ITALIANI ALL’ESTERO
Da “Il Tempo d’oggi”, Mar del Plata
MAR DEL PLATA – Gli immigranti sono una razza diversa dal resto, sarà perché lasciare la terra dove uno è nato dà al cuore un doloroso sentimento di costante malinconia, ma anche la carica di speranza per vivere quello che verrà.
L’Argentina è uno dei paesi del mondo che è cresciuto dalle navi. C’erano migliaia di crociere che sbarcavano a terraferma gente scaricando non soltanto bauli e valigie, ma anche i sogni di un futuro migliore e molto più prospero, in molti casi, di quello che avevano nella loro terra di origine.
Le guerre, carestie, le poche possibilità offerte nel loro luogo, contrastavano con gli annunci di questa terra fertile fino all’orizzonte, dove il lavoro era tanto e abbondavano le opportunità. Il “fare l’America” è diventato l’obiettivo di molti italiani che la guerra e la povertà “lanciarono” in diverse parti del mondo: dall’Italia arrivavano ondate di emigranti sulle navi i cui nomi fanno parte dei ricordi di quei “viaggiatori” e le loro vicende compongono gli aneddoti di migliaia di famiglie.
Dopo il viaggio e le procedure rigorose, gli italiani si trovavano con i parenti o con qualche contratto, salivano in treno a percorrere il paese, cercando una colonia agricola a Còrdoba, il nord di Santa Fe, anche più lontano nell’impenetrabile chaqueňo, le valli fertili del sud vicino alle montagne della “cordillera” o addomesticando il mare alla ricerca di una buona pesca.
Erano muratori e falegnami che hanno fatto le città, ma anche agricoltori e contadini che trasformando il solco profondo dell’aratura hanno fatto un buon raccolto.
Si sono riuniti in questo paese in cerca di riparo dei loro coetanei, formando le società di mutuo soccorso, essendo semi per la nascita di centinaia di istituzioni comuni.
Il loro pensiero e la proposta di una società più giusta ed egualitaria li ha riuniti nella domanda che è stata la culla dei sindacati dei lavoratori.
Ma anche sono stati quelli che hanno dato alla nuova patria che amavano tanto come la propria, dottori, avvocati, ingegneri… che portavano nel loro sangue la premessa di quell’immigrante: lavoro, impegno e onestà.
Cataldo Campana, un “vecchio” e ricordato dirigente della comunità italiana, nel suo “Inno agli immigranti” dice: “Immigrante, la terra che ti culla, sotto il sole di ardente chiarezza, è la patria che hai scelto un giorno, con desiderio di pace e libertà”. (Il Tempo d’oggi /Inform)