ITALIANI ALL’ESTERO
ROMA – Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, è stata intervistata nel corso della rubrica settimanale “Emigrazione 2.0” di Radio ABM, emittente online dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, proprio in merito alla recente pubblicazione del RIM 2020 che, trattando quest’anno nello specifico di province italiane, presenta un saggio proprio su Belluno: si tratta dell’edizione speciale per i primi quindici anni di quest’opera che monitora dal 2006 l’andamento della mobilità italiana all’estero. “Oggi abbiamo per lo più una mobilità giovanile in possesso di titoli di studio medio-alti; da gennaio a dicembre 2019 abbiamo avuto un picco di 131 mila connazionali iscritti all’Aire: di questi, un 41% ha un’età compresa tra 18-34 anni, un 24% tra 35-49 anni e un 20% è rappresentato da minori, quindi vuol dire che a partire dall’Italia sono anche nuclei familiari. Una percentuale residua di persone ha dai 65 anni in su: in quest’ultimo caso si parte anche per un ricongiungimento con i figli già all’estero”, ha spiegato Licata parlando dell’aspetto ormai strutturale dell’emigrazione italiana costituita da circa 5 milioni e mezzo di iscritti all’Aire oltre a un numero assai elevato di italo-discendenti e quindi di nuovi cittadini italiani all’estero, che hanno formalmente acquisito il diritto di cittadinanza. “Oltre ad indagare gli aspetti positivi della mobilità ne studiamo anche le fragilità – ha aggiunto Licata – tra casi di povertà e marginalità, per esempio quelle dei cittadini italiani senza fissa dimora o detenuti in carcere, perché sorpresi nel territorio ospitante in condizioni di irregolarità”.
Quindi nel RIM c’è una mobilità che non è solamente un qualcosa di legato al passato bensì al presente, perché gli italiani non hanno mai smesso di emigrare. “C’è un passato che si vorrebbe dimenticare; tuttavia dal 2006 abbiamo cercato di fare un salto culturale, ossia pensare alla mobilità in maniera diversa. Oggi la mobilità italiana è un fenomeno che prevede uno spostamento di sola andata verso l’estero, nella misura in cui chi volesse rientrare non ha la possibilità di scegliere. Il processo migratorio ‘perfetto’ è quello circolare, così da consentire a tanti giovani che hanno maturato esperienze all’estero di poterle mettere a frutto una volta rientrati in Italia”, ha spiegato Licata sottolineando come un’altra narrazione errata sia quella che ritiene l’emigrazione italiana solo come altamente qualificata. Sull’immigrazione, invece, Licata ha fatto notare come in realtà “l’Italia viva nella multiculturalità pur senza riconoscerla percependo di essere in una sorta di assedio”, che di fatto quindi è per lo più immaginario. “Non c’è Paese industrializzato paragonabile all’Italia per peculiarità nella mobilità, che vede partenze da ogni contesto territoriale, e non c’è parte del mondo che non abbia un italiano: sui 131 mila espatri del 2019 abbiamo 107 province di provenienza e ben 186 destinazioni, praticamente in tutti i continenti, con una ‘diaspora’ che continua”, ha sottolineato Licata ricordando come, in occasione della recente presentazione del RIM 2020 di fine ottobre, sia giunto non solo il messaggio da parte del Presidente della Repubblica ma ci sia stato anche l’intervento in diretta da parte del Presidente del Consiglio. In quell’occasione, proprio il Premier Giuseppe Conte ha reso omaggio non solo alla comunità italiana all’estero ma anche all’intero mondo dell’associazionismo evidenziandone il valore aggiunto. (Simone Sperduto/Inform)