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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Cooperazione tra polizie: strumento essenziale per contrastare gli interessi internazionali delle mafie

INTERNO

Il vice Capo della Polizia Vittorio Rizzi lancia l’allarme sulle nuove frontiere di investimento e riciclaggio

ROMA – “La criminalità è come il virus: all’inizio chi poteva immaginare che da Wuhan si manifestasse poi in Italia e in seguito nel resto del mondo? Anche i fenomeni criminali seguono la stessa logica e allora bisogna imparare a cogliere i sintomi dove si manifestano per prevenire e intervenire”. Così Vittorio Rizzi, vice Capo della Polizia e coordinatore dell’Organismo permanente di monitoraggio e analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso, analizza in un intervento su Lavialibera, la rivista di Libera e Gruppo Abele, la situazione attuale in Italia, ma anche nel resto del mondo.

La vigilanza e la cooperazione sono un concetto fondamentale, spiega il prefetto, come dimostra il progetto “Interpol cooperation against ‘ndrangheta” (Ican), finanziato dal Dipartimento di pubblica sicurezza per far conoscere anche alle forze di polizia straniere l’organizzazione criminale calabrese. In seguito, l’Italia ha replicato l’organismo di monitoraggio a livello continentale grazie all’Europol, “circa dieci Stati hanno aderito all’iniziativa, abbiamo fatto tre incontri e sta funzionando bene – spiega Rizzi. Più difficile, ma comunque auspicabile, la replica con Interpol, perché associa le forze di polizia di 194 Stati.

In questo momento caratterizzato dalla pandemia, anche la criminalità si sta muovendo diversamente. “Più che all’usura, sottolinea Rizzi, bisogna guardare ad altri modi con cui la criminalità aggredisce l’economia, con volumi d’affari molto più grandi e meccanismi più complessi. Ora dispongono di fondi di investimento, cercano di rilevare enormi asset industriali, usano i non performing loans (Npl)”.

Questi ultimi sono i crediti deteriorati che difficilmente possono essere saldati. Secondo il prefetto Rizzi, “è presumibile che le organizzazioni criminali possano inserirsi nel mercato dei crediti deteriorati, ricorrendo a prestanome e società di copertura e approfittando di alcuni varchi offerti dal mercato e dalla normativa”, ad esempio inserendosi nel settore del recupero dei crediti “per conto degli investitori che li abbiano comprati dalle banche”. (Inform)

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