamentari eletti all’estero, – come di una possibile riforma delle modalità che oggi regolano l’esercizio di voto nella circoscrizione Estero, modalità che potrebbero essere riconsiderate in una riforma della legge elettorale. Il timore manifestato da Mangione è un riassetto degli strumenti della democrazia basato unicamente sul contenimento delle spese: “si annuncia – dice – la cancellazione del Cnel, delle Province, del Senato della Repubblica, adducendo ragioni di risparmio, che ci preoccupano perché il costo della democrazia rappresentativa e parlamentare è il prezzo della libertà per la quale molti italiani hanno dato la vita e non può diventare condizione ostativa al godimento dei diritti garantiti dalla Costituzione”. Si teme in particolare “un effetto domino”, che dalla riforma del Senato “coinvolga in negativo l’intera struttura della rappresentanza degli italiani all’estero, faticosamente costruita con l’aiuto di quasi tutte le forze politiche che si sono succedute negli ultimi 30 anni e fondata su tre livelli”, livelli che hanno concorso ad articolare l’attuale configurazione insieme ad attori quali “la rete dell’associazionismo, le Regioni attraverso le Consulte dell’emigrazione, le Conferenze nazionali Sulla e Della Emigrazione, la Prima Conferenza degli italiani nel mondo” sino al completamento della piramide che “dà piena voce agli italiani all’estero nel consesso della società e della Repubblica parlamentare italiana”. “Tutto questo – segnala Mangione – non è avvenuto, come si disse, per pagare il debito dell’Italia nei confronti degli emigrati, anche perché questo debito continua a crescere come conseguenza del nuovo massiccio esodo dei giovani e non potrà mai essere saldato fino in fondo, ma per assicurare finalmente, sia pure con troppo ritardo, il pieno esercizio dei diritti costituzionali”. “È inutile vedersi riconoscere un diritto sulla Carta senza poterlo esercitare – aggiunge il vice segretario, definendo “la peggiore forma di populismo quella che rinfaccia l’esistenza di un diritto ma non crea le condizioni per il suo concreto esercizio”.

Al “costante attacco agli organismi di rappresentanza e ai parlamentari democraticamente eletti dagli italiani all’estero” subito “a volte perfino da questi ultimi – rileva Mangione, in questi anni, si contrappongono alcuni “aspetti irrinunciabili” più volte ribaditi dal Cgie, che non è contrario ad un progetto di riforma “che porti all’eventuale aggiornamento e rafforzamento di ognuno di essi”: “i livelli di rappresentanza devono rimanere tre, perché adempiono a compiti diversi e dialogano direttamente con forze differenti, ugualmente essenziali al mantenimento del rapporto fra l’Italia e il suo popolo all’estero” – i Comites che raccolgono le istanze territoriali e dialogano con consoli e con il Cgie, il Cgie che raccoglie in sintesi e coopera con Governo e Parlamento per presentare una visione globale e proponendo soluzioni, i parlamentari che dovrebbero essere promotori di un dibattito utile a superare gli stereotipi e propositori di necessari disegni di legge; “la presenza dei rappresentanti degli italiani all’estero deve essere mantenuta sia all’interno del Senato delle Autonomie, nel quale i senatori eletti nella circoscrizione Estero sarebbero i rappresentanti della 21° Regione, sia nella Camera dei Deputati che vota la fiducia al Governo, dal momento che le azioni di quest’ultimo hanno ricadute sugli stessi connazionali”; “la motivazione della proposta di cancellare la circoscrizione Estero perché il voto per corrispondenza non funziona, unita all’idea di far votare i cittadini per i distretti elettorali di ultima residenza in Italia, porta con sé insuperabili contraddizioni e pericoli”, in questo ultimo caso in particolare “si rischia – rileva Mangione – che il voto estero prenda il sopravvento numerico su quello locale, falsando la volontà dei corregionali residenti in Italia”; “l’abolizione tout court dell’esercizio del diritto di voto in loco per gli italiani all’estero avrebbe la disastrosa conseguenza di allontanare per sempre dall’Italia sia la rete di emigrazione tradizionale, unita ad essa da un senso profondo di identità e italianità, sia la nuova emigrazione, particolarmente attiva anche in campo politico, che si sentirebbero tagliate fuori, reagendo prima con rabbia poi con distacco e indifferenza, infine con l’intolleranza”.

Silvana Mangione ribadisce in definitiva come qualsiasi modifica dei Comites e del Cgie debba essere elaborata, discussa e proposta “soltanto dopo che si sarà completato l’iter di riforma del Parlamento, perché solo allora si avrà un quadro chiaro di natura e funzione che tali organismi dovranno assumere”, essendo “controproducente e privo di significato il discutere esclusivamente della composizione e del metodo di elezione di tali organismi, che andranno stabiliti – conclude – soltanto dopo la codificazione della loro natura, poteri e funzioni”. Di seguito sono intervenuti Gian Luigi Ferretti (Italia), che segnala di non ritenere negativa la possibilità che i connazionali residenti all’estero votino per i distretti italiani, “ciò consentirà loro – dice – di non essere più considerati come una riserva indiana”, Alberto Bertali (Gran Bretagna), che sottolinea la necessità che il messaggio espresso da Mangione e condiviso dal Cgie debba essere convogliato al Governo, Carlo Consiglio (Canada), che ribadisce la necessità che proposte di modifica di Comites e Cgie debbano essere rinviate una volta completata la ridefinizione dell’assetto istituzionale dello Stato e Norberto Lombardi (Italia) che ha segnalato l’importanza dal mantenimento delle presenza dei parlamentari eletti all’estero nella Camera dei Deputati. Lombardi suggerisce un ulteriore approfondimento sul modo con cui possa essere assicurata analoga presenza nel futuro Senato delle Autonomie, o come 21ma Regione – modalità soprarichiamata da Mangione – o come indicazione fornita dallo stesso Cgie, “con una rosa di nomi da indicarsi al Presidente della Repubblica tra cui scegliere 6 rappresentanti delle nostre collettività”.

Sul tema è intervenuto anche il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, che ha seguito l’intera mattinata di lavori. “Nell’intervento che ho ascoltato si è parlato della cancellazione Cnel, delle Provincie e della trasformazione del Senato adducendo ragioni di risparmio, ma non è esatto dire così – afferma Giro, evidenziando come il contenimento della spesa sia “certamente uno degli elementi” della riforma, specie in riferimento alle Province, ma come alla base di essa vi sia “la sburocratizzazione del processo decisionale in Italia”. “Se pensiamo in particolare alla trasformazione del Senato, l’idea di fondo, più che quella del risparmio, che è una conseguenza utile anche se non decisiva nei confronti del nostro debito pubblico – precisa il sottosegretario, – è far passare il nostro sistema parlamentare da bicamerale a monocamerale, incidendo così sulla rapidità dell’adozione delle decisioni”.

Giro condivide il fatto che restino tre i livelli di rappresentanza degli italiani all’estero e assicura un ascolto delle proposte di riforma formulate in merito da Cgie e parlamentari eletti all’estero. “Non credo però che la rappresentanza degli italiani all’estero all’interno del Senato delle Autonomie che si sta prospettando sia all’ordine del giorno del Governo – ammette Giro, assicurando invece la presenza degli eletti all’estero all’interno della Camera dei Deputati. “La circoscrizione Estero non sarà cancellata – assicura, parlando di una riforma del “sistema di voto pratico” che preveda l’inversione dell’opzione per gli aventi diritto. (Viviana Pansa – Inform)

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