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24 marzo, Giornata mondiale della Tubercolosi: l’impegno del Cuamm prosegue nella lotta alle grandi endemie

ONG

Ogni giorno, nel mondo, oltre 4.100 persone muoiono di Tb e quasi 30.000 si ammalano, nonostante sia una malattia prevenibile e curabile

 

PADOVA – Come ogni anno, il 24 marzo ricorre la Giornata mondiale della Tubercolosi che riporta l’attenzione su una malattia così diffusa e per nulla sconfitta. 1,5 milioni sono le persone morte a causa della Tb nel mondo nel 2020; circa 10 milioni quelle malate. Il 25% di queste vive in Africa. “Investire nella Tb. Salvare vite” è l’appello dell’Organizzazione mondiale della Sanità per l’edizione del 2022 che ci invita a continuare il lavoro quotidiano, in una lotta silenziosa ma costante.

Da oltre 70 anni, infatti, come Medici con l’Africa Cuamm incontriamo malati di Tb in Africa, una malattia che continua a “togliere il respiro” nonostante sia curabile e prevenibile. Non abbiamo mai smesso di farlo, anche quando il Covid-19 ha cominciato a diffondersi nel continente, anche quando i malati non venivano in ospedale per ricevere le cure a causa dei numerosi lockdown.

«In tutti gli ospedali in cui operiamo, da Rumbek in Sud Sudan a Wolisso in Etiopia, passando per Tosamaganga in Tanzania, arrivano malati di Tubercolosi. In alcuni paesi, come l’Angola, il tasso di mortalità è di 62/100.000 abitanti – afferma Fabio Manenti, responsabile Progetti del Cuamm –. In ospedale diagnostichiamo e trattiamo la Tb, in alcuni anche con una strumentazione molto avanzata come il Genexpert che permette di determinare la presenza di Tubercolosi e l’eventuale resistenza alla rifampicina e quindi una possibile così detta Tb-MDR o tubercolosi-multidrugs resistance. Nei 4 ospedali in cui questo è possibile, abbiamo diagnosticato 22 pazienti resistenti. Sembra poco, ma in realtà è un dato molto elevato perché questi pazienti, se non diagnosticati, possono a loro volta trasmettere una tubercolosi resistente ai comuni farmaci, con alta mortalità e seri effetti collaterali per la terapia che dura 2 anni. Indispensabile poi il grande lavoro fatto con le comunità, che sta portando buoni risultati come nel caso di Uganda e Angola, per esempio».

In Uganda è vincente il lavoro di squadra, con le comunità. Una delle aree più colpite è la Karamoja, regione poverissima dove vive una popolazione seminomade e si registrano circa 6.000 casi di malati di Tb all’anno. Grazie al sostegno di AICS e FAI, il Cuamm garantisce un intervento a 360 gradi: dalle supervisioni nei villaggi più remoti alle cliniche mobili, dall’accompagnamento dei malati a prendere i farmaci nei punti di distribuzione, fino al trattamento e alla cura in ospedale. L’impegno riguarda 5 distretti, 26 contee, per una popolazione di circa 600.000 persone e coinvolge oltre 2.200 attivisti. Nel 2021, 83.566 persone sono stata screenate per la Tb, 15.991 malati sospetti sono stati inviati in ospedale per confermare la diagnosi e 1.272 persone sono state diagnosticate e trattate.

«Molte persone qui pensano che avere la Tb significhi automaticamente avere l’Aids. Questo è un mito da sfatare. Sono contento di aver avuto questa formazione e di lavorare per la mia comunità. In questo modo posso davvero aiutare la mia gente». Paul Lotyang ha 57 anni, vive a Kotido, insieme ai suoi tre figli. La moglie è morta. È stato scelto e formato dal Cuamm come attivista di comunità. Va di villaggio in villaggio e cerca di individuare i casi sospetti di Tb. Non sa leggere e non sa scrivere, ma ha imparato a indentificare i segnali della malattia e quando individua un caso, lo accompagna di persona al centro di salute e aspetta la diagnosi. È una persona chiave nel processo di contact tracing e nell’instaurare un rapporto diretto con i malati, che accompagna anche a prendere i farmaci, in modo che non smettano di curarsi.

«La comunità ha riposto molta fiducia in lui e quando qualcuno ha qualche malattia si rivolgono prima a Lotyang che li porta direttamente alla struttura sanitaria. Lotyang è rispettato e a volte viene persino chiamato “dottore”», racconta Kenneth Kuanda, staff  Cuamm in Uganda.

Significativo anche il lavoro che si sta compiendo in Angola, dove è in corso il progetto “CombaTB”, per combatte la Tb e la co-infezione Tb/Hiv in tempi di Covid-19. Il progetto mira a migliorare la diagnosi precoce, l’invio e il trattamento dei pazienti affetti da Tb e Tb/Hiv, nella provincia di Luanda, investendo nella formazione degli operatori sanitari, fornendo attrezzature di laboratorio e reagenti, supporto nella gestione dei dati e nel follow-up dei pazienti, attraverso gli operatori sanitari comunitari.  (Inform)

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